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lunedì 30 settembre 2013

Notturno - To the ground.

Di incapacità di scrivere, su queste pagine dico, se ne dibatte molto. L'incapacità di iniziare, l'incapacità di continuare se si perde la spinta iniziale, l'incapacità di essere la stessa persona in ogni seduta illuminata dallo schermo, affumicata dalle sigarette che dovrei accendere sul balcone, resa stanca, per lo più lenta, dal thc. Non vendono alcolici decenti in sta Nazione, ti tocca fumare e francamente non è un'esperienza così piacevole se si vuole poi imprimere qualche barlume di coerenza su uno schermo. È un mese che scrivo, è un mese che cancello tutto, un mese in cui faccio uscire la parte migliore di me in sporadici episodi non pubblici salvo poi ritrovarmi vulnerabile, senza la consueta corazza che una fila di righe piene di battute non riuscite, banalità ben vestite, un bandone rosso in cima e due grigi di lato, mi procurano solitamente. Ma forse è il momento di uscire dal vulnerabile nido e vedere se ancora questa cosa funziona, se qualcosa ancora batte, non solo sospeso in un tempo non definito, di musica nuova, musica vecchia, musica studiata in aereo. 

No, non ci sarà un tema, non questa volta, non ci sarà uno scopo e nemmeno un rabbioso urlo, ci sarà quello che potrei descrivere meglio, un vuoto, una distanza con tutto ciò che sono stato che è arrivata prepotente, un water insospettabilmente alto, dei bottoni d'emergenza sulle pareti, l'assenza di un bidet, una stanza vuota, una risposta che non arriva, altre che invece arrivano. Gli spazi curvi, lo confesso, mi angosciano, se ne stanno sornioni a godersi il complicarsi della mia formulazione. La domenica spesa a mangiare zuppa in scatola, in un montante spauracchio di un passato che credevi lontano, ma che ti risveglia a pugni nello stomaco, ti rende più forte, smarrito in una deriva senza vie d'uscita.

Il mondo comincia, lento ma con frenesia, a distribuirsi intorno a te proponendosi oscuro, tu lo guardi e continui a ruotare attorno agli stessi punti. In fondo è l'orbita che fa la differenza. Iniziai a scrivere da piccolo, molto piccolo, mi piaceva scrivere i gialli, erano modi di creare mondi immaginari in cui far morire la gente, personaggi veri in storie impossibili. Con un tempo e uno spazio reale, ma banalmente impossibili. L'adolescenza porta travaglio, si sa, porta oscurità, porta successioni di eventi che determinano con violenza la persona che non diventerai negli anni successivi. O quella che diventerai. Quindi scrivi di questo, cupo, contorto, come i diari di Sara Scazzi spiattellati in prima serata, al telegiornale nazionale. 

I telegiornali nazionali non li posso più vedere, ma penso stiano dicendo esattamente le stesse cose che han detto negli ultimi 10 anni. Sono anche abbastanza sicuro che se avessi in questo momento ricordi più precisi potrei anche aggiungerne altri 10. Tuttavia ci si sente molto vecchi quando i ricordi iniziano avere due cifre, di cui una è un due, soprattutto quando è la prima. Smettessimo per una volta di preoccuparci di uomini piccoli che gridano per aver l'attenzione della stanza. Suppongo ognuno sia in una certa misura quell'uomo piccolo piccolo, o che per lo meno lo abbia dentro da qualche parte, che si affanna a lasciare qualcosa nell'immaginario più o meno collettivo. Queste pagine mi sono sempre raccontato essere per me, ma forse mentivo, forse per qualcuno sono sempre.

La musica ha del sincopato ora, stupido youtube, ma potrei iniziare a farne un gran calderone che racchiuda 5 o 6 artisti, per vedere se so ancora contare le note.

Il tempo.

Non c'è spazio per quel tempo.

Ma una volta manco c'era il tempo, un modo lo si trova suvvia.

Uno ha commentato da qualche parte che queste pagine sono l'esempio di una generazione che crede di avere tutte le semplici soluzioni. Beh, ora credo di vivere in un posto che di semplici soluzioni ne ha applicata qualcuna e, con biblico rispetto, potrei rispondergli che facciadimerda, funziona, stanno bene, orrendamente bene. Ma forse non lo leggerà mai, diteglielo voi, tutti e 5.

Mescolando frammenti di quel che ho pensato e non scritto nell'arco di un mese è uscito questo, una volta volevo riuscire a scrivere cose che la gente capisse, per lo meno intuisse, eventi recenti han evidenziato che è l'occhio del lettore ad essere artefice dell'emozione, sebbene serva il terreno fertile fornito dallo scrittore.

Bisogna saper arrivare.

Trattieni il respiro, la musica rallenta, forse si è anche fermata. Non è un infarto, è un ciclone, di oscura, tetra, allegria. Ti striscia dentro, ti accorgi che il respiro non lo stai trattenendo, semplicemente non lo possiedi più. 

BAM

La gioia, lo smarrimento, la lontananza, il distanziarsi. Come vedete, so elencare delle parole, ma non così tante.

Ho ritrovato un paio di miei blog che negli anni ho abbandonato, è stato un rapido ritorno al tormento giovanile, ma con lo spirito zen del laureato migrante. Fra 7 giorni ho un treno da prendere, una Nazione da cambiare, poi un'altra, poi un'altra, poi casa, che non è casa e di nuovo in giro, nella felice deriva sguazzante di questi anni 10, con l'incoscienza dentro, per aumentare il peso che ci si porta dietro e la forza con cui lo si sostiene.

Uno degli scadenti post che ho ritrovato finiva così, ve lo propongo con la canzone che stavo ascoltando quando l'ho ritrovato, come quasi sempre accade ho una memoria che associa cose non correlate tra loro. Godendoci una crisi di governo senza angoscia, con la stessa rabbia, quella dell'autunno che una volta era bello definire caldo e un gran vento scandinavo che soffia tutto intorno. Creando il tempo si srotola dello spazio. Così dicono.

Un mare di parole insomma, che toglie sempre più il valore alle stesse, che annega lo stesso concetto che ballonzola nell'aria in ste stesso, nero, cupo e assolutamente sconclusionato. Come se quel nero mare lo stia sudando per esporlo alla lettura di gente che potrei non conoscere, in una raccapricciante fuoriuscita di materiale cerebrale.

Non la rileggo neanche, tanto fa schifo, ma in fondo un po' sarete anche abituati, allo schifo dico. Abbastanza abituati dall'esserne ormai quasi insesibili, ci navigate dentro, siete felici e continuate, con me, a guardare il niente.


Latta e miele.

lunedì 15 luglio 2013

La cosa fastidiosa


La cosa fastidiosa dell'uscita di Calderoli potrebbe essere che per anni abbiamo (non io, io mai, 'catroia, io mai) fatto passare simili uscite come battute, folklore, enfasi, prima di accorgerci (io, lo ribadisco, me ne ero accorto anche prima) di quanto ogni giorno permettessimo ad un partito xenofobo, razzista, anti-italiano, anti-europeo di scorrazzare amabilmente tra le nostre istituzioni.

Invece, a ben vedere, è che ancora una volta, per un'ora, una settimana, abbiamo dato visibilità ad un partito il cui pensiero ha il peso politico che hanno i rutti nel vento e che con tali emissioni di gas è stato sovente esprimersi per oltre un ventennio. Un partito che è stato il braccio armato, ma anche la mano nel culo, di una serie di governi che mai hanno fatto nulla per aiutare gli altri, ma solo per aiutare uno. Un partito che nonostante abbia il 4% controlla 3 delle maggiori regioni d'Italia proprio per quei giochini di potere appena citati. Un partito che manco ha mai saputo far contenti i propri elettori, visto che in 20 anni mai una cosa ha portato a termine come promesso. Cosa che a ben vedere, era il piano fin dal principio.

Ce ne sono molti di motivi per odiare la Lega, l'ennesima emissione dal solito sfintere non entra nemmeno nella top ten. L'esistenza di questo partito sulla scena politica nazionale, anche dopo le varie ruberie, le varie trote, le varie ampolle del diopo' credo sia il peggiore marchio che l'elettorato di questo Paese dovrà portare finché permetteremo loro di dire simili puttanate.

mercoledì 29 maggio 2013

Per quanto voi vi crediate assolti

Sarò breve (forse) e non ripeterò le decine di critiche a Grillo ed al M5S che ho maturato nel corso dei mesi. Però, in una certa misura, come lui non mi sentirei mai di assolvere l'elettorato dalle sue responsabilità: chiunque si identifichi come il responsabile del male del Paese è stato votato da noi, per questo è colpa nostra.

La distinzione la farei tra chi vota per partito preso, sull'onda della promessa che riguarda il proprio orticello, e chi invece cerca di informarsi e prova ad avere una visione d'insieme. Purtroppo è una distinzione che colpisce trasversalmente l'elettorato di ogni partito e movimento. Per come la vedo io c'è un'Italia buona, che rispetta le regole ed è disposta a rinunciare a qualche privilegio mal riposto, e un'Italia che se ne frega (e purtroppo per una serie di motivi storici e culturali questa è la maggioranza).

Inutile cercare a quale parte politica mi riferisca, non vi darò l'appoggio per fare i tifosi anche qui. C'è chi vota perché pensa che tizio salverà il Paese, c'è chi vota perché gliel'hanno detto, c'è chi vota contro un nemico, c'è chi vota perché si è accorto di alcune cose da cambiare e c'è chi vota per tenere il proprio potere. Fine. Non è questione di pensionati, dipendenti pubblici o che: è questione di voler o meno far parte di una comunità, di interessarsi o meno dei problemi altrui e saperli commisurare ai propri.

In questo senso non vedo con tanta preoccupazione il calo d'affluenza alle urne, se io volessi fare un voto di protesta andrei ad annullare la scheda, mica starei a casa. La mia personalissima speranza è che tutti quelli che per anni hanno votato senza aver avuto il minimo interesse, se non al più lo spirito dell'ultrà, nella politica si siano semplicemente risparmiati il disturbo di andare a votare a casaccio come hanno fatto fino ad ora.

Perché, lo ripeterò sempre, il 99% delle discussioni sul marciume politico si risolve in
bastava non votarlo.

Quindi ben venga anche Grillo che in un certo senso mette gli elettori davanti alle loro responsabilità.
Si scoprì così che la maggioranza silenziosa semplicemente non aveva niente da dire. (cit.)

sabato 20 aprile 2013

Gli errori e le prospettive

A cercar di capire il PD di questa settimana si fa oggettivamente fatica e, come detto nello scorso post, serve per forza aspettare il risultato finale. Il problema di un vecchio modo di fare politica, cioè IL modo di fare politica con discussioni, compromessi, accordi, tatticismi, è che abbiamo una visione in diretta di ogni movimento e, chiaramente, il malcontento sale.

Sono convinto, verbo forte e non così veritiero, che quello che la dirigenza sta facendo sia, al netto di strategismi vari, una mossa per riabilitare l'immagine di quello che rimarrà del partito. Un partito che di figuracce ne ha collezionate tante e gravi e che sta raccogliendo tutta l'imbecillità all'interno delle figure della vecchia dirigenza, la quale sta, rumorosamente in modo che sia evidente che chi rimane imbecille non sia, lasciando il campo ad una classe dirigente nuova che colpevolmente non hanno formato negli ultimi 20 anni (almeno). Sventolato lo spauracchio dell'accordo suicida con il PdL si sono ricompattati come non mai sotto il nome del solito salvatore Prodi, nome da bruciare in quanto eleggerlo così, a maggioranza assoluta, avrebbe rappresentato una forzatura che a parti invertite non vorremmo mai vedere. Quello che Bersani, che è il capro espiatorio di una lunga storia di sotterfugi, non poteva prevedere è che ci fossero così tanto traditori della linea concordata dal partito tutto. Probabilmente il piano era non passare di poco, fare un passo indietro su Prodi che così non risultava condiviso come si richiederebbe e puntare sul nome che hanno in testa dal principio e che, come al solito, non è stato detto per non esporlo al tritacarne dell'opinione pubblica.

Le dimissioni di Bersani, che comunque si sarebbe dimesso a fine mese per decadenza naturale del suo mandato, sono un'altra azione plateale fatta con l'intenzione di sottolineare questa manovra rinnovante.

Insomma, una buona cosa. Quello che non perdonerò mai, tra le altre cose, al partito è che sta bagarre han deciso di farla nel momento in cui si elegge la più alta carica dello Stato, una mancanza di rispetto per il ruolo del futuro eletto e del ruolo che i grandi elettori hanno di una bassezza che raramente si è vista. Citando il buon [c*]: nel pidí troppa gente che non aspettava che una scusa. spaccarsi per marini è come lasciarsi perché lei schiaccia il dentifricio dal mezzo. Ecco, se ho indovinato i loro scopi nelle rige sopra, farlo in un momento alto come l'elezione della prima carica dello Stato è sconfortante.

Così invece si è consumata la resa dei conti finale e ora, che piano piano si sfileranno tutti i grandi vecchi, al PD si presenta l'occasione d'oro di una svolta vera. Non per quanto riguarda la Presidenza della Repubblica, quello è IL ruolo istituzionale e con la politica ha meno a che fare di quanto si pensi. L'occasione è di poter dare al partito una nuova dirigenza, una nuova organizzazione e, auspicabilmente, un nuovo modo di fare politica, al di là del leader, che non è mai stata una parola rilevante tra le fila del PD. Un modo di cambiare la spina dorsale, lo scheletro, così che il cuore pulsante ed i muscoli del partito, che ci sono, la base, i volontari, possano finalmente fare meno fatica.

L'occasione potrebbe essere una rottura col passato apatico, col passato di incomunicabilità, di incomprensioni. L'occasione è quella di costruire ciò che, mancando da anni, è in un certo senso il motivo del declino del Paese: una forza a sinistra. La costruzione di una sinistra definita, compatta, culturale, che ritorni veramente a parlare con la popolazione, che sviluppi nuovamente quell'empatia verso gli ultimi necessaria per garantire la giustizia sociale nelle loro azioni farebbe tornare a votare compatto il famoso 30% che ha sempre votato a sinistra. Essendo una sinistra post ideologica, se riempita sapientemente di idee (che non tutte devono essere di sinistra, ma almeno facciamo che tutte le idee di sinistra le propone quel partito e non gli altri, di sinistra deve esserci il modo di metterle in pratica), raccoglierebbe l'elettorato che di sinistra non è mai stato, una parte, che il 100% non lo si può avere (e non lo si deve avere, nessuno ha mai fatto bene col 100%). Toglierebbe voti ad un partito la cui idea di politica è chiedere ogni volta ad una parte dell'elettorato cosa fare, riducendo il ruolo del parlamentare a quello di guardiano e maggiordomo senza idee o iniziativa. Soprattutto costringerebbe la destra (che non c'è mai stata, come una sinistra, noi siamo il Paese del più o meno, del pressapoco, del grossomodo) a sdoganarsi da una gestione berlusconiana della cosa pubblica, a incentrare il dibattito sulla politica e non sulle cose di poco conto (perché il problema non è Berlusconi che pensa a se stesso da 20 anni, ma che il partito di maggioranza pensa solo a lui da 20 anni). Insomma il PD ha l'occasione di togliere i contorni fumosi che ha sempre avuto e riscattare la politica del Paese tutto, ha l'occasione di farci cambiare passo, a tutti, facendo finire in colpo solo Berlusconi ed il berlusconismo.

Per altro questo farebbe di fatto scomparire il M5S, che ha sicuramente dato un bello scossone alla politica (bastava una spintarella) ma che sta culturalmente agendo in maniera dannosa. Non tutti possono fare i parlamentari, non si può chiedere a tutta la popolazione ogni volta se si vogliono prendere delle decisioni, semplicemente perché serve preparazione, serve visione d'insieme, serve dialogo con chi tuo elettore non è. Per questo fare il parlamentare è, sebbene ce ne siamo dimenticati, un grande onore, un premio verso quei cittadini si sono distinti per capacità ed attenzione per la cosa pubblica. Per questo i parlamentari non sono e non devono diventare delle scimmie cui le dichiarazioni sono proibite, che devono allinearsi al volere di un popolo della rete che, anche a pensar bene (e non è il mio caso, io stesso so di essere un esempio lampante di quanto scadente sia il popolo della rete), al più ha un visione sul proprio giardino, raramente anche su quello del vicino, ma quello del vicino gli fa antipatia.

Non farlo, a questo punto, sarebbe un colpo finale ad ogni cosa per cui in sto Paese si è combattuto, pensateci bene.

giovedì 18 aprile 2013

Perfavore Detestateci

Sapete quanto mi piaccia sparare sul PD, bersaglio facile, un po' fumoso in questi giorni, ma non per questo meno facile. Tuttavia sta volta temo che il mio bersaglio sia il secondo più facile.

No, Berlusconi e compagnia son fuori concorso.

Il popolo della rete è il mio bersaglio di oggi. Questo è l'anno italico in cui l'esperienza di socialità virtuale ha il ruolo di protagonista nel dibattito pubblico durante delle elezioni di cariche di un certo spessore. È successo col Papa ed è stato divertente (Che vi custodisca la Madonna, cit.). Poi certo, la parte complottista della rete ha rispolverato il papa nero, i templari. Quella più entusiasta ha iniziato ad usare parole come rivoluzionario, riferendosi al capo di un'istituzione che parla ancora in latino, vede le donne comme serve adoranti, si fa baluardo della discriminazione (crimine più grande, visto che la dottrina indicherebbe proprio l'opposto), copre sovente arzilli vecchietti troppo interessati a giovani ragazzini, è permeata da un livello di omertà che nemmeno nella Palermo degli anni 70 ed obbliga i fedeli a bizzarre pratiche di travestimento per diventare tali. Però ha preso un pulman, è rivoluzionario.

Ma sto divagando, non è del Papa, che è pure molto più simpatico del precedente (anche di quello prima, dittatori benedetti a parte), che vi voglio parlare. Ho osservato con divertito stupore il polverone che la presunta base del PD ha sollevato nel momento in cui ha proposto un candidato condiviso con il PdL, quando dall'altra parte c'era Rodotà. Mi son abituato con gli anni ad aspettare gli effetti delle intenzioni politiche, più che le intenzioni. Ad esempio, le intenzioni di ogni provvedimento verso l'istruzione pubblica del governo Berlusconi terzo erano ridurre gli sprechi, diminuire il potere dei baroni, migliorare la produzione scientifica. Tutte cose magnifiche, un po' come l'amore che vince sull'odio, la vita è meglio della morte e Julian Ross che senza il problema al cuore avrebbe fatto fare la panchina a Holly. Gli effetti di tali intenzioni son stati per lo più grandi difficoltà per quelle realtà che funzionavano bene, baroni che certo non si son sentiti attaccati (e infatti non han protestato) e, in sostanza, una serie di paletti sempre nuovi che han solo reso più macchinoso garantire un'istruzione. Dunque, come dicevo, gli effetti sono la cosa importante, in politica, che sia la strada per l'inferno che quella per il paradiso sono lastricate di intenzioni più o meno buone.

Dunque ho provato a dare una lettura alla manovra di Bersani di questi 2 giorni, così manifestamente suicida da lasciar tutti pieni di parole di disprezzo. Un tiro libero, smarrimento, depressione, fastidio, tessere tagliate. Sperma dei renziani in ogni dove.

E se...

Se Bersani, che ha fatto malissimo la campagna elettorale non riuscendo a vincere elezioni già vinte, che ha provato l'unica cosa sensata (l'accordo con Grillo), che ha ricevuto porte in faccia, insulti, colpe del suo partito (e si, del partito, troppo facile dire Bersani, che per dio non è come gli altri), avesse pensato a qualcosa di più articolato?

Per esempio, supponiamo di essere a 3 giorni fa. Tuonavano i giornali contro una sinistra che ci faceva perdere tempo (certo, un partito sta zitto da 1 mese, l'altro dice solo vaffanculo e cazzate costituzionali ed è colpa della sinistra se perdiamo tempo). Il PdL si poneva come compatto, pronto all'accordo, istituzionale, responsabile, rassicurante. Il M5S che perde voti ad ogni dichiarazione dei suoi, perché grossomodo la sensazione è che stiano andando peggio di quanto i critici prevedessero. Renzi che spacca le balle perché non sa fare dichiarazioni senza distruggere il suo fragile partito. Lui, Bersani, è nel mezzo, col sigaro, la birra e la consapevolezza che il suo turno ormai è passato ma che, ad oggi, ogni alternativa distruggerebbe il partito in maniera irrimediabile. Quindi che fa? Si sacrifica e salva il partito, quel che ne rimane almeno. Fa l'accordo col PdL su Marino presidente della Repubblica. Putiferio, Sel che esce, il PD che si indigna, vecchia guardia ben arroccata, elettorato che intasa il sito di Rayanair. Ma se quel voto, che a quel punto volevo dire elezione certa, evidenziasse che in fondo il PdL non è così compatto, che c'è  una responsabile voglia di dialogo pur di uscire dall'empasse, che c'è una parte di PD che rivendica un'appartenenza di sinistra, uno spirito anticasta, una riabilitazione del distruttore per eccellenza, Renzi. Se servisse solo a bruciare il candidato che vuole il nemico, facendo vedere al nemico che le forze non le ha, così da aver le mani libere e abbracciare un accordo, questo si, di governo per un presidente condiviso con coloro che si proclamano rinnovatori e che solo con un governo avrebbero la possibilità di rinnovare. Se tanto ormai lui, Bersani, è perduto (per colpe non sue per la maggior parte) e allora tanto valeva spazzare via insieme a lui i responsabili di questo fallimento.

D'altro canto perfino D'Alema è qualche giorno che si sposta verso Renzi.

Ovviamente anche questo è un discorso ipotetico, fatto prima di vedere gli effetti, un potenziale boomerang che però vuole evidenziare una cosa molto semplice: la rete ancora non è pronta ad accogliere il dibattito politico, l'attualità. O meglio, ancora non siam pronti a riconoscere dove cominci il delirio e finisca la notizia, dove ci sia una manovra politica e dove cominciamo ad abboccare come pesci senza idee proprie. Insomma Twitter non può essere, non ancora, il modo di diffondere la notizia. Non siete pronti, non lo siamo. Abbiamo fretta di smettere di ragionare e non abbiamo ancora gli automatismi che servirebbero per dare il giusto peso alle cose. In questo i telegiornali ci son caduti da tempo, i giornali pure, qua e là. Ma la partita per la partecipazione consapevole e utile del cittadino alla vita politica non deve essere necessariamente persa a colpi di hashtag.

Poi oh, teste di pirla, il pd non è un partito di sinistra da un po'. Non facciamo quelli che cascan dal pero ogni volta che fanno una cosa da partito di centro centrosinitra con qualche lieve cedimento a destra. Insomma.


martedì 16 aprile 2013

Tirare giù il muro

Il retroscena che rende questo post unico è che lo sto scrivendo su Windows, non capitava da anni, 4 per l'esattezza. Niente, volevo rompere il ghiaccio con un'informazione che stupisce prima me di voi. Stavo per scrivere che in fondo il blocco note di windows è comodo quanto un qualunque editor di testo a licenza libera, ma mi sono accorto che sta mettendo tutto quello scritto fin qui in un'unica stramaledettissima riga, una cosa tanto idiota che manco una scimmia fatta di crack e arrabbiata con l'umanità perché gli ha attaccato la sifilide progetterebbe mai. Ecco, sistemato, la frase prima non la correggo (credo manchi della punteggiatura) così percepite il disagio di dover schiacciare 2 tasti per fare una cosa ovvia.

Dunque, amorevoli lettori e lettiere di queste pagine, è un po' che non ci sentiamo seriamente, mesi direi. I tempi delle supposte son stati gratificanti per me, ma in fondo avevan il sapore delle battute di qualcosadelgenere (che per altro mi legge, lo so per certo, è successo almeno 2 volte, punto fierezza per me) su Umore Maligno nella semestrale attesa per un suo post cui ormai ci ha abituato. Beh, in proporzione almeno. La verita è che son giunto alla conclusione di quel magico ovattato mondo dell'università, sono sceso dalla mia torre d'avorio rossa con il mio pomposo pezzo di carta pronto a succhiare la linfa vitale del mondo, che per chiarezza vorrei fosse la mia ostrica e non un sudamericano scorbutico. La sensazione credo che molti di voi la capiscano, almeno quello su 3 di voi che vota il PD, ed è di totale, imbarazzante, smarrimento. Questo si è sovrapposto a qualche sigaretta di troppo scroccata qua e là che decisamente ha messo a repentaglio i miei buoni propositi di circa 7 mesi fa. Che si è sovrapposto allo deludente sviluppo di serie televisive che potevano riempirmi la giornata. Che si è sovrapposto alla mia istantanea (nel senso di ora ora) scoperta che la funzione cerca su sto coso è ctrl+t e non ctrl+f come è giusto che sia. Ancor peggio: non usa ctrl+s per salvare, ma MAIUSC+F12, cristodio. Che si sovrappone all'irritante atteggiamento di 2 partiti su tre in parlamento. Che si sovrappone all'incapacità totale del terzo partito di resistere agli scossoni artificiosi di qualche giornalista e che, non pago, permette a tali scossoni di occupare l'intero dibattito interno. Che si è sovrapposto al fastidio che mi danno i renziani con quel sorrisetto da "ve l'avevo detto che bersani perdeva", che è esattamente la misura della pochezza di un partito, quel sorrisetto da stronzi che portate in parlamento. Che si è sovrapposto a quell'ansia attanagliante che può cogliere uno che si accinge ad andarsene dall'Italia per almeno 3 anni. Che si sovrappone alla rabbia verso tutte quelle cose che mi han a calci accompagnato verso questa decisione.

Insomma, è un periodo un po' denso e si traduce, come spesso accade, in una qual certa inoperosità reiterata, sempre uguale a se stessa, che mi ha portato a non trovare più contatto virtuale con voi. Ho percepito il vostro dispiacere, il vuoto che ho lasciato dentro i vostri cuori e non me ne è fregato un cazzo. Questo ha portato a del disprezzo verso la mia bontà d'animo, un processo di antitesi verso se stessi che si è tradotto, in sintesi, in strane, molto divertenti, conversazioni che avrei voluto tradurre in sceneggiature, in poesie costruite senza la minima idea di come vadano costruite, in un romanzo breve scritto e abortito. Nel processo di sintesi il tempo mi è volato via dalle dita, la scrittura è svanita, le occasioni sono sfumate, il tempo da disocuppato si è fatto minacciosamente grande. Inquietante.

Tra l'altro volevo far un post sull'epopea del movimento 5 stelle, su come abbian fatto dimenticare ai giornalisti quel minimo di dignità che servirebbe in quel lavoro (che, perdio, se voglion fare un incontro segreto non vi dicono nulla, mica vi tengono nascosto il dove), però ho commesso l'errore di non prendere appunti mentre lo pensavo con le gambe a penzoloni sulla finestra e quando ho provato a ricostruirlo non ho raggiunto lo stesso slancio di feroce creatività che vorrei metterci.

Però vi ricordo che una riduzione di 2500 euro al mese per 163 deputati è un bel messaggio, sicuramente, però si traduce in un risparmio di circa 8 centesimi di euro l'anno per ogni italiano. Deve essere chiaro che è un messaggio, bello e a mio avviso volutamente incompleto (perché il problema non è che guadagnano tanto, bensì che a conti fatti non devono neppure pagare niente), e chi lo fa passare per ciò che salva l'Italia è un mistificatore, un venditore di fumo.

Scusate, son molto arrabbiato dall'inizio della campagna elettorale, non riesco a non sconfinare nella politica ad ogni pié sospinto. Aspetto vostri consigli.

Dunque eccomi qui di nuovo, nella speranza che qualche piccola martellata butti giù la diga che trattiene il me scrittore (il me scrivente diciamo, più appropriato), il me fisico (nel senso scientifico), il me neolaureato disoccupato dall'uscire dalla calda coperta bagnata dell'irrealtà, abbracciare nuovamente la massa di stronzi comunemente detta società civile (per il 99%) e diventare finalmente un bimbo grande.

Per lo meno tirare fino ai 50 anni e farmi eleggere presidente della repubblica e ciao bastardi.

Per altro, se aggiungete delle frasi sul blocco note di Windows e avete impostato l'accapo automatico perché senza è oggettivamente delirante, lui terrà comunque gli accapo messi in precedenza, facendoti ritrovare il testo con l'aspetto di un orrendo haiku. Ditemi voi se non è un vita di merda questa.

domenica 31 marzo 2013

Durante un lungo inverno

Se vi state consumando nell'attesa di un nuovo post, lunga ed estenuante, sappiate che è solo legato all'assenza di un governo in questo simpatico Paese.

Cioè, il governo (dimissionario) ce l'abbiamo, ma ha pensato di non fare nulla dacché quelli che lo sostenevano, che poi non lo sostenevano più, che poi gli hanno offerto un posto nelle liste elettorali, che poi han iniziato a fischiettare e scalciare terra all'indietro come spensierati cagnolini defecanti, han deciso che era il momento di votare. Certo, erano tutti a parlare di manovre urgenti, ma tutti, i vecchi e soprattutto i nuovi, han pensato che fosse più opportuno concentrarsi sulla campagna elettorale, vera urgenza per vincere le prossime.

La legislatura di transizione non serve a far manovre condivise, serve a prendere i voti condivisi. Come? Incolpando Monti, facendo finta di nulla, opponendosi a qualunque cosa, facendo leva sul più grande partito debolissimo della storia. PD.

Il peggio, al solito, siamo noi. Perché non voglio dire che ve l'avevo detto, non voglio dire che in molti l'avevano detto, ma è un fatto che io, e tanti altri, l'avevano previsto che saremmo finiti così, nel nulla, a discutere di cariche che han peso istituzionale, ma certo non politico, di assassini che difendiamo in quanto italiani e che, non paghi, quando li facciamo rientrare come eroi ci mandiamo pure il capo dello Stato a salutarli. Insomma, ci comportiamo come se profondamente preferissimo che qualche Stato più serio ci invadesse, così da non avere più la fastidiosa patata bollente nel culo della responsabilità.

Invece no, colpa nostra, solo nostra. Buona pasqua e vaffanculo.


piesse. Marzo è un brutto mese per scrivere, altrimenti avrei partecipato volentieri al concorso 3Narratori e avrei scritto anche qualcosina di più per il vostro fancazzismo. Prometto che appena vedo un'operosa fine al tunnel della disoccupazione cui mi trovo con orgoglio da qualche giorno torno ad ammorbarvi con la solita autoreferenziale spocchia che tanto tanto mi distrae dalla patetica esistenza che condividiamo tutti noi.

martedì 26 febbraio 2013

Ho fatto uno strano sogno

Un sonno profondo ed agitato, il PdL, dopo non aver mai fatto niente per il Paese e di tutto per il suo padrone, aver indagati e condannati per cose che vanno dalla corruzione al traffico internazione d'armi e aver nuovamente fatto promesse campate per aria, era di nuovo al 30%. Meno male che le elezioni sono ancora lontane qualche mese, se no sarebbe... bizzarro. Spinto da questo scenario post apocalittico che la mia malvagia mente mi ha messo davanti agli occhi mentre non ero cosciente, scrivo una lettera aperta al futuro governo e al futuro parlamento.

Caro potere esecutivo, caro potere legislativo, la situazione in cui siamo, i cui responsabili sono ben distribuiti a vario titolo, chi più ma soprattutto chi molto di più, è drammatica. Economia arrotolata e schiava di se stessa, nessuna prospettiva, istruzione mortificata ogni giorno di più, disgregazione sociale, equitalia, evasione fiscale, sistematica elusione delle regole, giustizia lenta e, non paghi, ostacolata sono solo alcuni dei problemi che da anni dobbiamo fronteggiare. Oddio fronteggiare, più che altro li subiamo inermi. So che non siamo più tanto abituati, ma quella che si propone con le elezioni che arriveranno tra qualche mese, è l'occasione per unirci tutti in un grande abbraccio, da comunità. L'occasione di portare ognuno le proprie idee e confrontarle con quelle degli altri, confrontarle veramente. L'occasione di vedere un parlamento che finalmente non vota a blocchi ogni provvedimento, ma che sa affrontare il dissenso. Mi piacerebbe vedere un parlamento che mette gli interessi degli ultimi in cima alla propria agenda, mi piacerebbe un governo che non ricatta nessuno con la fiducia, ma che discute, essendo pagato per farlo, anche mesi interi senza sosta pur di avere una legge condivisa. Perché è lo spirito di condivisione che ci manca, a noi elettori, l'empatia verso il prossimo e quale luogo migliore del Parlamento per dare il buon esempio. Mi piacerebbe, ve ne prego, che non ci fossero altri indagati in Parlamento e che, se ce ne fossero, il voto che consentirebbe alla magistratura di procedere fosse dettato da una valutazione nel merito e non dai soliti giochi di potere cui siamo abituati. Mi piacerebbe che lavoraste perché non si muoia più ogni volta che piove, perché non è una cosa da settima o ottava economia al mondo, perché piuttosto che promettere di detassare le case sarebbe meglio concentrarsi sul proteggere tali case dalla pioggia. Siamo un grande Paese, malgrado il Paese, siamo perfettamente in grado di diventare un grandissimo Paese se solo ci mettessimo a fare le persone serie e voi, caro futuro potere esecutivo e legislativo, avete questa meravigliosa occasione.

Un'altra cosa, importante, torniamo a concentrarci sulla formazione di futuri cittadini. Non è mortificando la pubblica istruzione che ci garantiremo un futuro di successo. Ricordatevi che il tempio della democrazia, dove si vota, è sempre allestito dentro una scuola pubblica, qualcosa vorrà pur dire no? Il nostro scopo non deve essere impedire ai giovani di trovare lavoro all'estero, deve essere dare l'opportunità a chi è andato via di tornare, deve essere invitare i giovani stranieri a venire da noi.

Non ho la ricetta per realizzare tutto questo (se ce l'avessi avrei provato ad essere lì con voi fra qualche mese), ma forse il punto è che non c'è una ricetta, dobbiamo smettere di cercare una formula magica. Mi son sempre abituato a pensare che quasi nessuno ha un vero talento, le persone vanno avanti spaccandosi la schiena di lavoro ed è questo che vi chiedo di fare. Questo renderà il vostro eventuale fallimento tollerabile, solo se ci metterete tutte le vostre forze perché solo in quel caso non sarete state delle sanguisughe.

E infine parlo a tutti noi, in particolare a chi voterà il Movimento 5 stelle di Grillo (perché son quelli per definizione nuovi e da nuovi si devono comportare), impariamo, vi prego impariamo, a pensare che siamo tutti dalla stessa parte, abbiamo tutti gli stessi diritti e abbiamo idee diverse. Se finalmente accettassimo quest'idea, forse, non ci troveremmo in una situazione in cui ogni osservazione, ogni dissenso, viene visto come un attacco frontale in toto, impariamo a prestare ascolto e a provare, lo ripeto, empatia per chi espone idee diverse dalle nostre. Impariamo ad ascolare le proteste, impariamo a guardare i numeri con atteggiamento critico, cerchiamo di capire (non dico riuscirci, ma provarci, come esercizio) cosa nascondono quei numeri. Impariamo a rispondere alle domande, fare domande non è da nemici del popolo, supporre le risposte prima che vengano date, specularci sopra, lo è. Non so quanti leggeranno questa lettera aperta e quasi sicuramente nessuno sarà nel potere esecutivo e legislativo eletto nelle prossime elezioni, ma se il buon esempio non dovessero riuscire a darcelo loro, diamoglielo noi. Un appunto all'elettorato di sinistra invece: bisogna smetterla di fare a gara a chi è più di sinistra, smetterla di preoccuparsi di cose tanto piccole e concentrarsi su quel senso di comunanza che è il vero cuore della sinistra. Non guardiamo più i sondaggi, exit poll, proiezioni, tutte cose che ci servono solo a far la voce più o meno grossa in discorsi da bar urlati o a sapere i risultati con qualche ora di anticipo.

Non so se mai ci riusciremo, ma provare finalmente a pensare per una volta al quadro generale prima di partire a testa bassa a sostenere od opporsi ad un provvedimento potrebbe essere ciò che veramente da la svolta al Paese. Si, il rispettare le regole, pagare le tasse ecc, è incluso nella richiesta di pensare a sto quadro generale.

Direte che sono un sognatore, ma credo sia colpa di chi non sogna.

giovedì 21 febbraio 2013

Nel segreto dell'urna...

Domani parte il silenzio elettorale. Quello vero intendo, mica quello finto che mi ero imposto tempo fa e che alla fine non ho rispettato. Vi dirò, sono contento di non averlo rispettato, non volevo davvero rispettarlo, mi ero solo imposto di non esprimere con troppa enfasi l'incredibile, radicato, viscerale, furente, biliare disgusto che mi provocate, beh, tutti voi.

Già di base siamo un Paese di gente distratta, durante le elezioni peggioriamo, tutti in curva e vaffanculo. Sono fiero di aver parlato male grossomodo di tutti (in quanto segue continuo, infatti tralascio i partiti di cui mi son già occupato) e di aver espresso, ben nascosti, apprezzamenti su talune posizioni di alcuni partiti e dunque sia chiaro che questo è un post di compiacimento. Da domenica ognuno di noi sarà chiamato a mettere una croce su un numero di liste variabile tra 1 e 3 e vi vorrei riassumere brevissimamente come funziona.

Alla camera votate una lista, che eventualmente fa parte di una coalizione. Il risultato è nazionale, quindi sulla somma totale si distribuiscono i seggi. Se uno è da solo, deve prendere almeno il 4% o non ci entra manco per le palle in parlamento. Se sei una coalizione ti serve il 10% e il singolo partito ha bisogno del 2% per entrare. Ma attenzione, c'è la norma salva casini (maiuscolo). Se in una coalizione 5 partiti non raggiungono il 2%, allora entra lo stesso il migliore degli esclusi. Questo è ciò che garantisce ad un essere insipido, l'inutilità politica fatta brizzolata, come Casini di entrare sicuramente in parlamento (se Monti raggiunge il 10%) perché gli basterà, in una coalizione a 3, prendere almeno un voto in più di Fini, anche se fossero 5 voti totali. Sia chiaro che un voto in più di Fini lo prendo anche io se il 15% dei lettori di questo blog mi votasse. No, non sono candidato, ma credo di poter battere Fini se mi candidassi oggi.

Al Senato il risultato è regionale, cioè ogni risultato, all'interno della regione, distribuisce i seggi attribuiti alla regione medesima (che variano di molto). Lo sbarramento qui è dell'8% per i singoli partiti e del 20% per le coalizioni. In questo senso tutti i voti a liste che poi non ce la fanno sono buttati, nel senso proprio che non conteranno nella distribuzione dei seggi. Si, è una legge del cazzo fatta da un leghista che, duole ammetterlo, ha saputo fare i conti meglio degli altri.

In regione, almeno qui, si vota una lista di sostegno ad un candidato presidente e si può pure esprimere una preferenza. È importante esprimere una preferenza perché, visto che almeno qui in Lombardia le preferenze si comprano dall'ndrangheta per 50 euro l'una, più preferenze libere arrivano, meno contano quelle comprate. Semplice, lineare. In questo senso non andare a votare fa il gioco dei mafiosi.

C'è stata una iniziativa di Libera, che trovate qui e sarebbe brutto riassumerla, contro la corruzione. Sono arrivate tante adesioni di gente comune e di candidati a vari organi (i quali han dovuto farsi radiografare con i metodi di Libera per vedere il loro nome lì). I candidati che hanno aderito sono più di mille, inclusi quelli in via di approvazione intendo, potete trovar l'elenco qui e sono circa distribuiti così (leggeteli anche in funzione della grandezza del partito, non ho voglia di fare le percentuali):
  • 323 del PD
  • 248 di SeL
  • 150 del m5s
  • 130 di Rivoluzione Civile
  • 60 di Fare
  • 49 della lista di Monti
  • 6 del PdL
  • 3 della Lega
  • 3 di Amnistia giustizia e libertà

Dato interessante, alle volte coerente, alle volte no. Nel bene e nel male.

Mi sarebbe piaciuto, oltre a vedere numeri più consistenti e meglio distribuiti nell'iniziativa di cui sopra, che gli elettori si fossero comportati meglio. Nel discutere intendo, troppe volte ho sentito le parole tutti, sempre, nessuno, mai che son quelle cose facilmente falsificabili che nascondono il problema, contrariamente al loro intento. Mi sarebbe piaciuto che il movimento popolare per eccellenza mediatica, il partito di Grillo insomma, fosse stato più capace di ascoltare quello che gli veniva detto, soprattutto le critiche. Invece no, ci si è solo limitati a trattare da stupidi (cosa che è sempre piacevole), da nemici del popolo o servi del potere chiunque osasse anche solo fare domande, figuriamoci come han trattato chi non era d'accordo... No, mi spiace, se questo è il cambiamento preferisco quelli di prima. Affermazione pesante, lo so, ma sono stufo di vedere l'illusione del progresso nelle persone. Loro ne sono state vittime, han creduto di esser diventate persone che approfondiscono con una profonda coscienza critica quando semplicemente stavano seguendo un diverso illusionista, non so se migliore o peggiore ma pur sempre illusionista. Abbiamo evidenza di questo problema proprio nell'atteggiamento che hanno nei confronti nel dissenso, è da ignoranti arroccarsi nelle proprie convinzioni nonostante tutto ma la ferocia è tipica di chi è pure convinto di non essere ignorante. Insomma il passo successivo a tieni il popolo ignorante per dominarlo è illudi il popolo di essere illuminato, la luce negli occhi non farà loro vedere l'ignoranza che covano. Ecco, io ho questa paura, al di là di tutto su programmi, dichiarazioni, impossibilità di governare se per ogni decisione bisogna sentire ogni iscritto al movimento (e gli altri? e chi non ha un accesso a internet?), la mia paura è verso questo tipo di cultura ed è questo tipo di cultura che voglio combattere.

Mi sarebbe piaciuto vedere una sinistra più decisa, che non si facesse trascinare in idioti discorsi pre-elettorali (di altri, mica loro, non è che Bersani comincia i comizi con "ci vogliamo alleare con Monti") su alleanze post-elettorali.

Mi sarebbe piaciuto che gli elettori del centrodestra, visto chi sono costretti a votare, avessero detto qualcosa in merito al fatto che, dopo tutti sti sfaceli che han fatto, si son tutti rimessi insieme. Anche la Meloni, La Russa e Crosetto, che se ne sono andati dal PdL, sono ancora lì con loro ed ogni voto a loro È un voto a Berlusconi. Discontinuità un cazzo. Si, l'han fatto per lo sbarramento, ma, per dio, a quale prezzo? Insomma mi sarebbe piaciuto vedere da parte del centrodestra la costruzione di un'alternativa e non di un modo di ricostruire la macchina da voti buona solo a rendere il Paese meno governabile possibile. Che poi è il motivo per cui non si capisce chi sia il candidato presidente, perché non governeranno in ogni caso, vogliono solo cercare di far sgambetti a chi è favorito. Vedete voi se è negli interessi della nazione. Con chi lo fanno? Con il partito che ha dichiarato che gli interessa solo la Lombardia. Ecco, quando Maroni ha dichiarato questo mi sarebbe piaciuto che qualcuno gli cagasse a spruzzo su quegli occhialetti di merda.

Mi sarebbe piaciuto fare meno generalizzazioni nei miei post elettorali.

Insomma, Stalin è morto, Dio pure, quindi nel segreto dell'urna vi vedo solo io, stronzi.


mercoledì 20 febbraio 2013

Djannino ungraduated

Notizia oramai quasi vecchia, ma la ripeto così: Oscar Giannino, leader e candidato presidente di Fare per Fermare il Declino, baluardo della meritocrazia e della trasparenza, cavaliere contro un mondo accademico incrostato dall'incompetenza e sostenitore del non valore legale del titolo di studio (non ho trovato modo migliore per dirlo senza rompere il ritmo), ha mentito, sia pubblicamente che sui vari curriculum vitae sparsi in giro, sui suoi titoli accademici. Da due lauree ed un master a niente... Oggi si è dimesso dalla presidenza di FpFiD, ma rimane candidato premier (che ok, non è premier, ma è per intenderci).

Sarò breve, ha fatto bene a dimettersi perché è così che si fa e non credo che si possa ritirare la candidatura in liste già presentate con firme a sostegno senza problemi legali. Ha mentito, svilendo ogni sua battaglia di trasparenza ecc ecc, mi pare ovvio che si dimetta uno così. Siamo stati abituati malissimo e la cosa sembra un gesto onorevole, ma, ve lo giuro, è un gesto naturale. Aggiungo però che voglio la garanzia che, in caso di elezione, lasci il seggio.

Voglio parlare, però, un'altra volta di voi, di noi, dell'elettorato. Si, tempistica curiosa per Zingales. Si, molto meno grave (sottolineo meno, che non è per niente... anche perché verrebbe molto per niente grave, 'na schifezza) di altri scandali e chi dice il contrario è in malafede. E si, ci sono state nella storia molte persone di successo, veri innovatori, che non si sono mai laureati e non c'è niente di male a non essere laureato (questo scolpitevelo nella mente, visto il livello di talune lauree).

Però.

Salto l'ovvio se ti metti su un piedistallo poi devi essere integerrimo.

Beh, ormai l'ho detto.

Giannino sono 20 anni che parla di economia, ha ottenuto numerosi lavori grazie al suo parlare, ottenuti con un curriculum a questo punto falso. Questo non è meritocratico. Si, supponendo che tutto ciò che dice sia giusto (e non è ovviamente vero, ma neanche un po'), il fatto che ora si sappia che non è laureato non lo rende certo meno giusto.

Ma per lui si.

Lui, che non è Leonardo, Bill Gates o Nikola Tesla, non era laureato e lui, prima di tutti, ha pensato che rendesse meno corretto il suo pensiero. In realtà lo ha fatto perché siamo noi che ragioniamo così, concentrandoci su chi parla e non su cosa si dice ed in questo lui è come noi, anzi peggio. Giannino, professando di voler togliere valore legale alla laurea, ha da 20 anni agito in maniera esattamente opposta, usando pezzi di carta inesistenti per dare peso a pensieri così meno discutibili.

Ecco, questo è il problema profondo e si, una cultura scientifica più radicata di certo lo limiterebbe.

Poveretti quelli che si sentono migliori o peggiori solo perché hanno o non hanno un titolo accademico e tu, Giannino, dipinto come grande esperto di economia liberale (per quanto non mi trovi spesso in accordo con le tue dichiarazioni è anche capitato che invece mi stupissi), sei un poveretto, per aver mentito su una cosa così inutile a fronte di una formazione generalmente apprezzata.

Di Leonardo, Bill Gates e Nikola Tesla ne nascono pochi ogni generazione, per questo ci ricordiamo i loro nomi, tutti gli altri si fanno il culo per andare avanti in maniera mediocre, detta anche la maniera normale. Ci si fa il culo per laurearsi e ce lo si fa anche se non si proseguono gli studi. Questo nobilita, il resto sono fregnacce.



Piesse già che ci sono, altro argomento. Ho visto i manifesti di Maroni per le regionali in Lombardia che dicono con noi i treni FINALMENTE in orario. Io l'ho presa come un'ammissione di pessima amministrazione per vent'anni. Vedete voi se è il caso di dargli altre possibilità. Poi se ci tengono tanto ai treni possono andare a fare i capostazione, come quell'altro prima di loro.

lunedì 18 febbraio 2013

Non siamo capaci di non essere tifosi

Altra infrazione del silenzio elettorale che mi sono imposto tempo fa e di cui ho reso partecipe solo me. L'occasione, ghiottissima, si relaziona in qualche modo sulle prossime elezioni cui siamo chiamati ed abbiamo il dovere di parteciparvi ma, come sempre su queste pagine che racchiudono la saggezza ultima dell'uomo, si pone come spunto di riflessione sull'umana condizione.

Bene, parliamo di merda.

No dai, la prossima volta magari. Per questa volta, se vogliamo proprio mantenere il ritmo dell'umorismo straripante rinchiuso (non racchiuso) in queste pagine, ci si riferisce al complemento di modo e non al complemento oggetto. Argomento ovvio e dunque per questo tirato per le lunghe che potremmo esprimere con: non siamo capaci di discutere con le persone.

Kaboom eh? Illuminazione spaventosa eh?

Beh insomma, il senso di queste pagine è perdere tempo io, divertirmi nel farlo, farne perdere a voi e, ovviamente, fare la rivoluzione. In tutto ciò, visto che io con le persone non ci parlo, vi scrivo come se vi parlassi, amiche ed amici miei, e mi piace parlare anche di cose ovvie, sia mai che salti fuori qualcosa di meno ovvio.

Ma potrei anche riprendere il filo del discorso, le redini della mia vita e la serietà che permea queste pagine.

In questi lunghi periodi di dibattiti, elettorali e non, emerge la caratteristica, non so se sia solo nostra ma temo che no, di non saper minimamente interagire tra di noi. Lo so, da che pulpito. Però è proprio questo il punto forse, si discute di un argomento, ognuno parte con le proprie convinzioni ed opinioni, le si espone in maniera più o meno ordinata (se sei del PDL o Grillo le urli) e ciò che prima di tutto il tuo interlocutore (che sei anche tu stesso, leggasi electron self-energy) pensa è: ma io sono d'accordo con questa persona? Sfumatura interessante, non si è d'accordo con l'oggetto del contendere, lo si è con chi lo dice. Ma quasi sempre non lo si è. Cioè io non lo sono quasi mai, però mi capita di sentire cose sensate da persone che non mi trovano in accordo generalmente. Da lì la grande illuminazione: anche i pirla possono dire cose sensate, anche le persone che si ammirano possono dire una pirlata e, udite udite, non c'è niente di strano. Se imparassimo  a concentrarci sul fatto che, chessò, un razzista può avere opinioni per noi ragionevoli sulla fermentazione della birra, forse faremmo anche quel passo in più verso ciò che ci manca più in profondità: la capacità di cambiare idea con serenità.

Questo mi consente di andare a bomba sulle elezioni (metto tutte delle parole chiave per attirare i gonzi a zonzo per google). Non ho mai sentito un dibattito politico che finisse con un ah si, hai ragione, è meglio come dici tu. Io dico questo, tu dici che no, io ho la maggioranza e vaffanculo (o io ho la minoranza e vaffanculo stronzo). Se la cosa avviene in un talk show la seconda parte non ha senso e con esso manco il dibattito. E non sono loro, i politici dico, incapaci, siamo noi perché abbiamo già deciso che siamo d'accordo con uno dei due o con nessuno dei due e non ci interessa vedere un'evoluzione del pensiero, bensì la prevaricazione di tale pensiero sull'altro così che, l'indomani, se ce lo ricordiamo ancora, possiamo sbatterlo in faccia a qualcuno al bar, loro ci danno quello che vogliamo. È la democrazia rappresentativa baby. In tutto ciò se ora dicessi che un partito, dicendo che  voglio il 51% e ragionare come se avessimo il 49%, sta dicendo una cosa meravigliosa che manca da questo Paesaccio da sempre, voi mi prendereste per un elettore del PD (da trent'anni, mi è stato detto che lo voto da trent'anni e che, anzi, ne faccio parte da trent'anni, diocaro) e smettereste di ragionare sulla giustezza o meno di quella frase. Ecco, sareste in errore. Come valutare il complesso dunque? Come già detto altrove, non troverete mai qualcuno che dice solo cose giuste e mi sto convincendo che se accadesse vorrebbe dire che avete perso la capacità critica, pertanto valutate serenamente ogni cosa, stando ben attenti a chi dice cose in contraddizione con precedenti dichiarazioni e azioni, e votate il fottuto partito che dice più cose giuste. Chissà che un giorno, a furia di cambiare sta forma mentis demmerda, ci troveremo dibattiti parlamentari in cui la minoranza riesce a metterci del suo ed ammettere che qualcosa di giusto viene fatto dagli avversari. Anche solo, così per caso, per dare senso quando si dice pirla ad una persona.

Che insomma, le buone opinioni sulla fermentazione della birra del razzista non lo rendono una persona migliore ma in un dibattito sulla fermentazione della birra me lo farebbero difendere a spada tratta, merda o non merda che sia.

martedì 5 febbraio 2013

Elezioni e cultura scientifica

Nelle scorse settimane, ripetendo quanto fatto in occasione delle primarie, la rivista Le Scienze ha rivolto 10 domande ai candidati alle poliche che ci saranno fra 20 giorni. Le risposte, che sono talvolta lunghe ed elaborate le trovate qui con il loro layout discutibile. Quello che segue è un riassunto non esaustivo di quello che son riuscito a leggere.

Prima ed unica considerazione qui presente degna di un vero peso ci è fornita dalle risposte non pervenute. Pare evidente, infatti, che Berlusconi, Monti e Grillo non ritengono di dover dare delle risposte sul futuro della cultura scientifica, della ricerca, dell'istruzione e di varie questioni energetico-ambientali. Monti non è abituato a rispondere alle domande dei giornalisti, Grillo, si sa, alla scienza non ci crede e, non per accanirmi, Berlusconi è di una ignoranza epocale (che non c'è niente di male, a priori, però sarebbe bene che alla guida di un Paese ci sia un gruppo di persone in cui almeno uno sappia di cosa si parla). Ebbene, questo per dire che considero, a prescindere, ognuno degli altri tre candidati, che la briga di trovar almeno qualcuno che rispondesse a delle domande nemmeno troppo impegnative se la sono presa, infinitamente più validi dei tre fin qui citati. Dunque mi sono letto le risposte di Bersani, Giannino ed Ingroia alle 5 domande che mi interessavano di più.

Parto da Ingroia, che, lo dico per trasparenza, è fin qui colui il quale si sta guadagnando il mio voto alla camera. Proprio per questa mia intenzione di voto devo dire, con la feroce lucida brillantezza che mi caratterizza, che Ingroia (o chi per lui, tutte le volte che nominerò un candidato è sempre da intendersi o chi per lui) non ha probabilmente capito cosa gli è stato chiesto, con chi stesse parlando e, non pago, di cosa stesse parlando. Una pessima figura, risposte telegrafiche, che funzionerebbero meravigliosamente in un dibattito televisivo, non su una rivista scientifica. La risposta in merito ad investimenti, meritocrazia e trasparenza per la ricerca e l'università contiene una serie di ovvietà figlie di un mondo ormai lontano e rigido su posizioni che nulla hanno a che fare con gli esempi europei migliori. Se gli si chiede come incentivare gli investimenti privati si mette a parlare di agricoltura, moda, turismo e cultura e, non so voi, non ci vedo la scienza nel filo dei suoi pensieri. Sulla sperimentazione animale incita ad un dialogo con le non meglio definite associazioni di settore che, non me ne vogliano, spesso si sono distinte per poco acume scientifico. Insomma, ogni tanto ha qualche buono spunto (e ne parliamo a breve), ma in generale ha toppato alla grandissima. Peccato.

Visto che ci piace ragionare calcisticamente, dico fin da qui che, incredibilmente, Bersani ne esce vincitore, probabilmente perché ha già l'esperienza accumulata in occasione delle primarie alle spalle. Le sue risposte son interminabili, è vero, però individuano con buona lucidità alcuni problemi esistenti e propongono, con una concretezza che pochissime volte ho visto in quel partito, delle soluzioni, discutibili quanto volete, ma almeno non sono slogan, gli slogan mi han rotto le palle. Ritiene di dover aumentare gli investimenti utilizzando i fondi provenienti da risparmi e da una riorganizzazione della spesa militare che ritengo un bel messaggio da dare, quello di rimettere la ricerca nelle priorità per il progresso. Sulla meritocrazia ha terreno facile, viste le chiacchere fatte fin qui dal precedente governo, ma promette di riportare il finanziamento ai livelli precedenti agli ultimi tagli, destinando 500 milioni al diritto allo studio (campo in cui siamo parecchio indietro), un diritto allo studio legato alla regolarità degli studi di chi ne usufruisce ed esteso agli alloggi, terreno fertile per numerosi approfittatori (per lo meno per quel che ho visto intorno a me). Le idee di Giannino non le commento perché, fin da quando calvacava i tagli del governo precedente, in crociata verso baroni mai identificati e quindi da essi nascosti, non leggo lucidamente le sue idee liberiste, pertanto non commento il suo solito discorso ritrito che fa da 4 anni. Però ho ritenuto interessante la sua idea di controllo sulle università telematiche così da evitare diplomifici.

Un Giannino che si riprende sugli incentivi per gli investimenti privati, evidenziando una buona conoscenza del problema, in particolare nel campo delle biotecnologie, e mi piace che pensi che il primo passo da fare non sia finanziario, ma normativo. Anche Bersani fornisce una buona risposta, più sulle modalità di incentivo, credito d'imposta e green economy, posizione, tra l'altro, condivisa con Ingroia.

Altro punto comune ai tre candidati è la necessità di dover fare un passo indietro in merito alla legge 40, allineandosi all'Europa, ma sottolineo che solo Ingroia parla di testamento biologico come un diritto inalienabile, Giannino punta su sollevare lo stato scaricando sul rapporto medico-paziente, Bersani non perviene.

La domanda successiva era sul contrasto all'analfabetismo scientifico, tema spesso trattato anche su queste pagine (qui, qui e qui direi). Tutti concordi sul dover agire fin dalla scuola primaria (Ingroia mi pare solo concentrarsi sulla necessità di estendere la scuola dell'obbligo fino a 18 anni, che non è la risposta giusta al problema, ma gli da l'assist per esprimere il giusto concetto che è inutile introdurre le nuove tecnologie se non ci sono soldi). Si distingue Bersani per l'idea di chiedere aiuto all'Europa, come ha fatto la Svizzera per colmare le differenze di genere, così da contrastare il fenomeno, mentre Giannino mi pare più intenzionato a puntare sui festival che, almeno per me, di certo attirano curiosità e passione. Giannino si oppone con mio sommo piacere al sensazionalismo degli ultimi anni nei confronti della scienza, puntando su incentivi ad una divulgazione scientifica di maggior spessore e serietà, così che sia veramente accessibile a tutti.

Insomma, questo è quello che ho visto, ammetto di non aver letto con increbile attenzione, consapevole del fatto che son risposte che danno ad un giornale di nicchia e dunque sicuramente pesate su questo. Ingroia mi perde un po' di punti, Bersani e Giannino ne guadagnano, gli altri tre possono morire. No dai, non morire, ma preferisco morire pur di evitare di votarli. Cosa votare ancora non lo so, rimangono le intenzioni, rimangono dei punti scuri su ogni candidato.

Una fortuna che so che mai nessun candidato riuscirebbe a soddisfare completamente un elettore, anche se il candidato fosse l'elettore stesso, se no mi sarebbe proprio impossibile votare.

E non votare è da stronzi.

lunedì 4 febbraio 2013

PDL ombardia, il grande errore politico

Buon lunedì a tutti, oggi infrango un mio voto di silenzio tacitamente fatto per motivi che magari vi spiego la prossima volta. Il motivo di tal infrazione, invece, posso dirvi essere che scrivo nella segreta speranza di essere poi smentito dai fatti, cosa che risulta difficile se si scrive a fatti compiuti.

Fra 21 giorni si vota e, per noi Lombardi, si vota doppio visto che il Celeste ci ha fatto il piacere di farsi indagare e levarsi dalle palle. Con palle si intendono le liste regionali, mentre le liste del senato appartengono a tutt'altro organo. Visto che quelli che tipicamente vincono in Lombardia han fatto una legge che dice che la vittoria in Lombardia conta 9 decimi delle vittorie italiche, la partita è tutta qui.

Questa è una frase che si ripete da mesi, ma quei pirla del PD mi sa che la stavano ripetendo perché qualcuno ha detto loro di farlo, non per sincera convinzione. Dunque, han fatto le primarie finte col ballottaggio Renzi-Bersani, il colpo politico più importante della loro storia, uno spot elettorale lungo settimane, successo vero, in Lombardia votano 400 mila persone. Nel mentre, a consiglio regionale caduto ed indagato, si faceva avanti Ambrosoli, persona splendida tra l'altro, sostenuto da ogni partito, per lui ogni partito avrebbe fatto un passo indietro (col senno di oggi, probabilmente in previsione degli eventi giudiziari successivi, oppure perché appesantiti da tutta quella nutella).

Si fanno avanti altri due candidati, bravissimi, a mio avviso entrambi più bravi, più pieni di contenuti, più concreti, che sapevano di dover guadagnare dei voti. I partiti l'accordo sul candidato Ambrosoli l'avevano già fatto, non pubblicizzarono le primarie e in pochi giorni il centrosinistra, nonostante la platea elettorale fosse più ampia grazie alla presenza di Di Stefano che ha, con ben più che col profumo, attirato la sinistra, ha perso in Lombardia 300 mila voti. Ambrosoli vince con percentuale bulgara, gli altri candidati, come ovvio nello spirito delle primarie, si mettono al lavoro per sostenerlo.

Già lì ho storto il naso ma mi son detto: vabbé, c'è tanto tempo alle elezioni, facciamo che han solo perso un'occasione irripetibile di creare un po' di partecipazione.

Alché i partiti, con Ambrosoli in testa, han iniziato a dire Eh, ma anche nello scontro Pisapia-Moratti... vedrete, la partecipazione arriverà. Dall'altro lato si alleavano tra chi vuol dare ai lombardi più soldi tra quelli che pagano e chi ha preferito passare direttamente alle mazzette, via contanti a casa, o meglio sulla prima casa. Partono con la campagna elettorale, e la mia lombardia ce l'ha più lungo, cercando di riprendere una base di elettorato che, viste le lauree albanesi, stava aprendo gli occhi dopo 20 anni. Il tutto con l'occhio alla politica nazionale, dove non possono vincere perché oggettivamente sarebbe masochismo, però vincendo in Lombardia di certo non possono far trionfare nessun altro. E i partiti della sinistra lombarda? Niente, la campagna elettorale non la fanno partire (mi riferisco ai due partiti maggiori, PD e sel, gli altri non hanno potenza mediatica, lavorano duro sul locale, sul dibattito al circolino), non la fanno partire nemmeno quando realizzano che la presenza di Rivoluzione Civile potrebbe dar loro problemi. Non se ne preoccupano che tanto lo sbarramento è all'8%, gli elettori mica voteranno loro al senato, sanno che sarebbero voti persi, siamo gli unici da votare al senato in Lombardia. Tutto vero, però tu la gente la devi portare a votare, gli astenuti li devi attirare, gli indecisi li devi convincere. Niente, passivi in nome di una campagna elettorale finalmente pacata, ma stolti nel confondere pacato con assente.

Arrivano i primi sondaggi, sorpresa: i partiti che per lo sfacelo fatto dovevano essere al 3% sono in vantaggio. Eh ma anche nello scontro Pisapia-Moratti ci davano perdenti. Uno si aspetterebbe l'inizio della campagna elettorale a questo punto, ora lo sanno che a livello regionale stanno rischiando, la politica nazionale è a rischio. Se lo sanno sono dei bastardi a non fare nulla, perché è quello che stanno facendo, gli altri appaiono, fanno parlare (male, ma che ci possono fare, sono quelli che sono) di loro, continuano a guadagnare voti. Loro no, la campagna elettorare stenta a partire, i partiti stanno ben nascosti, Ambrosoli evidenzia tutta la poca grinta che alle primarie si era intravista, confidando che per qualche motivo la partecipazione allegra intorno a Pisapia si sarebbe ricreata spontaneamente, per fluttuazione quantistica probabilmente.

I manifesti negli spazi elettorali non si possono mettere per via delle liste che han fatto ricorso, l'altra parte delle regole se ne fotte e li mette abusivamente così che, visivamente, il monopolio è assoluto. Ambrosoli è lasciato probabilmente solo, visto che è forte perché libero, il sostegno non arriva e così, con un colpo di genio dell'ecosostenibilità, inizia a girare la Lombardia in camion. Si, in camion, cristodio, in camion. Il primo comizio l'avrebbe fatto in una periferia semivuota di Pavia, per fortuna che la nebbia era tanta e han potuto annullare l'evento.

Quello del PD, in particolare del PD perché è la sua la sconfitta nelle politiche, è il più grande errore politico della sua storia di mezze vittorie, che arriva nel momento in cui non solo è favorito, ma sta anche dicendo più cose giuste del solito. Quello del PD è l'errore che consegnerà il Paese al televenditore per la quarta volta.

Quindi, nella speranza che mi leggano, darei giusto due linee politiche per le prossime settimane:
  • Ambrosoli non è Pisapia.
  • Maroni non è la Moratti.
  • La Lombardia non è (nel bene, ma soprattutto nel male) Milano.
  • Pisapia il sostegno in prima linea del partito, che ci mette la faccia anche per prendersi gli sputi, l'ha avuto.
  • Le cose nel vostro programma son cose giuste, cose belle, che fanno sognare, dirle alle persone potrebbe essere una buona idea.

Giusto perché magari l'idea che una vittoria nel passato debba per forza ripetersi vi piace, vi do un punto extra:
 
  • Ambrosoli faceva il palo mentre Pisapia rubava autoradio.

Twitter, ora aiutali tu.

venerdì 11 gennaio 2013

Santosconi vs Berluscoro

Giovedì sera c'era Zucchero sui rai2 che suonava bene. No così, per dare un'informazione in più.

Ho aspettato un po' che sfogaste tutti i vostri ormoni inceppati prima di mettermi a scrivere giusto un paio di sintetiche considerazioni su quello che, a sentire i giornali, le radio, le televisioni e le bacheche di facebook, è stato il match del secolo. C'è chi dice che ha vinto Santoro, c'è chi dice che ha vinto Berlusconi, c'è che dice mah pensavo meglio, c'è chi crede abbia vinto lo sport. Ha vinto il calcio, come al solito, perché è da tifosi di calcio che, ancora una volta, ci stiamo ponendo. Prima della trasmissione dissi, non qui ma lo dissi, che Berlusconi avrebbe avuto un calcio di rigore a favore un po' perché era una metafora a mio avviso appropriata, un po' perché così ero sicuro che avrebbero capito tutti. Invece no.

Ieri sera non c'era una gara, c'era un uomo, vecchio, privato degli amici avvicinandosi agli amici medesimi per la quarta volta (e per due volte si sono detti che basta), che aveva la prima vera occasione di fare un salto di qualità. Come? Facendo perdere la pazienza ai presenti, facendosi fischiare, insomma portando a buon fine la provocazione che da mesi preparava. Così sarebbe stato la vittima, scesa nella tana del lupo pur di farsi baluardo della pluralità dell'informazione e sbranato dai ricconi col rolex cattivi che vogliono solo fare ascoltatori in più. Poteva solo puntare su questo perché non ha, ma questo è da anni che non ce l'ha (12 anni pieni), nulla da dire alla gente.

Nulla.

Se l'Italia va male è colpa dei giudici comunisti, per questo per salvare l'economia bisogna riformare la giustizia e, per esempio, depenalizzare il falso in bilancio. Se ho fatto male in Europa è per un complotto internazionale e per Tremonti bastardo (come se questo, tra l'altro, lo assolvesse).

Lo stesso vittimismo di sempre, la stessa visione ostentatamente paranoica di sempre, la stessa mordacchia subdola all'utilizzo della parola libertà, lo stesso machismo. Ha giusto aggiunto un timido tentativo di instillar compassione ripetendo di continuo che è un nonno.

Santoro, che, sia chiaro, non apprezzo particolarmente, questo lo sapeva e forte della vittoria già incassata, ovvero il fatto di averlo lì attirando attenzione verso un programma che ha subito molto la crisi della politica, ha tenuto sempre basso il tono di voce e del discorso, lasciandolo cuocere nel suo brodo di parole ormai vuote.

In questo clima vi ricordo qualche dettaglio che vi siete dimenticati per quanto è successo dopo (non dico altro perché chi lo dice sa di esserlo):
  • Per almeno la seconda volta di fila Berlusconi ha ammesso che, contando il sommerso, saremmo fortissimi a livello economico e, badate bene, non ha detto che vuole combattere il sommerso, bensì che vuole combattere il sistema che sottostima tale indicatore.
  • L'unico vittimismo nuovo, il complotto internazionale contro di lui (non contro l'Italia, contro di lui), è stato argomento di ogni suo discorso nell'ultimo mese e si fondava sulle sue prove (si si, prove) che la banca di Stato tedesca aveva architettato tutto. Dopo un mese finalmente qualcuno ha controllato, nell'istante prima di essere smascherato ha finto un lapsus, durato almeno un mese. Meno male, sarebbe stato terribile avere al governo un uomo che lancia accuse simili, tanto più se sono anche infondate.
  • Si è attribuito la paternità della legge sulla confisca dei beni mafiosi, in fondo il trentennale dall'assassinio di Pio La Torre (comunista, magari è per quello), ideatore insieme a Rognoni della legge medesima del 1982, era solo l'anno scorso.
  • Monti era partito bene, si è montato la testa ed è diventato di sinistra, supportato dalla CGIL, dalla FIOM e da chissà chi altro. Lo so io chi altro, da lui, il principale sostenitore di Monti, ma anche quello che l'ha fatto cadere, ma anche quello che gli ha offerto due giorni dopo un posto nelle sue liste.
  • Avrebbe potuto fare degli ospedali per bambini nel mondo ma ha preferito tornare per la sesta volta in parlamento, per un posto che non vuole e che non ha alcun potere, tutte parole sue.
  • L'intervento di Travaglio, dopo la lista di mascalzoni che Berlusconi ha avuto intorno (lista vera, anche se Travaglio è un diffamatore professionista la lista rimane vera), si è concluso con il ragionamento migliore che ogni elettore indeciso dovrebbe fare.

Poi Berlusconi si è messo a leggere una pagina di Wikipedia, per sua ammissione, e Santoro non ha retto, cadendo a mezzora dal traguardo. Ecco, i vostri ricordi riprendono grossomodo da qui, forse avete anche notato che Berlusconi fa per dare la mano e, fallendo, prova ad abbracciare Santoro, felice dell'obbiettivo raggiunto. Se non l'avete notato i vostri ricordi partono quando il candidato presidente si è messo a pulire la sedia prima di sedersi. Che classe.

Ecco, se non mi sono sbagliato nella mia valutazione della memoria collettiva direi che le elezioni sono ancora aperte, altrimenti sono quelle di un mese fa in cui il PD corre solo e che solo il PD può perdere. Il giorno dopo, a giudicare l'umore popolare, l'argomento si è già spostato su Moggi candidato in Piemonte, dove tra l'altro vincerà perché lo voteranno gli Juventini complottisti (se cambiate i soggetti funzionerebbe comunque, è il tifo il problema). Meno male che domenica, e il campionato con lei, è vicina.

martedì 8 gennaio 2013

Settantacinquepercento

A testimonianza del fatto che i Maya avevano ragione, ché il mondo è finito e siamo già alle repliche, ieri notte il pdl e la lega han trovato un accordo e, con un vento di avvenire rivoluzionario, si presenteranno insieme alle prossime elezioni. Questo lo sapevo già mesi fa, tipo da quando era uscito il caso di Renzo Bossi che si faceva pagare dai soldi miei le lauree albanesi. O le figurine. Quello che non sapevo, e che non so (come chiunque altro), sono i termini dell'accordo, quindi proviamo a fare un filo di ordine.

L'accordo, da quanto ho capito, prevede che se Berlusconi vince, cosa di cui è fiducioso perché quel 40% (!!!) che l'ha sempre votato è facile da convincere (poi i coglioni erano gli altri no?), la lega, che nel mentre avrà vinto la presidenza della regione Lombardia con Maroni, potrà tenere sul territorio lombardo il 75% delle tasse che i Lombardi pagano. Poi la macroregione, che forse si sono rassegnati a definire Padania solo il loro giornaletto. Poi Tremonti, che la lega di governo ha sempre criticato come ministro.

Un accordone, con grandi promesse per due partiti che mai sono stati alla guida del Paese e della Lombardia negli ultimi 19 anni. 

Nessuno che abbia in mente un minimo di economia nazionale direbbe mai con serietà che il 75% delle tasse della regione più ricca possa rimanere alla regione medesima.

Mio nonno diceva sempre che la quinta volta è quella buona, in fondo.

Non è vero.

Non lo diceva mio nonno, non credo non l'abbia mai detto nessuno nella vita, ma soprattutto non è vero che l'accordo è quello. Perché se fosse questo l'accordo, Berlusconi avrebbe semplicemente concesso la possibile presidenza della regione Lombardia in quanto niente, ad oggi, può far pensare che due partitini distrutti dalle loro azioni, che han perso pezzi in altri partiti e in varie celle di San Vittore, possano arrivare al, chessò, 20%. Berlusconi è una persona che, avrete capito, non è che proprio stimo, ma non lo ritengo un pirla, un ignorante si, ma non un pirla. Quindi direi che ha fatto questo con cognizione di causa. La domanda ora potrebbe essere: quindi cosa ci guadagna?

Ci guadagna la possibilità di destabilizzare il futuro equilibrio del Senato (grazie alla leggina che han fatto loro poi), una manovra eversiva, se vogliamo. La manovra che, nelle intenzioni e nel cammino, vuole porlo ancora in una posizione di ricatto nei confronti dell'Italia tutta. La domanda allora potrebbe essere: perché mai un interdetto ai pubblici uffici (in primo grado, ma pur sempre interdetto) potrebbe mai volersi porre in tale posizione?

Insomma, siete di quelli che non votano perché non cambia niente? Ecco, andate a votare lo stesso, è non votando (o votando sta gentaglia) che non cambia niente, l'unico modo di salvarci da sti cialtroni fautori dell'accanimento (quello vero) terapeutico nel confronto della carcassa che per anni hanno spolpato è mandarli sotto il maledetto 4%. Certo è che con una bassa affluenza questo meraviglioso risultato è impossibile, quindi vota e fai votare, poi fate quello che volete, ma andateci a votare. Son pur sempre una coalizione che in passato ha fatto eleggere persone che si erano comprati i voti: se votano poche persone quei voti comprati basteranno a farsi eleggere, in caso contrario no.

Berlusconi è laureato di giurisprudenza e guardate come è messo giuridicamente, come pensate che sarebbe come ministro dell'economia?

martedì 18 dicembre 2012

La ferita nel Paese

Oh. È tornato! Cioè, per non dare torto a questo blog non si candiderà mai e poi mai (si sa che i politici ci tengono a non pestare i piedi ai poteri veramente forti di questo universo) però di certo in questi giorni ha ritrovato il modo di dar sfogo al suo egocentrismo come ai bei tempi. Un paio di interviste (sta sera credo sia da Vespa) di quelle che piacciono a lui: silenziose e gaudenti come solo quella fine penna critica di Barbara D'Urso sa essere. Vorrei giusto fare una breve riflessione, posto che questo non cambia.

Quello che mi è saltato all'occhio, come a tutti, è la nuova vecchia promessa di voler togliere la tassa sulla prima casa, che 6 anni e mezzo fa si chiamava ICI e ora si chiama IMU. Stesse parole, stessa illusione di allora, scelta dei tempi diversa ma non meno perfetta. Però bisogna guardare un po' fuori dalla finestra, temo. Tolse l'ICI, vero, figata, meno tasse per tutti, per lo meno tutti quelli che possedevano una casa. E i soldi dell'ICI dove li hanno presi i Comuni? Da tutti i cittadini, ovviamente, un po' tagli, un po' risparmi (ma si sa che questi non sono azioni che ci vengono così spontanee), ma l'arrosto comunque a qualcuno lo devi prendere. Una manovra che ha messo in ginocchio i comuni e che ha portato alla necessità di introdurre la nuova tassa, che ora si chiama IMU.

Ma chi l'ha messa l'IMU? Monti e i tecnici.
Vero, ma tutti sanno o dovrebbero sapere che il governo, detto anche potere esecutivo, ha il solo compito di gestire l'ordine, i militari ed i servizi pubblici, le leggi le fa il parlamento, che c'ha il potere legislativo. Il Governo può fare una legge a forza, detto decreto legge, ma se non viene confermato dal Parlamento questo decade. Dunque è lì il problema del governo tecnico: il Parlamento è lo stesso. La storia, ma speriamo di no, un giorno si ricorderà di questo Parlamento e credo che l'unica cosa degna di memoria sia che è un Parlamento che ha votato che una minorenne marocchina che faceva spogliarelli per pagarsi l'estetista, attività che probabilmente serviva poi a finanziare la retta alla Bocconi, fosse la nipote di un dittatore egiziano.
Ma torniamo all'IMU, chi è che ha il partito più ampio (per altro aveva la maggioranza più ampia della storia ma è comunque riuscito a non governare) e dunque tutto il potere di cambiare le cose prima che queste accadano? Lui, Silvio, proprio lui. Ma allora com'è possibile che un uomo che da sempre gestisce il suo partito come gestisce i suoi camerieri abbia votato si ad una legge per promettere dopo qualche mese che la toglierà. Perché non l'ha tolta prima?

L'idea che le leggi si possano fare e disfare a seconda degli umori propri o delle paure popolari e che il parlamento in tutto ciò sia lo spettatore inerte alle sceneggiate di chi governa è la vera ferita profonda che ha lasciato Berlusconi a tutti noi. Per questo vivo nella speranza che Benigni faccia altre serate a leggere gli articoli della Costituzione che vadano oltre ai primi 12, fondamentali, giusto perché a quanto pare a scuola non si insegna più, io l'avevo studiata un pochetto, ma mi sa che le ore di religione cattolica sono più importanti. Sono disposto a sopportare quelli che si lamentano il giorno dopo ché mezzora di battute su Berlusconi su 2 ore e mezza hanno stancato (trovate un articolo con la stessa proporzione nella cronaca), o si lamentano che Benigni guadagni dei soldi per fare il suo lavoro, o si lamentano che Benigni guadagni troppo per fare il suo lavoro (ricordatevi che purtroppo la tv pubblica è un'azienda e ragiona da azienda, quindi se fa una cosa così è per guadagnare, la fortuna è che se lei guadagna guadagnamo tutti, se poi nel farlo ci ricorda una cosa così importante direi che ci guadagnamo di più) o che si lamentano che la gente si ricordi della Costituzione solo il giorno che la legge Benigni in tv (giusto, fastidioso, facciamo che non la leggiamo mai più). Poi ci son altre categorie che mi infastidiscono e che son disposto a sopportare il giorno dopo (tanto domani ve lo scordate) pur di ricordare a qualcuno perché è importante votare e soprattutto che cosa si vota con quel segno sulla scheda.

Insomma, ci vorrà tanto a smaltire il veleno di questi 20 anni, cerchiamo di affrontarlo con una certa consapevolezza almeno.