lunedì 22 ottobre 2012

Imparate a vivere sul campo

È un po' che mi ritrovo ad ascoltare discorsi su quest'argomento, pertanto ho pensato: ehi, un bel modo di fare altre 20 visite guadagnando sulla pubblicità che non ho e mai ci sarà. L'argomento del contendere è l'incredibile mole di programmi televisivi che, come dire, dicono alla gente come si vive. Informo fin da qui che quanto segue non è basato su osservazioni dirette, quindi, insomma, magari dico cose false ma in fondo a voi interessa solo perdere qualche minuto.

Una volta c'era la prova del cuoco (o simile declinazione), che insegnava alle massaie di tutto il mondo italico a cucinare piatti che quasi sicuramente sapevano già fare. Aveva la funzione di ripasso, ecco. Oggi no, è un delirio. Cioè, la prova del cuoco c'è ancora, quella è una istituzione al pari del premierato, tuttavia i programmi si sono moltiplicati.

Ma non è finita qui.

Ora non ti insegnano solamente una ricetta che tu di certo non sapevi prima, ti insegnano di tutto. Per farti imparare tutto nella vita servono tanti programmi, al punto che ora c'è financo un canale televisivo dedicato espressamente ai maestri Miyagi dello sgamo quotidiano.

Ma il punto è: chi diavolo li guarda sti applausi sui maroni di programmi?

Prima di rispondere vi esorto a figurarvi per bene la scena di uno che vi applaude sui maroni.

Vi lascio più tempo perché le donne devono anche immaginare di averli.

Beh se non ci siete riusciti sappiate che è infinitamente meno piacevole che applaudire su Maroni, ma da la stessa sensazione di applaudire Maroni.

Lo so, ho provato.

No, non è vero, mai applaudirei Maroni.

Per rispondere alla domanda... tutti. Gente che riesce ad intrattenere intere conversazioni, con controversie, manco fosse tornato in auge il materialismo dialettico, su quanto riescano a comprare quelle tizie che fan la spesa con i buoni omaggio. Tonnellate di buoni omaggio. Ma io dico, che ve ne frega? Voi non avrete mai cotanti coupon per comprarvi la vostra fornitura di carta da culo a vita, perché continuate a guardare la vita che voi non avrete mai? Ovunque vada, prima o poi, parte la discussione, la narrazione. Che poi io quel canale del digitale non lo ricevo, mi sento un emarginato della società perché non ho il mio guru che mi insegna a fare la spesa.

Inoltre c'è l'altro aspetto che mi pare emerga con vigore da tal'altre trasmissioni: sono condotte da incredibili, immensi, sconsiderati pezzi di merda. Oggettivamente vedere uno che cucina o che si veste non deve essere granché appassionante dopo i primi 4000 minuti, quindi gli autori pare abbian pensato che se in tutto ciò ci sono una o più persone che trattano gli altri come se la dignità umana fosse nelle loro mani la gente si divertono (ah, che plurale liberatorio). Così si finisce nella perversione di provare piacere a vedere sconosciuti maltrattati.

Insomma la mia è solo invidia perché prima di quelle trasmissioni era questo il luogo che insegnava a tutti voi come si vive. Pertanto smettetela di guardare la vita che voi non avrete mai e iniziate a trattare male gli sconosciuti in prima persona, scoprirete che è piacevole quanto applaudire su Maroni, soprattutto se lo sconosciuto è Maroni. Sicuramente sarà più sano che godere di un male che non infliggete voi e, soprattutto, darà più valore ad ogni vostra buona azione altrimenti artificiosa ed impostata.

mercoledì 17 ottobre 2012

Ode alla minestra.

Quanto segue è dedicato ad un compagno di minestre.

La minestra è quel piatto che da piccolo ti fanno piacere così poco da minacciare un defenestramento per fartelo mangiare.
Quel piatto che fin da piccolo ti fanno pensare essere un piatto da vecchi, senza denti, che puzzano di, appunto, minestra.

Ecco, poi ci stupiamo del perché la gente crescano coglione (plurale, femminile).

Poi cresci e capisci che in fondo eri solo un bambino capriccioso che voleva la dannata pastasciutta ed è qui che la società tutta si divide, tra chi rimane quel bambino capriccioso e chi no.

La minestra è un'orgia di sapori dalla frenetica delicatezza, la minestra è una sicurezza.
La minestra ha tante declinazioni ed un'unica soddisfazione finale.
La minestra è un pasto completo per ogni stagione, scalda più di qualunque cosa in inverno ed in agosto la puoi mangiare tiepidina che in fondo è ancora buona.
La minestra è proletaria, la minestra è virile, la minestra è riflessiva.
La minestra fa bene allo spirito e al corpo e mai nessuno verrà a chiedervi di saltare da 39 Km di altezza per venderne di più.
La minestra rende più buone le persone, è un calore che si fa umano.
La minestra ti mantiene giovane, ma è una questione di maturità.
La minestra ti fa guarire quando sei malato e ti tiene arzillo in ogni altro momento della vita.
La minestra ti fa apprezzare ingredienti che separatamente non apprezzeresti (ma questo non vale molto, sfido chiunque a bersi dell'olio liscio).
La minestra ti regala a pranzo la convivialità che hai nel dopo cena quando esci a bere.
La minestra è dalla parte della pulizia del tuo colon, dunque dalla parte tua e delle tue riflessioni filosfiche.
Alla minestra mancano solo consistenti porzioni di maiale per fondare una sua religione indipendente e conquistare lo spirito del globo intero.
La minestra non ti fa rimpiangere l'assenza del maiale.
La minestra è sempre divisibile in parti uguali, è l'utopia fatta pasto.

Insomma se ai bambini si insegnasse ad esultare felici per un bel piatto di minestra in tavola (che, diciamolo, nessuno dei propri gusti in fase preadolescenziale dipende da noi, al più da quanto è divertente da mangiare, escluso il maiale, quello è buono in maniera oggettiva) questo sarebbe un mondo migliore, equo, senza più guerre e confini ma con un globo indistinto di individui multiforme che partecipano insieme alla grande esperienza collettiva che dovrebbe essere la vita ed il progresso.

John Lennon, suca.

lunedì 15 ottobre 2012

Siete tutti uguali

Dopo un po' di maxi indagini che han portato centinaia di mafiosi e collusi nelle patrie galere, dopo che negli anni '80 si era la seconda regione per numero di sequestri di persona dopo la Calabria, dopo un po' di omicidi più o meno illustri nel suo capoluogo, dopo numerosi episodi di intimidazione, sabotaggio e quant'altro nella miriade di micro paesi che coprono per intero la sua superficie, dopo una serie di sindaci, assessori, finanzieri, imprenditori e via andare finiti in carcere con accuse pesantissime, dopo un mucchio di beni confiscati (fase pigrizia per non trovare il numero esatto), pare che la regione (minuscolo) Lombardia si sia accorta che la Regione (maiuscolo) Lombardia sia stata infiltrata dall'ndrangheta, un'associazione mafiosa così oscura da avere un nome che comincia con un apostrofo. Una fortuna che ora questa oscurità sia stata spazzata via dall'assessore alla casa Zambetti, il quale ha pensato bene che, per amore della nostra illuminazione, fosse il caso di comprarsi i voti proprio dai clan, 50 euro l'uno.

Per una volta non farò una filippica su quanto si faccia finta di non vedere l'evidentissimo almeno dacché ho imparato a camminare, ma niente paura: farò la mia solita filippica. Lo spunto me lo da una serie di interviste che Radio Popolare ha fatto in qualche mercato milanese nei giorni successivi in cui chiedevano alla gente cosa ne pensavano di questo arresto per mafia. Il risultato è disarmante, dal non mi interesso di politica (come se questa fosse la politica) al sono dei ladri, come quello là in Lazio che mangiava all'evergreen sono tutti uguali. Ecco, qua mi appoggio, mi ergo sopra le tristi vite di ognuno di noi e pontifico.

Non che mi senta di difendere alcun politico e tralasciando il fatto che dal punto di vista logico è estremamente facile contraddire un'affermazione con "tutti" al suo interno, però mi da fastidio questo pensiero. Mi da fastidio perché è un pensiero povero, ecco dire sono tutti uguali è un modo di esprimere la propria povertà di pensiero. Un po' come utilizzare la parola geniale quando si intende semplicemente bello o originale esprime la propria povertà lessicale.

La teoria della relatività era geniale, i Pink Floyd sono geniali, momenti del cantautorato italiano sono geniali, le parole sono importanti.

Quelli tutti uguali siamo noi, continuamo a sputare su una classe politica che gli sputi di certo non fa nulla per non meritarseli e rimaniamo così dannatamente e fastidiosamente italiani. Si, alla fine verrà un post su quanto sia fastidiosa l'italianità. Passiamo il tempo a pensare quanto sarebbero golose e giuste quelle centinaia di milioni di euro che risparmieremmo con un taglio serio ai costi della politica, ma non vediamo che siamo in un Paese (maiuscolo, ma immeritato) con il 30% di sommerso. Traduco: una volta su 3, in media, ognuno di noi infrange delle regole che contribuiscono all'impoverimento collettivo del Paese. (non riesco a ritrovare quell'articolo di giornale che faceva due conti in merito al fatto che, se rispettassimo le regole, pagando le tasse, saremmo tipo i primi nell'universo, certo, non ricordarmi manco il giornale da cui era preso non vi aiuta).

Che poi, e qui vi credo uno sforzo di sincerità e immaginazione, se ognuno di noi avesse il potere di decidere il proprio stipendio, quanti di noi se lo ridurrebbero? Esatto, la risposta a questa domanda è il motivo per cui ritengo che il nostro parlamento rappresenti alla perfezione la popolazione.

Nel sommerso, anche nel sommerso, le mafie sguazzano e crescono. Nel sommerso vivono e nel sommerso sono intoccabili. Questo è il motivo per cui l'ndrangheta è la prima industria in Italia e, questo si, lo fanno coi soldi tuoi, con la vita tua, con la libertà tua. Con quel sommerso mettono nei posti giusti gli uomini giusti per fare i loro affari sbagliati.

Se passi le giornate a trovare metodi fantasiosi di fare il furbo, fintanto che riterrai furbo questo stile di vita, non ti sorprendere se poi nei tanto cantati palazzi del potere ci vanno certi farabutti, perché sono come noi, uguali a tutti noi.

Concluderò con delle note.
1: per i leghisti. Si, è una situazione fortemente favorita dall'immigrazione interna, ma il terreno fertile per la mafia era già qui, non ce l'han portato i calabresi. Si, si ghettizzano, ma siamo sempre la Milano che non affitta ai terroni, l'ospitalità non è di casa, l'ospitalità aiuta a non ghettizzare.
2: non c'entra nulla con tutto il resto. Non c'entra nulla il governo Monti, possiamo continuamente prendercela con il governo se le cose vanno male, però rimane un governo che è lì da meno di un anno, dopo che uno dei partiti che ora lo sostiene ha fatto scempio della cosa pubblica insieme a uno dei partiti che ora non lo sostiene (quelli verdi a cui è rivolta la nota 1). Non dimenticare come funziona il parlamento aiuta a capire come si vota.
3: anche io, come voi, adoro predicare bene e...

No, scherzavo, concludo con la considerazione che forse questa fuga dall'Italia dei giovani possa essere una manovra per tirare giù il mondo verso il nostro livello, un ventenne alla volta. Giusto perché la speranza di tirarci su...

lunedì 8 ottobre 2012

Smettere di fumare

Non fumo da 5 giorni, è stato relativamente facile. Ho deciso di smettere così, senza motivo, un mattino. Senza ultima sigaretta, senza buttare via tutto il mio tabacco. Semplicemente smettendo. Da allora ci son stati momenti difficili: intorno al pranzo, quando aspetto, quando bevo, quando non parlo e, ora, quando scrivo. Se arriverò in fondo sarà il primo post che scrivo senza accendere una sigaretta.

Non che fossi un fumatore incallito, ma sono comunque 10 anni da fumatore e quando fai una cosa per 10 anni senza pausa, in fondo, la fai solo per abitudine. Quindi ho detto basta, dopo 10 anni che vedo persone che provano a smettere, con cerotti, programmi d'aiuto, ipnosi, prostituzione, cose così. Mi son detto: proviamo a non portare più quella sigaretta alle labbra, così, con semplicità.
5 giorni, signori, ho anche eliminato il caffè perché era troppo crudele separare queste mie due dipendenze. Così i momenti difficili rimangono intorno al pranzo, quando aspetto, quando bevo, quando non parlo, quando scrivo e, ora, che la rete dell'università funziona male.
Certo, sono nervosissimo, oggi credo di aver tirato l'occhiata della morte ad una matricola perché, chessò, stava respirando. Ero abbastanza pronto a tirargli un pugno sulla gola se avesse anche aperto bocca.
Ma sto bene, quella macchia giallognola sul dito medio, in corrispondenza del punto dove tengo la sigaretta, sta addirittura cominciando a sparire.
Certo, ho le mani che letteralmente vibrano, ma per dio col violino in mano in questi giorni faccio cose come uno che sa suonare per davvero. O meglio, come uno che non sa suonare, ma lo fa al doppio della velocità di prima.
Ah si, mangio di continuo, ma mi sono imposto 50 addominali per ogni spuntino fuori programma che faccio. Sono potentissimo, spezzo le catene con la pancia.
Poi ok, non mi concentro più e con la tesi dovrei farmi venire una dannatissima idea originale per trovare il risultato originale che ci si aspetta che trovi entro 4 mesi. Però è tutta un'invenzione, non sono quei 5 cm di tabacco che bruciano, mi raschiano la gola, mi sporcano le dita ed i denti e infine spariscono nell'atmosfera a farmi concentrare. In fondo questa piccola sfida è anche un po' la sfida della mente contro la mente stessa, che si inventa una necessità che fisica non è. Basta non fare il gesto di tirare su il braccio e fumare. Basta continuare a farlo tenendo le sigarette lì, a portata di mano.

Poi i momenti difficili sono solo intorno al pranzo, quando aspetto, quando bevo, quando non parlo, quando scrivo, quando internet non funziona e, ora, quando cerco di capire perché la supersimmetria è così stronza.

In conclusione, la vita senza tabacco fa schifo, ma si sta meglio.

piesse. Questo post è tanto inutile quanto prematuro, probabilmente è il mio inconscio che mi dice di smorzare l'entusiasmo nato dal post precedente. Oppure è il mio conscio che esprime la sua felicità di scrivere tanto qualcosa quanto qualcosaltro. Soprattutto se quel qualcosa e quel qualcosaltro son inutile e prematuro.

lunedì 1 ottobre 2012

Io odio i Pink Floyd

Esatto, li odio, perché se qualcuno posta una canzone devo poi ascoltarmi tutto l'album da cui è così indebitamente estratta.
Li odio perché i live non posso solo ascoltarli e, contrariamente alle apparenze, ho anche qualcosa da fare con gli occhi se ho le orecchie occupate.
Li odio perché ho provato tante volte a fare un best of, ma veniva sempre una serie di album completi.
Li odio perché quelli che han fatto loro vengono proprio bene. E io non sopporto i best of (in generale eh), è difficile non  sopportare qualcosa di bello.
Li odio perché a Pompei han fatto la migliore versione di ognuna delle canzoni.
Li odio perché in quel live Nick Mason, in One of these days, si fa possedere dal charleston che prende vita e li odio perché Nick Mason è in ogni dannato fotogramma ed è straordinario.
Non posso sopportarli, non ce la faccio, del resto non posso ascoltarmi Interstellar Overdrive in bicletta senza avere un attacco di labirintite al minuto 8.40 e cadere. Che poi, sti bastardi want to tell me a story e io la voglio ascoltare, tante volte, assaporandola.
Li odio perché non vedo motivo per far gli splendidi visto che han una bicicletta e l'han pure prestata.
Li odio perché Ummagumma non ce la faccio a farmelo piacere, anche se ogni tanto è spettacolare e forse il migliore dei loro cd.
Per non parlare di Atom Earth Mother, che è bello sempre, con costanza, dal primo ascolto all'ultimo, con la stessa intensità di bellezza.
Li odio perché i primi 30 secondi di silenzio mi fan bestemmiare contro la batteria del lettore mp3 scarica.
Li odio perché quel basso in One of these days rendeva la sigla di Dribbling, negli anni 90, una pietra miliare della televisione italiana.
Li odio per i 23, sorprendenti, minuti di Echoes che ti rimangono dentro, dal primo SI all'ultima nota, perché ogni volta che sentirai un SI, o un sonar, o un brindisi, penserai per sempre al primo di quei 23 minuti.
Li odio perché Obscured by clouds è un'opera che se avesse fatto un qualunque altro gruppo sarebbe l'album di punta, sempre ricordato e venerato. Con loro no, maledetti, han pensato bene di farlo seguire dalla grandiosità, riducendolo a quell'album che ti ricordi poco se devi fare una lista e di cui raramente sai nominare una canzone che contiene.

Li odio perché The Dark Side of the Moon lo puoi mettere su qualunque film e lo migliora, ma sul Mago di Oz è più psichedelico.
Li odio perché più di una persona su 120, nel mondo, ha comprato quell'album e ha condiviso quella mistica esperienza.
Li odio perché Money è strepitosa, ma Time è meglio ancora e per questo la odio, lei e la sua assordante intro.
Li odio perché una volta che fai un'opera così ti aspetti la decadenza, ma han pensato bene di sbattere in faccia al mondo Wish you were here. Un album che ascolto di domenica, quando mi faccio la barba, per intero, dal momento in cui affilo il rasoio, a quello in cui faccio la schiuma, fino a che non pulisco il lavandino.
Li odio perché l'intro di Shine on you crazy diamond è dannatamente breve. Perché rendono quei 26 minuti di canzone incredibilmente veloci e mi scoccia dover schiacciare repeat.
Non sopporto Gilmor e la sua chitarra dolcissima che ti coccola nota dopo nota.
Poi arriva Animals, che ti riempie 40 minuti con note e testi che conosco poco. E io odio conoscere poco le cose belle.

Ma soprattutto, la radice ultima dell'odio, dell'insofferenza, risiede nel maledetto The Wall. Lui, che trasuda Roger Waters e la sua megalomania da genio da ogni nota. Lui e le sue prime 5 canzoni, così dannatamente perfette. Lui e il brivido che ti percorre la schiena quando Roger Waters, acuto in voce, ti urla If you want to find out what’s behind these cold eyes? You’ll just have to claw your way through this disguise. per farsi seguire da una schitarrata esplosiva, in una canzone che quando si ripresenta a fine disco è ancora più esplosiva. Li odio perché quando la suonavano c'erano aerei che cadevano in sala, fiamme, muri, un'esperienza sensoriale completa e io me la sono persa. Un'opera epica, completa, 81 minuti di lezione musicale e poetica. Ditemi ora se non è il caso di odiare un gruppo così.
Li odio perché non so dove collocare

They were all left behind,
Most of them dead,
The rest of them dying.
And that's how the High Command
Took my daddy from me.
Poi arrivano i motivi veri dell'odio, quelli che han eroso il gruppo, perché erano troppo perfetti, quelli che han portato a The Final Cut, straordinario come una cometa che colpisce la terra, indimenticabile quanto The Wall, concettuale, poetico, epico e ultimo album con Roger Waters.
And as the windshield melts
my tears evaporate
leaving only charcoal to defend.
Finally I understand
the feelings of the few
ashes and diamonds
foe and friend
we were all equal in the end.
Si, quelli successivi saranno comunque album storici, studiati e di livello altissimo, ma senza averli tutti insieme è come aver perso il grande amore. Ecco, The Final Cut mi fa male come un ultimo bacio, che sai essere l'ultimo, con la ragazza che stai lasciando (ti sta lasciando lei, lo sanno tutti). 46 minuti di bella tristezza.
Dunque si, li odio, dal primo all'ultimo, perché dall'83 ad oggi avrebbero potuto produrre insieme tanti di quei messaggi, così profondi e tecnicamente raffinati, da cambiare un po' le cose in sto mondo alla deriva.
Li odio perché di sicuro ci sarebbero altre cose, più profonde, più rappresentative da dire, ma non posso certo scrivere un poema e anche in quel caso non renderebbe giustizia.

Andate a cagare, Pink Floyd di sta fava. 


E grazie.