mercoledì 15 aprile 2015
Lettera aperta a Fabio Tortosa
martedì 16 aprile 2013
Tirare giù il muro
lunedì 18 febbraio 2013
Non siamo capaci di non essere tifosi
Bene, parliamo di merda.
No dai, la prossima volta magari. Per questa volta, se vogliamo proprio mantenere il ritmo dell'umorismo straripante rinchiuso (non racchiuso) in queste pagine, ci si riferisce al complemento di modo e non al complemento oggetto. Argomento ovvio e dunque per questo tirato per le lunghe che potremmo esprimere con: non siamo capaci di discutere con le persone.
Kaboom eh? Illuminazione spaventosa eh?
Beh insomma, il senso di queste pagine è perdere tempo io, divertirmi nel farlo, farne perdere a voi e, ovviamente, fare la rivoluzione. In tutto ciò, visto che io con le persone non ci parlo, vi scrivo come se vi parlassi, amiche ed amici miei, e mi piace parlare anche di cose ovvie, sia mai che salti fuori qualcosa di meno ovvio.
Ma potrei anche riprendere il filo del discorso, le redini della mia vita e la serietà che permea queste pagine.
In questi lunghi periodi di dibattiti, elettorali e non, emerge la caratteristica, non so se sia solo nostra ma temo che no, di non saper minimamente interagire tra di noi. Lo so, da che pulpito. Però è proprio questo il punto forse, si discute di un argomento, ognuno parte con le proprie convinzioni ed opinioni, le si espone in maniera più o meno ordinata (se sei del PDL o Grillo le urli) e ciò che prima di tutto il tuo interlocutore (che sei anche tu stesso, leggasi electron self-energy) pensa è: ma io sono d'accordo con questa persona? Sfumatura interessante, non si è d'accordo con l'oggetto del contendere, lo si è con chi lo dice. Ma quasi sempre non lo si è. Cioè io non lo sono quasi mai, però mi capita di sentire cose sensate da persone che non mi trovano in accordo generalmente. Da lì la grande illuminazione: anche i pirla possono dire cose sensate, anche le persone che si ammirano possono dire una pirlata e, udite udite, non c'è niente di strano. Se imparassimo a concentrarci sul fatto che, chessò, un razzista può avere opinioni per noi ragionevoli sulla fermentazione della birra, forse faremmo anche quel passo in più verso ciò che ci manca più in profondità: la capacità di cambiare idea con serenità.
Questo mi consente di andare a bomba sulle elezioni (metto tutte delle parole chiave per attirare i gonzi a zonzo per google). Non ho mai sentito un dibattito politico che finisse con un ah si, hai ragione, è meglio come dici tu. Io dico questo, tu dici che no, io ho la maggioranza e vaffanculo (o io ho la minoranza e vaffanculo stronzo). Se la cosa avviene in un talk show la seconda parte non ha senso e con esso manco il dibattito. E non sono loro, i politici dico, incapaci, siamo noi perché abbiamo già deciso che siamo d'accordo con uno dei due o con nessuno dei due e non ci interessa vedere un'evoluzione del pensiero, bensì la prevaricazione di tale pensiero sull'altro così che, l'indomani, se ce lo ricordiamo ancora, possiamo sbatterlo in faccia a qualcuno al bar, loro ci danno quello che vogliamo. È la democrazia rappresentativa baby. In tutto ciò se ora dicessi che un partito, dicendo che voglio il 51% e ragionare come se avessimo il 49%, sta dicendo una cosa meravigliosa che manca da questo Paesaccio da sempre, voi mi prendereste per un elettore del PD (da trent'anni, mi è stato detto che lo voto da trent'anni e che, anzi, ne faccio parte da trent'anni, diocaro) e smettereste di ragionare sulla giustezza o meno di quella frase. Ecco, sareste in errore. Come valutare il complesso dunque? Come già detto altrove, non troverete mai qualcuno che dice solo cose giuste e mi sto convincendo che se accadesse vorrebbe dire che avete perso la capacità critica, pertanto valutate serenamente ogni cosa, stando ben attenti a chi dice cose in contraddizione con precedenti dichiarazioni e azioni, e votate il fottuto partito che dice più cose giuste. Chissà che un giorno, a furia di cambiare sta forma mentis demmerda, ci troveremo dibattiti parlamentari in cui la minoranza riesce a metterci del suo ed ammettere che qualcosa di giusto viene fatto dagli avversari. Anche solo, così per caso, per dare senso quando si dice pirla ad una persona.
Che insomma, le buone opinioni sulla fermentazione della birra del razzista non lo rendono una persona migliore ma in un dibattito sulla fermentazione della birra me lo farebbero difendere a spada tratta, merda o non merda che sia.
martedì 25 settembre 2012
'A Renata!!
Ebbene, lasciando perdere che una settimana fa diceva il contrario e non ci credo manco se le vedo dentro quella testa da burina che ha aspettato fino ad oggi per vedere le falsità. Ha aspettato fino ad oggi perché ci sono delle prove tangibili, le fatture. Ebbene, Renata, questa storia non nasce da una faida interna a quell'accozzaglia di politicucci che chiamate PdL, questa storia nasce perché vi siete rubati i soldi per fare le festicciole travestiti da Ulisse. E non ti stai dimettendo perché l'hai scoperto e sei indignata, ti stai dimettendo perché l'opinione pubblica ne è venuta a conoscenza, tu lo sapevi benissimo. L'hai pure ammesso, visto che da domani dirò quello che ho visto. Non ne esci pulita, ne esci con le ossa rotte, tutto il partito ne esce con le ossa rotte. Se non fosse che i vermi di ossa non ne hanno. Nemmanco le ostriche, che esistevano, questo si, ben prima che arrivaste voi dilettanti.
Le procure non indagano sulle faide di partito. Le faide di partito non sono un reato (voglio dire, a meno che il partito non si chiami, chessò, 'ndrangheta, in quel caso si che lo sono, ma sto divagando).
La faida di partito è il motivo per cui in quel consiglio non ci dovevate nemmanco essere, che la lista alle elezioni non l'avevate presentata per cancellarvi i nomi di nascosto nei corridoi. C'eravate perché i vostri amichetti più illustri, che sempre a Roma stanno, vi han fatto la deroga ad partitum per fregarsene delle regole della democrazia. Immagino sia il rischio di avere come partito di maggioranza una serie di teste vuote e dita sul pulsante della fiducia parlamentare per salvare il loro capetto coi suoi amici da problemi che interessano solo lui.
Insomma... Ridatece Marrazzo, che almeno lui i trans non li pagava con i soldi della Regione.
venerdì 30 dicembre 2011
Sono tra noi e moriremo tutti
piesse. Approposito di libertà, mi è attualmente impossibile pubblicare da Chromium su questo blog dando una struttura coerente al testo. Su Firefox invece pare che un senso lo si possa trovare. Idee?
domenica 10 ottobre 2010
L'odore della morte
Il fatto di cronaca che in questi giorni riempie le menti delle persone e i titoli dei giornali è senza dubbio l'omicidio di Avetrana. Il bel paese è stato negli ultimi anni teatro di efferate espressioni dell'animo umano ma questa bestialità ha forse più di tutte colpito l'animo della gente. Una giovane, bella, ragazzina quindicenne viene uccisa dal proprio zio perché non gli voleva concedere il suo corpo e, dopo il violento trapasso per soffocamento, viene violentata, come un pezzo di carne. Un pezzo di carne ancora caldo ormai orbo dei suoi sogni e aspirazioni.
Un terribile omicidio, forse il peggiore degli ultimi anni, che ha colpito la gente comune, estranea alla faccenda, scatenando nell'animo umano ciò che è proprio del disgusto nei confronti dell'animo umano stesso. Inutile dilungarsi su come i mezzi di informazione abbiano agito come se volessero uccidere e stuprare nuovamente la povera Sara, mettendo in piazza i suoi pensieri, tra l'altro comunissimi, che sotto la luce dei riflettori ne uscivano cupi, contorti, misteriosi, come se ogni giornalista non avesse mai avuto 15 anni.
Quello che invece sconvolge è la reazione della gente comune all'azione di quell'animale rabbioso di suo zio. La gente lo vuole morto, quella stessa gente che magari si indigna per la pena di morte o la lapidazione nei paesi islamici, vuole che un uomo già consegnato alla giustizia per un'azione atroce che va fuori dalla definizione di "umana" muoia. Ma non si limita a questo, desidera anche che la sua morte sia lenta, dolorosa, sadica, vuole che "tagliategli una palla co le cesoie...poi il cazzo con le forbici dentate...dopodichè estraetegli la seconda palla con le mani,strappatejela,fatejela masticare mentre viene sodomizzato... fatto questo potete pure sparaje in testa." e vuole che questo venga fatto davanti a tutti così che loro possano vederlo.
Vogliono poter assaporare ogni istante dello spegnimento di una vita, come se volessero avere le loro mani intorno al suo collo, a premere poco sotto la trachea. Per sentire tutte quelle piccole ossicina rompersi come quando schiacci per sbaglio un pacco di grissini, osservare i suoi occhi girarsi, i capillari esplodere, il respiro spegnersi, il suo corpo raffreddarsi. Vogliono sentire l'odore del suo sangue, riconducibile al sapore che hanno le monete. Sentire l'odore della merda che fuoriesce senza controllo da un corpo che perde i sensi. Ed essere lì quando gli arti si irrigidiscono, quando l'ultimo respiro porta alle loro sadiche narici l'odore della morte, misto tra sangue merda e odio.
E a questo punto, forse, si chiederanno cosa li rende migliori di quel mostro e non troveranno risposta. Perché la vendetta non da levatura morale, soddisfa solo il loro desiderio di sentirsi vivi, di sentire emozioni, di sentire il loro battito cardiaco accelerato, di sentire l'odore di sangue e merda. L'odore della morte.
Esiste un confine, passato il quale l'uomo conferma di essere la peggiore delle bestie, che uccide per il proprio divertimento, per la propria soddisfazione e tutte queste persone l'hanno superato, senza risentirsene. Un confine superato sulla spinta dell'orrore nei confronti di un gesto difficile solo da immaginare. Ma la verità è che queste persone non hanno difficoltà ad immaginarlo, è parte di loro, ne traggono anzi piacere, sollievo.
Col tempo si è persa la concezione di cosa possa voler dire privare una persona della vita ed essere lì nel momento in cui si spegne. Colpa della televisione, dei film? Forse. Ma non è altro che un disseppellire un istinto primordiale insito nel solo animo umano, riassumibile nel sentirsi meglio se si può fa star peggio qualcun altro.
La morte in queste occasioni pare entrare nella mente delle masse non più solo come a beautiful friend che ti libera dai mali che il mondo ti ha fatto e che potrebbe farti, dandoti quel sollievo, nello spirito, tipico dell'assenza di dolore, reale o potenziale. La morte diventa uno strumento da utilizzare contro persone che non si conoscono, intrisa di un bestiale sadismo, un desiderio di sentire l'inizio della putrefazione, del rumore di un'anima che svanisce. Tutti aspirano ad una morte indolore, un dolore che può essere interpretato anche come nel non poter realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni, e si scontrano contro una realtà in cui avvengono queste morti di insensata violenza. Quando le persone si piegano a questa insensata violenza e anzi la arricchiscono con le loro perversioni smettono di essere persone, diventano sadici mietitrici senz'anima.
Lo zio di Sara Scazzi passerà il resto della sua vita in compagnia di se stesso, chi non riesce a capire la durezza e la giusta crudeltà di questa pena non è umano, è una bestia infernale, senza coscienza del mondo, della vita e della morte.
P.s. Su facebook esistono innumerevoli link su quanto ho raccontato. Nei commenti sottostanti ci sono volti e nomi. Tutte persone da cui stare alla larga, per la propria incolumità.
In questo video son lette dal computer alcune frasi a cui faccio riferimento, associandole all'immagine del profilo di facebook di queste persone, senza alcuna modifica.
lunedì 13 settembre 2010
Sinistri
In questa meravigliosa fredda estate c'è il presidente della Camera che ha mostrato alla sinistra, quella finta e quella incapace, che per far cadere il nostro sempre giovane nonpremier, il nostro Presidente del Consiglio, non serviva far chissà quali manovre, non serviva spostare l'opinione pubblica tutta, non serviva quello che avevano fatto per anni.
Quello che serviva era semplicemente incominciare a fare quello che la terza carica dello stato non aveva fatto per 14 anni, il politico. Stupore e sorpresa tra le fila dei politicanti, il santo graal della politica italiana non era null'altro che la volontà di mettersi a discutere. Perché questo il buon Silvio non lo può mica tollerare, non lo può reggere, non ha potuto reggerlo, ne è rimasto ferito, sanguinante come ai tempi in cui piovevano duomi, senza parole.
E lì è cominciato il circo politicante italiano, oramai famoso in tutto il mondo per quanto nulla riesca a contenere. Da una parte la lega che ripeteva a rutti "elezioni subito" (che è molto più difficile di wyoming, da dire a rutti dico), dall'altra i giornali fininvest che si divertono a fare i magistrati, cosa che evidentemente gli riesce bene solo con accuse di omosessualità perché Fini è ancora lì, un po' più in là Renzo Bossi ma solo perché si era perso guardando il suo luminosissimo Ipad, là dov'erano rimasti c'erano ancora i dirigenti del piddì, noti fan della meccanica quantistica, han pensato bene di non farsi osservare, da lasciarci per lo meno il dubbio. Non ha funzionato, per esempio non ho più dubbi sulla loro inettitudine.
Che poi uno ci prova anche a dar loro fiducia, poi arriva uno schifani qualunque fischiato a un dibattito e loro? Esprimono solidarietà. Ma porca alla merda, una quindicina di persone lo fischiano e voi fate ammenda? Di che? Siete arrivati anche voi a considerare il dissenso squadrismo? Poi, voglio dire, Schifani, una persona che dovrebbe passar le giornate a chiedere scusa e a ringraziare l'onnipotente.
Che in realtà il vero motivo per cui ho scritto proprio oggi è che ieri era giornata di grandi comizi. Ho avuto il piacere di vedere quello della nostra quarta carica dello stato. I primi 15 minuti erano una proiezione del suo ego sotto forma di machismo, battute neanche tutte scadenti, certo quell'episodio di pissing in faccia al ministro Meloni è stato un po' troppo d'avanguardia però in fondo il pubblico lo bisogna educare, alle innovazioni. Il buon nonpremier si è fatto fare qualche domanda dai giovani ex finiani, quasi a sottolineare che, nella separazione, i figli se lì è tenuti lui. Se ognuno di noi fosse sincero ed onesto ammetterebbe che non una delle parole che ha proferito in tale sede abbia un peso politico superiore a quello dell'anima di Schifani, ma il fatto sconcertante è che un discorso che è durato una buona manciata di quarti d'ora ad un orario in cui magari la gente non guardano il tg la7 è finito sui giornali, tutti i giornali, solo, e lo dico con lo sconforto e la voglia di emigrare nel cuore, per quella frase sul milan e gli arbitri di sinistra. Ora, nello stesso discorso ha tralasciato ogni riferimento alla scuola oramai in ginocchio, come previsto, ha consigliato ai giovani di andare all'estero per lavorare, dichiarando così la morte del paese che lui, in un modo o nell'altro, governa da 16 anni e voi di che parlate? No certo, meglio concentrarci sul calcio. Con la morte nel cuore esco di casa dopo che i giornali ed il social netuorc mi avevan confermato che di quel lungo discorso era passata solo una battuta, tra l'altro simpatica, autoironica e non tutto quello che concerne la morte del paese ecc ecc. Mi sono detto, la gente non si fa mica distrarre così, non sta volta. E invece no, massì parliamo di calcio che il volgo è contento.
Per fortuna che c'è Stracquadanio che pensa a ricordare alla gente che se governano i puttanieri non ci si deve soprendere che siamo tutti delle puttane.
sabato 12 giugno 2010
Sottotono
La cosa straordinariamente straordinaria è l'assoluta (nel senso di valore assoluto) tendenza a dipingersi come dei moderni Bukowski. E quindi ho passato una giornata che in qualche modo voleva onorare la memoria del compianto scrittore.
All'alba mi son riaddormentato, perché ho deciso troppo tardi di passare una giornata che in qualche modo voleva onorare la memoria del compianto scrittore e quindi quando mi son svegliato ho pensato di finire quel dozzinale intruglio chiamato dal mondo tequila e sono tornato a dormire. Prima di svegliarmi di soprassalto mentre sguazzavo nel mio vomito, perché voglio vederlo io, il compianto scrittore, a bere alle 7 di mattina mezzo litro di tequila e non vomitarsi addosso. Se non altro per vedere se la cosa gli piace.
Poi non ho fatto assolutamente nulla, ma l'ho fatto molto trasgressivamente. Pensando al sesso, alla droga, alla merda. Una giornata bellissima o, come la chiamo solitamente, una serie di pensieri da fare mentre si aspetta il treno. Che poi se lo racconti sei o un pervertito o uno che imita Bukowski. No no, sei un pervertito. Mentre se, come tutti gli altri, te lo tieni per te, sei una persona rispettabilissima e autorizzatissima ad indignarsi se, per esempio, infrango occasionalmente il mio voto di non parlare con gli sconosciuti e cerco di intavolare un dibattito sulla corrispondenza tra esperienze quotidiane e consistenza delle proprie feci.
Per finire ho anche preso la tubercolosi, tanto per passare una giornata che in qualche modo voleva onorare la memoria del compianto scrittore, ma poi ho bevuto latte e cognac, ho dormito e sono guarito, come sempre (questa è vera).
E dunque oggi mi ero riproposto di parlare del gay pride a Milano, ma non ci sono andato perché dovevo studiare della sana fisica. Quindi non avevo più nulla da dire, come quasi sempre tra l'altro, eqquindi ho cercato di rendere interessante all'uomo della strada la mia giornata.
Non ci sono riuscito, quindi ho pensato di parlare di questa cosa. Adoro i metapost.
Vi lascerò con un grande messaggio antiomofobo: mai picchiare un gay, potrebbe darvele. Almeno a me le darebbe, ma sarebbe un po' stronzo, ho anche la tubercolosi.
