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mercoledì 15 aprile 2015

Lettera aperta a Fabio Tortosa

Caro Tortosa,
quella notte non ero alla Diaz, non ci siamo mai incontrati e, francamente, spero la cosa non cambi mai. Ha avuto ragione su molte cose, ci sono in effetti due verità, una processuale e quel che è successo. Riesco perfino a comprendere il suo "lo rifarei 1000 volte", sapendo che l'ha già fatto 1000 volte.
Lei nella vita esegue ordini, lo fa per gli ammirevoli motivi che ha elencato, li stessi di chiunque faccia un qualunque lavoro. I suoi ordini, quella sera, erano di mandare un messaggio. I suoi ordini erano di colpire un movimento ormai finito con violenza fisica e psicologica, voi quella sera eravate lì per terrorizzare.

Ci siete riusciti, protetti dall'impossibilità di venire identificati, in un gruppo senza volto che fa del cameratismo omertoso il suo baluardo ogni volta che, tra le varie rapine in casa di cui vi occupate, decidete di esprimere quel lurido fascismo che vi portate dentro. È vero, non tutti i poliziotti sono fascisti, solo quelli che si notano. Se ci pensa è anche normale, tra la puzza e tutto quell'ostentato machismo, tra le teste rotte e le sospensioni occasionali ed arbitrarie dei diritti democratici, è facile capire come il poliziotto fascista venga notato più di un poliziotto qualunque. Ma l'omertà è totale, resta da capire se siete solo voi, luridi fascisti, a coprire le voci della gente per bene con il vostro baccano o se questa gente per bene, più semplicemente, stia solo rimanendo zitta. Spero tanto nella prima, perché una persona per bene non sta zitta davanti all'ingiustizia.

Non le scrivo per essere a mia volta un fascista della rete, ne sto vedendo fin troppi sui siti di informazione. Loro, come voi, sfogano la frustrazione di una vita meschina con la violenza, in questo caso verbale. Le scrivo per dirle che immagino quanto lei ed i suoi amichetti vi siate sentiti degli eroi. Avete espugnato una scuola, piena di pericolose persone intente a dormire in maniera minacciosa, li avete massacrati nel sonno, inseguiti nei corridoi, resi inermi, picchiati, protetti dalla catena di comando criminale che vi ha ordinato di farlo. Avete fatto loro dimenticare di poter esser protetti dai loro diritti, li avete ridotti male, molto male. Quelli che si reggevano in piedi li avete torturati nel vostro carcere, privati del sonno e dei più fondamentali diritti, avete fatto loro dimenticare che esiste una società e che quella società esiste per proteggerli. Ah, quanto vi sarete sentiti eroici, potenti.

E immagino che pure ora, con quelle sue frasi da vero uomo che non mostrano nemmeno l'ombra di pentimento per essere un bestia rabbiosa, si stia sentendo un vero duro. Le riconosco la furbizia di aver aspettato la fine del processo per dire al mondo che l'eroe è lei, non c'è momento migliore per essere dei veri duri di quando la cosa peggiore che le potrebbe mai capitare è di ricevere uno scappellotto da uno che si chiama Angelino Alfano.

Lei è un criminale, uno sgherro sottopagato di nemici della democrazia, la sua vita fa schifo perché in quella scuola ci è entrato, non si è risparmiato, ci sarà già entrato 1000 volte da allora e 1000 altre ci rientrerà. Protetto dal suo branco di sgherri senza volto, dal suo sindacato fascista e dalla convinzione di non essere proprio lei una delle più grandi minacce al Paese. Le scrivo per dirle che è un vigliacco, sono persone come lei che mi fan sentire meglio con me stesso, quella calda sensazione di essere migliore di qualcuno. Le auguro con tutto il cuore di vivere a lungo ed in salute, in compagnia di una persona spregevole quale lei è. Non immagino punizione più grande, visto che ha deciso di mostrare tutto sto coraggio solo nel momento in cui era sicuro che la verità giudiziaria non avrebbe più potuto raggiungerla.

martedì 16 aprile 2013

Tirare giù il muro

Il retroscena che rende questo post unico è che lo sto scrivendo su Windows, non capitava da anni, 4 per l'esattezza. Niente, volevo rompere il ghiaccio con un'informazione che stupisce prima me di voi. Stavo per scrivere che in fondo il blocco note di windows è comodo quanto un qualunque editor di testo a licenza libera, ma mi sono accorto che sta mettendo tutto quello scritto fin qui in un'unica stramaledettissima riga, una cosa tanto idiota che manco una scimmia fatta di crack e arrabbiata con l'umanità perché gli ha attaccato la sifilide progetterebbe mai. Ecco, sistemato, la frase prima non la correggo (credo manchi della punteggiatura) così percepite il disagio di dover schiacciare 2 tasti per fare una cosa ovvia.

Dunque, amorevoli lettori e lettiere di queste pagine, è un po' che non ci sentiamo seriamente, mesi direi. I tempi delle supposte son stati gratificanti per me, ma in fondo avevan il sapore delle battute di qualcosadelgenere (che per altro mi legge, lo so per certo, è successo almeno 2 volte, punto fierezza per me) su Umore Maligno nella semestrale attesa per un suo post cui ormai ci ha abituato. Beh, in proporzione almeno. La verita è che son giunto alla conclusione di quel magico ovattato mondo dell'università, sono sceso dalla mia torre d'avorio rossa con il mio pomposo pezzo di carta pronto a succhiare la linfa vitale del mondo, che per chiarezza vorrei fosse la mia ostrica e non un sudamericano scorbutico. La sensazione credo che molti di voi la capiscano, almeno quello su 3 di voi che vota il PD, ed è di totale, imbarazzante, smarrimento. Questo si è sovrapposto a qualche sigaretta di troppo scroccata qua e là che decisamente ha messo a repentaglio i miei buoni propositi di circa 7 mesi fa. Che si è sovrapposto allo deludente sviluppo di serie televisive che potevano riempirmi la giornata. Che si è sovrapposto alla mia istantanea (nel senso di ora ora) scoperta che la funzione cerca su sto coso è ctrl+t e non ctrl+f come è giusto che sia. Ancor peggio: non usa ctrl+s per salvare, ma MAIUSC+F12, cristodio. Che si sovrappone all'irritante atteggiamento di 2 partiti su tre in parlamento. Che si sovrappone all'incapacità totale del terzo partito di resistere agli scossoni artificiosi di qualche giornalista e che, non pago, permette a tali scossoni di occupare l'intero dibattito interno. Che si è sovrapposto al fastidio che mi danno i renziani con quel sorrisetto da "ve l'avevo detto che bersani perdeva", che è esattamente la misura della pochezza di un partito, quel sorrisetto da stronzi che portate in parlamento. Che si è sovrapposto a quell'ansia attanagliante che può cogliere uno che si accinge ad andarsene dall'Italia per almeno 3 anni. Che si sovrappone alla rabbia verso tutte quelle cose che mi han a calci accompagnato verso questa decisione.

Insomma, è un periodo un po' denso e si traduce, come spesso accade, in una qual certa inoperosità reiterata, sempre uguale a se stessa, che mi ha portato a non trovare più contatto virtuale con voi. Ho percepito il vostro dispiacere, il vuoto che ho lasciato dentro i vostri cuori e non me ne è fregato un cazzo. Questo ha portato a del disprezzo verso la mia bontà d'animo, un processo di antitesi verso se stessi che si è tradotto, in sintesi, in strane, molto divertenti, conversazioni che avrei voluto tradurre in sceneggiature, in poesie costruite senza la minima idea di come vadano costruite, in un romanzo breve scritto e abortito. Nel processo di sintesi il tempo mi è volato via dalle dita, la scrittura è svanita, le occasioni sono sfumate, il tempo da disocuppato si è fatto minacciosamente grande. Inquietante.

Tra l'altro volevo far un post sull'epopea del movimento 5 stelle, su come abbian fatto dimenticare ai giornalisti quel minimo di dignità che servirebbe in quel lavoro (che, perdio, se voglion fare un incontro segreto non vi dicono nulla, mica vi tengono nascosto il dove), però ho commesso l'errore di non prendere appunti mentre lo pensavo con le gambe a penzoloni sulla finestra e quando ho provato a ricostruirlo non ho raggiunto lo stesso slancio di feroce creatività che vorrei metterci.

Però vi ricordo che una riduzione di 2500 euro al mese per 163 deputati è un bel messaggio, sicuramente, però si traduce in un risparmio di circa 8 centesimi di euro l'anno per ogni italiano. Deve essere chiaro che è un messaggio, bello e a mio avviso volutamente incompleto (perché il problema non è che guadagnano tanto, bensì che a conti fatti non devono neppure pagare niente), e chi lo fa passare per ciò che salva l'Italia è un mistificatore, un venditore di fumo.

Scusate, son molto arrabbiato dall'inizio della campagna elettorale, non riesco a non sconfinare nella politica ad ogni pié sospinto. Aspetto vostri consigli.

Dunque eccomi qui di nuovo, nella speranza che qualche piccola martellata butti giù la diga che trattiene il me scrittore (il me scrivente diciamo, più appropriato), il me fisico (nel senso scientifico), il me neolaureato disoccupato dall'uscire dalla calda coperta bagnata dell'irrealtà, abbracciare nuovamente la massa di stronzi comunemente detta società civile (per il 99%) e diventare finalmente un bimbo grande.

Per lo meno tirare fino ai 50 anni e farmi eleggere presidente della repubblica e ciao bastardi.

Per altro, se aggiungete delle frasi sul blocco note di Windows e avete impostato l'accapo automatico perché senza è oggettivamente delirante, lui terrà comunque gli accapo messi in precedenza, facendoti ritrovare il testo con l'aspetto di un orrendo haiku. Ditemi voi se non è un vita di merda questa.

lunedì 18 febbraio 2013

Non siamo capaci di non essere tifosi

Altra infrazione del silenzio elettorale che mi sono imposto tempo fa e di cui ho reso partecipe solo me. L'occasione, ghiottissima, si relaziona in qualche modo sulle prossime elezioni cui siamo chiamati ed abbiamo il dovere di parteciparvi ma, come sempre su queste pagine che racchiudono la saggezza ultima dell'uomo, si pone come spunto di riflessione sull'umana condizione.

Bene, parliamo di merda.

No dai, la prossima volta magari. Per questa volta, se vogliamo proprio mantenere il ritmo dell'umorismo straripante rinchiuso (non racchiuso) in queste pagine, ci si riferisce al complemento di modo e non al complemento oggetto. Argomento ovvio e dunque per questo tirato per le lunghe che potremmo esprimere con: non siamo capaci di discutere con le persone.

Kaboom eh? Illuminazione spaventosa eh?

Beh insomma, il senso di queste pagine è perdere tempo io, divertirmi nel farlo, farne perdere a voi e, ovviamente, fare la rivoluzione. In tutto ciò, visto che io con le persone non ci parlo, vi scrivo come se vi parlassi, amiche ed amici miei, e mi piace parlare anche di cose ovvie, sia mai che salti fuori qualcosa di meno ovvio.

Ma potrei anche riprendere il filo del discorso, le redini della mia vita e la serietà che permea queste pagine.

In questi lunghi periodi di dibattiti, elettorali e non, emerge la caratteristica, non so se sia solo nostra ma temo che no, di non saper minimamente interagire tra di noi. Lo so, da che pulpito. Però è proprio questo il punto forse, si discute di un argomento, ognuno parte con le proprie convinzioni ed opinioni, le si espone in maniera più o meno ordinata (se sei del PDL o Grillo le urli) e ciò che prima di tutto il tuo interlocutore (che sei anche tu stesso, leggasi electron self-energy) pensa è: ma io sono d'accordo con questa persona? Sfumatura interessante, non si è d'accordo con l'oggetto del contendere, lo si è con chi lo dice. Ma quasi sempre non lo si è. Cioè io non lo sono quasi mai, però mi capita di sentire cose sensate da persone che non mi trovano in accordo generalmente. Da lì la grande illuminazione: anche i pirla possono dire cose sensate, anche le persone che si ammirano possono dire una pirlata e, udite udite, non c'è niente di strano. Se imparassimo  a concentrarci sul fatto che, chessò, un razzista può avere opinioni per noi ragionevoli sulla fermentazione della birra, forse faremmo anche quel passo in più verso ciò che ci manca più in profondità: la capacità di cambiare idea con serenità.

Questo mi consente di andare a bomba sulle elezioni (metto tutte delle parole chiave per attirare i gonzi a zonzo per google). Non ho mai sentito un dibattito politico che finisse con un ah si, hai ragione, è meglio come dici tu. Io dico questo, tu dici che no, io ho la maggioranza e vaffanculo (o io ho la minoranza e vaffanculo stronzo). Se la cosa avviene in un talk show la seconda parte non ha senso e con esso manco il dibattito. E non sono loro, i politici dico, incapaci, siamo noi perché abbiamo già deciso che siamo d'accordo con uno dei due o con nessuno dei due e non ci interessa vedere un'evoluzione del pensiero, bensì la prevaricazione di tale pensiero sull'altro così che, l'indomani, se ce lo ricordiamo ancora, possiamo sbatterlo in faccia a qualcuno al bar, loro ci danno quello che vogliamo. È la democrazia rappresentativa baby. In tutto ciò se ora dicessi che un partito, dicendo che  voglio il 51% e ragionare come se avessimo il 49%, sta dicendo una cosa meravigliosa che manca da questo Paesaccio da sempre, voi mi prendereste per un elettore del PD (da trent'anni, mi è stato detto che lo voto da trent'anni e che, anzi, ne faccio parte da trent'anni, diocaro) e smettereste di ragionare sulla giustezza o meno di quella frase. Ecco, sareste in errore. Come valutare il complesso dunque? Come già detto altrove, non troverete mai qualcuno che dice solo cose giuste e mi sto convincendo che se accadesse vorrebbe dire che avete perso la capacità critica, pertanto valutate serenamente ogni cosa, stando ben attenti a chi dice cose in contraddizione con precedenti dichiarazioni e azioni, e votate il fottuto partito che dice più cose giuste. Chissà che un giorno, a furia di cambiare sta forma mentis demmerda, ci troveremo dibattiti parlamentari in cui la minoranza riesce a metterci del suo ed ammettere che qualcosa di giusto viene fatto dagli avversari. Anche solo, così per caso, per dare senso quando si dice pirla ad una persona.

Che insomma, le buone opinioni sulla fermentazione della birra del razzista non lo rendono una persona migliore ma in un dibattito sulla fermentazione della birra me lo farebbero difendere a spada tratta, merda o non merda che sia.

martedì 25 settembre 2012

'A Renata!!

Non so se avete sentito, ma la regione Lazio (intesa come istituzione) è piena di porci. Porci che in una spinta di sincerità si vestivano pure da tali, divini, animali. Renata Polverini, che la Regione Lazio la presiedeva, ieri si è dimessa e la sua conferenza stampa la trovate qui. 

No, scusate, la trovate qui.

Ebbene, lasciando perdere che una settimana fa diceva il contrario e non ci credo manco se le vedo dentro quella testa da burina che ha aspettato fino ad oggi per vedere le falsità. Ha aspettato fino ad oggi perché ci sono delle prove tangibili, le fatture. Ebbene, Renata, questa storia non nasce da una faida interna a quell'accozzaglia di politicucci che chiamate PdL, questa storia nasce perché vi siete rubati i soldi per fare le festicciole travestiti da Ulisse. E non ti stai dimettendo perché l'hai scoperto e sei indignata, ti stai dimettendo perché l'opinione pubblica ne è venuta a conoscenza, tu lo sapevi benissimo. L'hai pure ammesso, visto che da domani dirò quello che ho visto. Non ne esci pulita, ne esci con le ossa rotte, tutto il partito ne esce con le ossa rotte. Se non fosse che i vermi di ossa non ne hanno. Nemmanco le ostriche, che esistevano, questo si, ben prima che arrivaste voi dilettanti.

Le procure non indagano sulle faide di partito. Le faide di partito non sono un reato (voglio dire, a meno che il partito non si chiami, chessò, 'ndrangheta, in quel caso si che lo sono, ma sto divagando).
La faida di partito è il motivo per cui in quel consiglio non ci dovevate nemmanco essere, che la lista alle elezioni non l'avevate presentata per cancellarvi i nomi di nascosto nei corridoi. C'eravate perché i vostri amichetti più illustri, che sempre a Roma stanno, vi han fatto la deroga ad partitum per fregarsene delle regole della democrazia. Immagino sia il rischio di avere come partito di maggioranza una serie di teste vuote e dita sul pulsante della fiducia parlamentare per salvare il loro capetto coi suoi amici da problemi che interessano solo lui.


Tra l'altro, in quale altra regione si è avuto lo stesso identico problema di liste? Si, quella. Cioè, questa, la Lombardia. Quella Lombardia con consiglieri regionali con ben due (DUE) madrelingua nella stessa igienista dentale che ieri abbiam potuto vedere senza maglietta come da lei promesso (e si, è meglio). Quella Lombardia con indagati per corruzione, concussione, peculato (ed indagati per quello che han fatto nell'esercezio delle loro funzioni o per aver magheggi del loro privato che son riusciti ad attuare grazie alle loro funzioni). Quella Lombardia dove ci son partiti così preoccupati dell'istruzione di uno dei consiglieri da mandarlo in erasmus in Albania, un erasmus particolare dove addirittura si è laureato, a tempo record, dopo aver fallito la maturità 3 volte.

Insomma... Ridatece Marrazzo, che almeno lui i trans non li pagava con i soldi della Regione.

venerdì 30 dicembre 2011

Sono tra noi e moriremo tutti

Spulciavo le statistiche di questo blog e ho scoperto che c'è solo una cosa che batte facebook in quanto a mole dell'origine del traffico (presumo esista un modo migliore di esprimere questo concetto, ma tant'è). Il sito è questo e NON cliccateci sopra. Non che sia poi così pericoloso, è che il video in fondo vi vien proprio voglia di vederlo finire e ci perdete una mezzora buona, più 6 minuti per scriverci un post sul vostro blog.
Praticamente, in un clima di profonda cospirazione, sto sconosciuto programmatore si vuole vendicare della gente che ci vogliono tenere poveri e allora ha sviluppato un software (che non ti vuole vendere, ma regalare, per vendetta) che si connette a un dark internet, detto anche underground internet. Da lì, con tutto un giro strano che in qualche modo riguarda i cellulari, ma non l'ho seguito perché mentre parla di sto software ultrasegreto stavo ridendo perché il software ultrasegreto ha già una confezione con copertina, ti fa fare un mucchio di soldi senza che tu faccia nulla.

Ed è vero, ha pure dei grafici che lo dimostrano.

Poi a una certa ti dice pure che non serve installarlo, che tanto farebbe tutto lui dal suo server, custodito probabilmente nel suo anonimo appartamento a San Diego con sua moglie e i suoi 3 bellissimi figli, un server che non esita a definire bulletproof. E ti dice pure che, guarda che culo, sei stato fortunato perché la pagina in cui sei o ci vai ora o non ci vai più, non la ritroverai mai, un po' come l'isola di Lost (o un qualunque posto a San Fruttuoso).

Per questo regalo che vuole farti vuole 50 dollari e la tua mail, ma in fondo puoi fare anche 1000 dollari al giorno e si parla della tua libertà, dal denaro, che ne hai un mucchio ormai e sei libero.

La tristezza è che probabilmente quello che scarichi è un liberissimo .exe.

Lo sconforto viene nello scoprire che in quella pagina ci puoi tornare tranquillamente.

Però è bello sapere che uno così figo mi legge.


piesse. Approposito di libertà, mi è attualmente impossibile pubblicare da Chromium su questo blog dando una struttura coerente al testo. Su Firefox invece pare che un senso lo si possa trovare. Idee?

domenica 10 ottobre 2010

L'odore della morte

Il fatto di cronaca che in questi giorni riempie le menti delle persone e i titoli dei giornali è senza dubbio l'omicidio di Avetrana. Il bel paese è stato negli ultimi anni teatro di efferate espressioni dell'animo umano ma questa bestialità ha forse più di tutte colpito l'animo della gente. Una giovane, bella, ragazzina quindicenne viene uccisa dal proprio zio perché non gli voleva concedere il suo corpo e, dopo il violento trapasso per soffocamento, viene violentata, come un pezzo di carne. Un pezzo di carne ancora caldo ormai orbo dei suoi sogni e aspirazioni.

Un terribile omicidio, forse il peggiore degli ultimi anni, che ha colpito la gente comune, estranea alla faccenda, scatenando nell'animo umano ciò che è proprio del disgusto nei confronti dell'animo umano stesso. Inutile dilungarsi su come i mezzi di informazione abbiano agito come se volessero uccidere e stuprare nuovamente la povera Sara, mettendo in piazza i suoi pensieri, tra l'altro comunissimi, che sotto la luce dei riflettori ne uscivano cupi, contorti, misteriosi, come se ogni giornalista non avesse mai avuto 15 anni.

Quello che invece sconvolge è la reazione della gente comune all'azione di quell'animale rabbioso di suo zio. La gente lo vuole morto, quella stessa gente che magari si indigna per la pena di morte o la lapidazione nei paesi islamici, vuole che un uomo già consegnato alla giustizia per un'azione atroce che va fuori dalla definizione di "umana" muoia. Ma non si limita a questo, desidera anche che la sua morte sia lenta, dolorosa, sadica, vuole che "tagliategli una palla co le cesoie...poi il cazzo con le forbici dentate...dopodichè estraetegli la seconda palla con le mani,strappatejela,fatejela masticare mentre viene sodomizzato... fatto questo potete pure sparaje in testa." e vuole che questo venga fatto davanti a tutti così che loro possano vederlo.

Vogliono poter assaporare ogni istante dello spegnimento di una vita, come se volessero avere le loro mani intorno al suo collo, a premere poco sotto la trachea. Per sentire tutte quelle piccole ossicina rompersi come quando schiacci per sbaglio un pacco di grissini, osservare i suoi occhi girarsi, i capillari esplodere, il respiro spegnersi, il suo corpo raffreddarsi. Vogliono sentire l'odore del suo sangue, riconducibile al sapore che hanno le monete. Sentire l'odore della merda che fuoriesce senza controllo da un corpo che perde i sensi. Ed essere lì quando gli arti si irrigidiscono, quando l'ultimo respiro porta alle loro sadiche narici l'odore della morte, misto tra sangue merda e odio.

E a questo punto, forse, si chiederanno cosa li rende migliori di quel mostro e non troveranno risposta. Perché la vendetta non da levatura morale, soddisfa solo il loro desiderio di sentirsi vivi, di sentire emozioni, di sentire il loro battito cardiaco accelerato, di sentire l'odore di sangue e merda. L'odore della morte.

Esiste un confine, passato il quale l'uomo conferma di essere la peggiore delle bestie, che uccide per il proprio divertimento, per la propria soddisfazione e tutte queste persone l'hanno superato, senza risentirsene. Un confine superato sulla spinta dell'orrore nei confronti di un gesto difficile solo da immaginare. Ma la verità è che queste persone non hanno difficoltà ad immaginarlo, è parte di loro, ne traggono anzi piacere, sollievo.

Col tempo si è persa la concezione di cosa possa voler dire privare una persona della vita ed essere lì nel momento in cui si spegne. Colpa della televisione, dei film? Forse. Ma non è altro che un disseppellire un istinto primordiale insito nel solo animo umano, riassumibile nel sentirsi meglio se si può fa star peggio qualcun altro.

La morte in queste occasioni pare entrare nella mente delle masse non più solo come a beautiful friend che ti libera dai mali che il mondo ti ha fatto e che potrebbe farti, dandoti quel sollievo, nello spirito, tipico dell'assenza di dolore, reale o potenziale. La morte diventa uno strumento da utilizzare contro persone che non si conoscono, intrisa di un bestiale sadismo, un desiderio di sentire l'inizio della putrefazione, del rumore di un'anima che svanisce. Tutti aspirano ad una morte indolore, un dolore che può essere interpretato anche come nel non poter realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni, e si scontrano contro una realtà in cui avvengono queste morti di insensata violenza. Quando le persone si piegano a questa insensata violenza e anzi la arricchiscono con le loro perversioni smettono di essere persone, diventano sadici mietitrici senz'anima.

Lo zio di Sara Scazzi passerà il resto della sua vita in compagnia di se stesso, chi non riesce a capire la durezza e la giusta crudeltà di questa pena non è umano, è una bestia infernale, senza coscienza del mondo, della vita e della morte.

P.s. Su facebook esistono innumerevoli link su quanto ho raccontato. Nei commenti sottostanti ci sono volti e nomi. Tutte persone da cui stare alla larga, per la propria incolumità.



In questo video son lette dal computer alcune frasi a cui faccio riferimento, associandole all'immagine del profilo di facebook di queste persone, senza alcuna modifica.

lunedì 13 settembre 2010

Sinistri

Mancavo a un po' dalla scrittura di queste pagine immaginarie, più che altro perché volevo vederci chiaro della confusa situazione politica che si stava delineando in questo smemorato paese. Poi, spronato dal mio altruismo verso voi, miei piccoli sfaccendati lettori, ho deciso che basta, era il momento. Di cosa non lo so ancora, ma conto di scoprirlo entro fine pagina.

In questa meravigliosa fredda estate c'è il presidente della Camera che ha mostrato alla sinistra, quella finta e quella incapace, che per far cadere il nostro sempre giovane nonpremier, il nostro Presidente del Consiglio, non serviva far chissà quali manovre, non serviva spostare l'opinione pubblica tutta, non serviva quello che avevano fatto per anni.
Quello che serviva era semplicemente incominciare a fare quello che la terza carica dello stato non aveva fatto per 14 anni, il politico. Stupore e sorpresa tra le fila dei politicanti, il santo graal della politica italiana non era null'altro che la volontà di mettersi a discutere. Perché questo il buon Silvio non lo può mica tollerare, non lo può reggere, non ha potuto reggerlo, ne è rimasto ferito, sanguinante come ai tempi in cui piovevano duomi, senza parole.

E lì è cominciato il circo politicante italiano, oramai famoso in tutto il mondo per quanto nulla riesca a contenere. Da una parte la lega che ripeteva a rutti "elezioni subito" (che è molto più difficile di wyoming, da dire a rutti dico), dall'altra i giornali fininvest che si divertono a fare i magistrati, cosa che evidentemente gli riesce bene solo con accuse di omosessualità perché Fini è ancora lì, un po' più in là Renzo Bossi ma solo perché si era perso guardando il suo luminosissimo Ipad, là dov'erano rimasti c'erano ancora i dirigenti del piddì, noti fan della meccanica quantistica, han pensato bene di non farsi osservare, da lasciarci per lo meno il dubbio. Non ha funzionato, per esempio non ho più dubbi sulla loro inettitudine.

Che poi uno ci prova anche a dar loro fiducia, poi arriva uno schifani qualunque fischiato a un dibattito e loro? Esprimono solidarietà. Ma porca alla merda, una quindicina di persone lo fischiano e voi fate ammenda? Di che? Siete arrivati anche voi a considerare il dissenso squadrismo? Poi, voglio dire, Schifani, una persona che dovrebbe passar le giornate a chiedere scusa e a ringraziare l'onnipotente.

Che in realtà il vero motivo per cui ho scritto proprio oggi è che ieri era giornata di grandi comizi. Ho avuto il piacere di vedere quello della nostra quarta carica dello stato. I primi 15 minuti erano una proiezione del suo ego sotto forma di machismo, battute neanche tutte scadenti, certo quell'episodio di pissing in faccia al ministro Meloni è stato un po' troppo d'avanguardia però in fondo il pubblico lo bisogna educare, alle innovazioni. Il buon nonpremier si è fatto fare qualche domanda dai giovani ex finiani, quasi a sottolineare che, nella separazione, i figli se lì è tenuti lui. Se ognuno di noi fosse sincero ed onesto ammetterebbe che non una delle parole che ha proferito in tale sede abbia un peso politico superiore a quello dell'anima di Schifani, ma il fatto sconcertante è che un discorso che è durato una buona manciata di quarti d'ora ad un orario in cui magari la gente non guardano il tg la7 è finito sui giornali, tutti i giornali, solo, e lo dico con lo sconforto e la voglia di emigrare nel cuore, per quella frase sul milan e gli arbitri di sinistra. Ora, nello stesso discorso ha tralasciato ogni riferimento alla scuola oramai in ginocchio, come previsto, ha consigliato ai giovani di andare all'estero per lavorare, dichiarando così la morte del paese che lui, in un modo o nell'altro, governa da 16 anni e voi di che parlate? No certo, meglio concentrarci sul calcio. Con la morte nel cuore esco di casa dopo che i giornali ed il social netuorc mi avevan confermato che di quel lungo discorso era passata solo una battuta, tra l'altro simpatica, autoironica e non tutto quello che concerne la morte del paese ecc ecc. Mi sono detto, la gente non si fa mica distrarre così, non sta volta. E invece no, massì parliamo di calcio che il volgo è contento.

Per fortuna che c'è Stracquadanio che pensa a ricordare alla gente che se governano i puttanieri non ci si deve soprendere che siamo tutti delle puttane.

sabato 12 giugno 2010

Sottotono

Me, alle quattro del pomeriggioLa pubblicazione di una qualsivoglia perversa vaccata che mi passa per mente è un processo di mero narcisismo e pornografia emotiva. Dunque si, ecco svelato il motivo dell'esistenza di un numero di Avogadro di blog e si, in questa metafora (che poi non son mica tanto sicuro che sia una metafora) internet rappresenta una mole.
La cosa straordinariamente straordinaria è l'assoluta (nel senso di valore assoluto) tendenza a dipingersi come dei moderni Bukowski. E quindi ho passato una giornata che in qualche modo voleva onorare la memoria del compianto scrittore.

All'alba mi son riaddormentato, perché ho deciso troppo tardi di passare una giornata che in qualche modo voleva onorare la memoria del compianto scrittore e quindi quando mi son svegliato ho pensato di finire quel dozzinale intruglio chiamato dal mondo tequila e sono tornato a dormire. Prima di svegliarmi di soprassalto mentre sguazzavo nel mio vomito, perché voglio vederlo io, il compianto scrittore, a bere alle 7 di mattina mezzo litro di tequila e non vomitarsi addosso. Se non altro per vedere se la cosa gli piace.

Poi non ho fatto assolutamente nulla, ma l'ho fatto molto trasgressivamente. Pensando al sesso, alla droga, alla merda. Una giornata bellissima o, come la chiamo solitamente, una serie di pensieri da fare mentre si aspetta il treno. Che poi se lo racconti sei o un pervertito o uno che imita Bukowski. No no, sei un pervertito. Mentre se, come tutti gli altri, te lo tieni per te, sei una persona rispettabilissima e autorizzatissima ad indignarsi se, per esempio, infrango occasionalmente il mio voto di non parlare con gli sconosciuti e cerco di intavolare un dibattito sulla corrispondenza tra esperienze quotidiane e consistenza delle proprie feci.

Per finire ho anche preso la tubercolosi, tanto per passare una giornata che in qualche modo voleva onorare la memoria del compianto scrittore, ma poi ho bevuto latte e cognac, ho dormito e sono guarito, come sempre (questa è vera).

E dunque oggi mi ero riproposto di parlare del gay pride a Milano, ma non ci sono andato perché dovevo studiare della sana fisica. Quindi non avevo più nulla da dire, come quasi sempre tra l'altro, eqquindi ho cercato di rendere interessante all'uomo della strada la mia giornata.

Non ci sono riuscito, quindi ho pensato di parlare di questa cosa. Adoro i metapost.

Vi lascerò con un grande messaggio antiomofobo: mai picchiare un gay, potrebbe darvele. Almeno a me le darebbe, ma sarebbe un po' stronzo, ho anche la tubercolosi.