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venerdì 14 novembre 2014

Agili idee per i prossimi servizi del TG4

Se non vi hanno privato dei vosti organi sensoriali dovreste tutti sapere che qualche giorno fa l'umanità è riuscita in qualcosa di impressionante: colpire un proiettile con un proiettile più piccolo sparato una decina di anni fa. O, come ufficiosamente viene chiamato, NASA ce lo dovete puppare duro. Tralascio il nocciolo della questione, che in fondo ne avrete letto in lungo ed in largo, attenti e curiosi come solo i miei lettori sanno essere e mi concentro sulle frivolezze della vita. 

Il Tg4 ha pensato bene di fare un servizio anticonformista. Il video, se l'ho visto pure io l'avete visto pure voi, non sto a riassumerlo, sta qua. Dunque ho pensato di dare qualche spunto ai redattori per riempire quei fastidiosi ultimi minuti del TG che non sai mai cosa dire, tipo l'imbarazzo dei saluti ad una festa troppo numerosa.

Cose che la scienza, vecchia troia, ha rovinato al bambino ritardato che si annida, superbo, in ognuno di loro:

Le stelle cadenti non esaudiscono desideri, perché sono, in sostanza, rifiuti dello spazio (o nostri, dallo spazio) che si inceneriscono cadendo. Esattamente come i tuoi desideri.

L'arcobaleno è un effetto ottico, dovuto all'acqua e no, non è il TomTom per la pentola d'oro degli gnomi. 

Non esistono gli gnomi. E chiamarli così è offensivo.

Il cielo è blu e le nuvole sono bianche a causa della grandezza delle particelle che li compongono, non perché il gigante dentro il cui occhio noi viviamo ha la congiuntivite.

I tramonti sono più romantici tanto più c'è inquinamento, per il motivo di cui sopra.

I tuoni non sono il diavolo che gioca a bocce con gli angeli.

Pare che la Terra non sia al centro di nulla, tantomeno dell'universo.


Che poi, ripensandoci, veniamo da un'epoca in cui il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca diceva cose del genere


E i telegiornali sulla seconda rete nazionale facevano servizi tipo questo o questo.

In fondo, io un miglioramento ce lo sto vedendo.


Spendo due paroline nel merito, giusto perché altrimenti è solo un post scialbo qualunque. Il costo, caro Buffa, è di un ordine grandezza superiore, quindi non oso immaginare quale tono avresti usato se avessi saputo fare il tuo lavoro. Qualcuno su internet fa pure notare che quel costo è di 3,5 euro a testa, distribuiti in 20 anni, circa 20 centesimi a testa all'anno. Il prezzo di una Goleador. Con quella Goleador hanno costruito la sonda e l'hanno spedita nello spazio dopo aver calcolato una traiettoria lunga 10 anni. Pertanto c'è pure un certo numero di persone che grazie a quella Goleador all'anno ha potuto lavorare, pagandosi un affitto, le tasse, dei beni di prima necessità. Insomma con una Goleador a testa abbiam dato ad un certo numero di persone l'opportunità di vivere. Come effetto collaterale c'è che potremmo perfino scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa che possa aiutare l'umanità.

Che poi, personalmente, anche solo il fatto di esserci arrivati, su quel sasso polveroso, è una grande vittoria per l'umanità, capace di far grandi cose per il gusto della curiosità lavorando uniti, come comunità. Chissà che un giorno non ce ne si renda conto e si smetta di gettare via il tempo con le solite balle che ci propiniamo da decenni, iniziando finalmente ad aprire orizzonti che abbiam solo vagamente immaginato nei film.


Vi lascio, per alzar il tono da un post comunque scialbo, con le parole di uno che non si è limitato ad aver una conoscenza profonda della scienza, ma aveva pure imparato a comunicarla a dovere


giovedì 10 ottobre 2013

Masturbarsi simmetricamente

Dopo tutti sti post depressivi che manco le quindicenni coi baffi, ho pensato di tornare in un sereno clima di scrittura, sfruttando l'impossibilità di dormire, le lezioni di questi giorni, varie cose che sto pensando, la necessità di confrontarmi con le mie ben note difficoltà di comunicazione.

Pertanto, proposito di quanto segue è cercar di far capire all'uomo della strada il concetto di simmetria e il perché tutti noi ci si masturbi sopra con gusto via via crescente. Giusto per tenere alta l'immagine di scrittore maledetto drogato e ubriacone un po' radical chic consiglio di accompagnare il tutto con una Grimbergen bionda e un cd a caso di Brassens.

Nel tempo il miglior modo che ho trovato per spiegar il concetto di simmetria in fisica è stato: pensa ad una palla perfettamente uniforme in colore, se io applico una rotazione su tal bella palla tu, osservatore, non te ne accorgi, pertanto si dice che c'è una simmetria dovuta al fatto che quel sistema, il sistema palla dico, è invariante sotto rotazioni. Certamente c'è del giusto in quello che ho appena detto, ma credo che in fondo non renda a dovere l'importanza di questo semplice concetto.

Supponiamo che io voglia scrivere una teoria fisica che descriva il sistema palla di cui sopra, sicuramente mi serviranno delle variabili che in qualche modo identifichino ogni punto di quel sistema, in modo da poter descrivere con delle formuline il più semplici possibile quello che accade a quei punti. Ebbene io, che ora sono osservatore oltre che scrittore della teoria, dovrò pur fare delle scelte ad un certo punto, per esempio fissare una direzione secondo la quale definisco "dritta" quella palla. Questo è un passaggio in un certo senso obbligato, quello di fare delle scelte, MA, perché è qui che tutto si inizia a schiudere, devo tener conto che sono scelte del tutto mie, non c'è ragione alcuna per cui esse coincidano con quelle della natura. Questo si traduce nel fatto che qualunque formulina io possa usare per descrivere le cose più assurde su quella palla deve tener conto del fatto che io non so veramente, per rimanere nell'esempio poco rispettoso del formalismo di cui sopra, in che direzione quella palla possa essere definita "dritta". Soprattutto perché, vista l'invarianza di cui ancor più sopra, non esiste un "dritta" per quella palla, potrebbe ruotare su se stessa in qualunque modo e la fisica del sistema non ne risentirebbe. Pertanto qualunque cosa io scriva non deve cambiare se sposto il nord dalla classica posizione in alto a quella tutta a destra che chiamiamo est (credo).

Dunque, in un certo senso, forse più profondo di quanto possa trasmettere, la simmetria è una misura di quanto in realtà non sappiamo. In meccanica quantistica la cosa è più evidente, ad esempio, in quanto tante più simmetrie sono presenti tanto più un risultato è degenere (ovvero il numerino che misuro ha più "significati"). In altre parole, non so da dove sto guardando la palla, ma so che ok, faccio delle scelte per descriverla con coerenza, ma queste non cambiano il fatto che potrei guardarla da qualunque altro punto e DEVO vedere la stessa cosa.

Veniamo dunque all'importanza di tutto ciò. Se devo scrivere una teoria, che parta da dei dati reali o teorici, la cosa da cui devo partire è il set di simmetrie che so essere presenti in quel sistema, dunque la certezza da cui si parte per fare una teoria fisica è l'ammontare di cose che non si conoscono. O meglio, che non dobbiamo conoscere per rispettare quanto più possibile la natura. L'eleganza di tutto ciò risiede nella straordinaria possibilità che da considerazioni del tutto generali come quelle appena esposte si possa ottenere una descrizione della natura estremamente fedele a quello che si osserva.

E non è finita qui. Spessevolte (in realtà è proprio quel che si spera) questo genere di considerazioni del tutto generali vanno a suggerire l'esistenza di qualcosa di più grande che contiene quanto osservato fino ad ora come caso particolare. Si parla in questo caso di una simmetria più grande che, a seguito di opportune conferme sperimentali, può essere a sua volta descritta con relativa semplicità rilevando nuovi aspetti della natura cui non avevamo, o non avevamo ancora potuto, prestato attenzione.

Riesco a capire la difficoltà di astrarre, così da andar nel magico mondo della fisica moderna. L'invarianza sotto rotazioni è la seconda più semplice da vedere dopo quella sotto traslazioni (se il punto 0 lo chiamo 5 non deve cambiare nulla perché il punto 0 l'ho scelto io, mica Dio, e anche in quel caso sticazzi). Tuttavia mi sento di dire in questo momento di fine birra e giornata che tutta la fisica in fondo si riduce a cose invarianti sotto "rotazioni" in un opportuno spazio (la cromodinamica quantistica, ad esempio, ruota tra loro dei colori) e che in un altro opportuno spazio oscillano.

Ebbene, se non cogliete la poesia di un universo composto da pendoli invarianti sotto opportune rotazioni (anche poco intuitive per l'uomo della strada) non avete un'anima.

O forse non son stato all'altezza del mio grado accademico (pernacchia) per trasmettervi tal poesia in questa solitudine belga, ma direi che solo una volta assimilata tal bellezza si possa esser capaci di cogliere almeno di sfuggita quanto sia spettacolare l'intuizione di Higgs e colleghi e di quanto sia stato storico il giorno in cui si è scoperto che quell'intuizione aveva un riscontro sperimentale.

venerdì 23 agosto 2013

Raddrizzare la rotta

Non troppo tempo fa scrivevo di aridità e mi ripromettevo di parlarvi di ciò che probabilmente l'aveva causata: il mio lavoro da stagista. Vi dirò, l'esperienza è stata tanto svilente, tanto frustrante, che anche solo l'idea di spendere parole su parole di quanto sia malato un sistema che ritiene fortunato (perché alle volte questo mi hanno detto, che ero anche fortunato) uno che percepisce un euro e quaranta l'ora per otto ore al giorno, mi ributta in un mood depressivo da rendere necessaria una pausa prima di continuare a scrivere questo post. È un'esperienza finita, che farò di tutto per non dimenticare così che non capiti mai più. Tipo il fascismo.

Quindi ho pensato che il modo migliore per allontanarla potrebbe essere parlare di quell'unica cosa che faccio con costanza più o meno manifesta da 12 anni: la fisica. Forse ci potrei mettere giorni a scrivere questo post, forse lo spezzetterò pure, ma è un post di dialogo verso quel fisico che ho perso per strada nei mesi successivi alla laurea e verrà pubblicato senza mai venir corretto. È forse il post più difficile che potessi cominciare e sapere che verrà letto per lo più da fisici (salvo strani flussi di visita) mi mette anche una qual certa ansia da prestazione, anche un po' di timidezza perché alle volte chiedere ad un fisico di parlare di fisica può essere il modo più violento di metterlo a nudo. E allora violenza sia, sto per iniziare (2 settimane) un percorso che vorrei mi portasse a fare quello nella vita, questo potrebbe essere un modo per ricordarmi com'ero quando ho iniziato.

Ho cominciato a far fisica, intesa come passione prima ancora che come percorso universitario, perché ho avuto al liceo un professore che sapeva trasmettere quella passione. Un passione che invidiavo, che volevo mia. Così mi sono avvicinato, piano piano, con scivoloni anche evidenti ma senza mai avere dubbi, a questo mondo di equazioni, di cose oscillanti, di ricerca dell'eleganza. Perché una cosa che si impara ben presto, ma non si finisce mai di apprezzare fino in fondo (non ancora per lo meno), è questa tendenza che sembra avere la natura nel rendersi più semplice man mano che si allarga l'orizzonte dei fenomeni che analizziamo. La selva di equazioni si riduce ben presto a pochi principi, da cui tutto deriva seguendo linee logiche, sollevandomi dall'onere di dover ricordare a memoria quell'infinità di leggi che uno può trovare ad un primo studio. Anche questo è eleganza. Certo, alle volte ti tocca dover affrontare pagine e pagine di sudore e fatica per ottenere un risultato, ma è anche vero che un po' per pigrizia, un po' per, appunto, eleganza della natura, capita spesso che il lavoro noioso vada fatto una sola volta nella vita. Sono i famosi conti che danno risultati ultra noti, ma che bisogna fare almeno una volta nella vita per vedere veramente in prima persona dove l'eleganza e la simmetria ci semplificano la vita e in un certo senso determinano la natura.

La fisica per me è stata anche il mezzo che mi ha permesso di lasciare il nido, di cominciare un periodo della mia vita in cui posso vivere con le mie sole forze, andarmene di casa, andarmene dall'Italia e iniziare a vedere il mondo un po' meglio di come lo vede un turista. Perché c'è anche quello, oltre al perpetuo interrogarsi su cosa faccia muovere le cose, ogni pagina scarabocchiata è servita anche a diventare più indipendente, libero e, visto come gira il mondo della ricerca, condannato a cambiare dai 3 ai 5 Stati nei prossimi 15 anni.

Arte dell'approssimazione, tutto è un'approssimazione di qualcosa di più raffinato, ogni equazione, ogni soluzione, ha un intervallo di validità, un limite a cui tendere, dei termini da ignorare perché le cose non si complichino troppo. Potrebbe così sembrare un gioco quasi filosofico, ma è qui che avviene il miracolo (che poi di sovrannaturale non ha niente): funziona, nel suo non funzionare mai, funziona. Ecco, aggiro il mal di testa che potrebbe venire ragionando troppo su questo pensando che in questo ci sia tutta la bellezza e ci ricorda qualcosa di molto importante: la vita di tutti i giorni è governata da leggi fisiche che non sono che una flebile ombra di qualcosa di più grande, semplice ed elegante, qualcosa che piano piano si cerca di smascherare, ma che per definizione ci rifugge. Ebbene, questo ci ricorda in ogni momento quanto siamo insignificanti, quanto piccolo sia il nostro spazio nell'universo e, per quanto mi riguarda, anche quante volte diamo troppa importanza a ciò che accade.

È anche frustrante, ah se lo è. Trovarsi davanti a lavori altrui dopo anni (non tanti, ma comunque anni) che si fa quello, che si prendono briciole di comprensione dal duro lavoro e non capire, non sapere da che parte cominciare. Rifare gli stessi conti ancora ed ancora senza trovare l'errore, ribaltare il problema, mettere in dubbio ogni cosa. Non è facile, è la parte demotivante, ma in un certo senso anche quello che mi ha fatto crescere di più. Saper che un lavoro possa finire nel nulla non è certo il miglior incentivo, non per me per lo meno, ma saperlo accettare è ciò che ti rende in un certo senso senza paura, ti insegna a metterti in gioco, a metterti in discussione. Spaventa, questo è vero, mi sento spesso come se da un momento all'altro saltasse fuori qualcosa che possa dimostrare inequivocabilmente che la strada che ho preso non è quella giusta, che avrei dovuto fare altro.

Già, fare altro, ma cosa? Sono un fisico, mi sento un fisico, voglio sentirmi un fisico e non saranno certo dei titoli accademici a darmi sicurezza e no, probabilmente non ho un piano B. Spero solo che le varie lezioni che ho imparato, il metodo di lavoro, lo spirito di sacrificio, possano poi tornarmi utili qualunque sia questo piano B. Ma visto che per il prossimo futuro il piano A sta reggendo, meglio spendere qualche parola in più (e magari anche qualche frase fatta in meno, visto quel che ho scritto fin qui).

Mi troverò a lavorare per i prossimi 4 anni in un gruppo di ricerca che vuole trovare un modo di quantizzare la gravità. Mi spiego meglio, si vuole trovare una descrizione dell'interazione gravitazionale che preveda che questa sia trasportata da particelle (i gravitoni) in maniera discreta, non continua (vogliano perdonarmi tutti i fisici alla lettura). Perché dovremmo voler fare questo? Perché per le altre 3 interazioni fondamentali (elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole) questa descrizione sembra essere la più adatta per i fenomeni che possiamo osservare ed è brutto che la gravità si comporti in maniera differente. L'uomo della strada potrebbe anche chiedersi che gliene frega a lui di tutto ciò e probabilmente per il prossimo secolo potrebbe anche avere buone ragioni per chiederselo. Bisogna però ricordare che il Novecento è stato un secolo di sviluppo tecnologico pazzesco anche (e volendo potremmo dire soprattutto) perché si è riusciti a comprendere più a fondo i meccanismi che governano la natura da un punto di vista sempre più elementare. Questa comprensione sempre più profonda ha successivamente portato a grandi idee che col tempo ci hanno permesso di mandare messaggi in ogni pare del mondo accarezzando un telefono grande come il palmo della nostra mano (tanto per dirne una). Ebbene, provate a pensare che gigantesca distesa di possibilità si potrebbe aprire davanti a noi se potessimo sfruttare un'altra interazione (quella mancante per quanto ne sappiamo) che coinvolge qualunque corpo dotato di massa e che avviene in maniera del tutto spontanea. Non ci si riuscirà certo nei 4 anni di cui sopra, ma è stimolante sapermi parte, per quanto ultima ruota del carro, di una ricerca che va avanti frenetica da decenni.

Come dicevo, ho un po' perso per strada il fisico che mi sentivo di essere, forse è solo stanchezza, forse è mancanza di stimoli non avendo nemmeno incominciato, però ora mi accorgo di non aver messo in questo post nemmeno un decimo del fuoco che mi brucia dentro, nemmeno un decimo di quella passione che sento. Credo anche di sapere il motivo, che poi non è altro che la spiegazione dell'espressione perso per strada. È tanto che non mi sposto da un posto ad un altro con un foglio spiegazzato ed una penna in tasca, è tanto che non fisso il vuoto, è tanto che non mi dimentico di pranzare perché sto finendo qualcosa, è tanto che non rinuncio ad un numero eccessivo di ore di sonno per approfondire quel qualcosa, è tanto che non vado a letto così concentrato su un argomento da continuare a elaborare nel sonno, è tanto che non mi sveglio di colpo per scrivere un'intuizione nitidissima che mi è venuta dormendo, è tanto che non mi sveglio la mattina dopo e mi accorgo che, come al solito, non ho risolto il problema dormendo, è tanto che non provo a riaddormentarmi che magari funziona, è tanto che non esco con gli amici e mi trovo senza nulla da dire perché mi vengono solo discorsi su, chessò, la teoria delle stringhe (badate bene, non sto dicendo che ora ho qualcosa da dire, semplicemente non posso guadagnare tempo raccontando loro cose che non sanno). Ecco, forse per un post che nelle intenzioni volesse spiegare la passione avrei dovuto cominciare elencando queste azioni, così naturali e spontanee, ora passeranno queste due settimane di riscaldamento, a casa, coi miei libri ed i miei appunti, sperando che gli ingranaggi tornino a girare in fretta, perché inizio a star male a non essere più un fisico.

Che poi è la miglior sintesi di tanti concetti tipo la passione, il non aver un piano B e tutte ste menate che vi ho proposto in questo giorno di agosto.

martedì 5 febbraio 2013

Elezioni e cultura scientifica

Nelle scorse settimane, ripetendo quanto fatto in occasione delle primarie, la rivista Le Scienze ha rivolto 10 domande ai candidati alle poliche che ci saranno fra 20 giorni. Le risposte, che sono talvolta lunghe ed elaborate le trovate qui con il loro layout discutibile. Quello che segue è un riassunto non esaustivo di quello che son riuscito a leggere.

Prima ed unica considerazione qui presente degna di un vero peso ci è fornita dalle risposte non pervenute. Pare evidente, infatti, che Berlusconi, Monti e Grillo non ritengono di dover dare delle risposte sul futuro della cultura scientifica, della ricerca, dell'istruzione e di varie questioni energetico-ambientali. Monti non è abituato a rispondere alle domande dei giornalisti, Grillo, si sa, alla scienza non ci crede e, non per accanirmi, Berlusconi è di una ignoranza epocale (che non c'è niente di male, a priori, però sarebbe bene che alla guida di un Paese ci sia un gruppo di persone in cui almeno uno sappia di cosa si parla). Ebbene, questo per dire che considero, a prescindere, ognuno degli altri tre candidati, che la briga di trovar almeno qualcuno che rispondesse a delle domande nemmeno troppo impegnative se la sono presa, infinitamente più validi dei tre fin qui citati. Dunque mi sono letto le risposte di Bersani, Giannino ed Ingroia alle 5 domande che mi interessavano di più.

Parto da Ingroia, che, lo dico per trasparenza, è fin qui colui il quale si sta guadagnando il mio voto alla camera. Proprio per questa mia intenzione di voto devo dire, con la feroce lucida brillantezza che mi caratterizza, che Ingroia (o chi per lui, tutte le volte che nominerò un candidato è sempre da intendersi o chi per lui) non ha probabilmente capito cosa gli è stato chiesto, con chi stesse parlando e, non pago, di cosa stesse parlando. Una pessima figura, risposte telegrafiche, che funzionerebbero meravigliosamente in un dibattito televisivo, non su una rivista scientifica. La risposta in merito ad investimenti, meritocrazia e trasparenza per la ricerca e l'università contiene una serie di ovvietà figlie di un mondo ormai lontano e rigido su posizioni che nulla hanno a che fare con gli esempi europei migliori. Se gli si chiede come incentivare gli investimenti privati si mette a parlare di agricoltura, moda, turismo e cultura e, non so voi, non ci vedo la scienza nel filo dei suoi pensieri. Sulla sperimentazione animale incita ad un dialogo con le non meglio definite associazioni di settore che, non me ne vogliano, spesso si sono distinte per poco acume scientifico. Insomma, ogni tanto ha qualche buono spunto (e ne parliamo a breve), ma in generale ha toppato alla grandissima. Peccato.

Visto che ci piace ragionare calcisticamente, dico fin da qui che, incredibilmente, Bersani ne esce vincitore, probabilmente perché ha già l'esperienza accumulata in occasione delle primarie alle spalle. Le sue risposte son interminabili, è vero, però individuano con buona lucidità alcuni problemi esistenti e propongono, con una concretezza che pochissime volte ho visto in quel partito, delle soluzioni, discutibili quanto volete, ma almeno non sono slogan, gli slogan mi han rotto le palle. Ritiene di dover aumentare gli investimenti utilizzando i fondi provenienti da risparmi e da una riorganizzazione della spesa militare che ritengo un bel messaggio da dare, quello di rimettere la ricerca nelle priorità per il progresso. Sulla meritocrazia ha terreno facile, viste le chiacchere fatte fin qui dal precedente governo, ma promette di riportare il finanziamento ai livelli precedenti agli ultimi tagli, destinando 500 milioni al diritto allo studio (campo in cui siamo parecchio indietro), un diritto allo studio legato alla regolarità degli studi di chi ne usufruisce ed esteso agli alloggi, terreno fertile per numerosi approfittatori (per lo meno per quel che ho visto intorno a me). Le idee di Giannino non le commento perché, fin da quando calvacava i tagli del governo precedente, in crociata verso baroni mai identificati e quindi da essi nascosti, non leggo lucidamente le sue idee liberiste, pertanto non commento il suo solito discorso ritrito che fa da 4 anni. Però ho ritenuto interessante la sua idea di controllo sulle università telematiche così da evitare diplomifici.

Un Giannino che si riprende sugli incentivi per gli investimenti privati, evidenziando una buona conoscenza del problema, in particolare nel campo delle biotecnologie, e mi piace che pensi che il primo passo da fare non sia finanziario, ma normativo. Anche Bersani fornisce una buona risposta, più sulle modalità di incentivo, credito d'imposta e green economy, posizione, tra l'altro, condivisa con Ingroia.

Altro punto comune ai tre candidati è la necessità di dover fare un passo indietro in merito alla legge 40, allineandosi all'Europa, ma sottolineo che solo Ingroia parla di testamento biologico come un diritto inalienabile, Giannino punta su sollevare lo stato scaricando sul rapporto medico-paziente, Bersani non perviene.

La domanda successiva era sul contrasto all'analfabetismo scientifico, tema spesso trattato anche su queste pagine (qui, qui e qui direi). Tutti concordi sul dover agire fin dalla scuola primaria (Ingroia mi pare solo concentrarsi sulla necessità di estendere la scuola dell'obbligo fino a 18 anni, che non è la risposta giusta al problema, ma gli da l'assist per esprimere il giusto concetto che è inutile introdurre le nuove tecnologie se non ci sono soldi). Si distingue Bersani per l'idea di chiedere aiuto all'Europa, come ha fatto la Svizzera per colmare le differenze di genere, così da contrastare il fenomeno, mentre Giannino mi pare più intenzionato a puntare sui festival che, almeno per me, di certo attirano curiosità e passione. Giannino si oppone con mio sommo piacere al sensazionalismo degli ultimi anni nei confronti della scienza, puntando su incentivi ad una divulgazione scientifica di maggior spessore e serietà, così che sia veramente accessibile a tutti.

Insomma, questo è quello che ho visto, ammetto di non aver letto con increbile attenzione, consapevole del fatto che son risposte che danno ad un giornale di nicchia e dunque sicuramente pesate su questo. Ingroia mi perde un po' di punti, Bersani e Giannino ne guadagnano, gli altri tre possono morire. No dai, non morire, ma preferisco morire pur di evitare di votarli. Cosa votare ancora non lo so, rimangono le intenzioni, rimangono dei punti scuri su ogni candidato.

Una fortuna che so che mai nessun candidato riuscirebbe a soddisfare completamente un elettore, anche se il candidato fosse l'elettore stesso, se no mi sarebbe proprio impossibile votare.

E non votare è da stronzi.

domenica 13 gennaio 2013

Si vede che sei portato

Questo vuole essere un post in risposta all'Argonauta che ha scritto queste belle parole. In realtà più che una risposta è una riflessione che mi ha portato a fare, e a scriverne spinto da quel fuoco lento di cui parlava, in merito al suo punto di partenza: scrittori si nasce. A dirla tutta ho avuto recentemente, per puro caso, un bel dibattito su analogo argomento e, sempre per puro caso, sono stato spinto a riflettere sulle parole di un professore non mio che sostenevano, in sostanza, che le scienze umane fossero più difficili di quelle naturali.

Parto brevemente da questo ultimo punto, tralasciando l'orrenda consuetudine di dire scienze umane, dicendo che non è una competizione: è normale riuscire in qualcosa e avere difficoltà in altro. Non esiste una classifica di difficoltà delle discipline proprio perché questa dipende prevalentemente dal grado di interesse che uno ha nel momento in cui vi si adopera. Analogamente non ha senso chiedersi chi fosse più genio tra Salvador Dalì e Richard Feynman. Son partito da qui proprio perché le parole di questo professore, che solitamente altri professori dicono nella versione opposta, si fondano su un grave errore nel nostro sistema educativo che ora proverò a esporvi.

Veniamo dunque alla risposta per l'Argonauta. Scrittori non si nasce, ma semplicemente per l'esistenza della necessità di imparare, sperimentare, mettersi in gioco. Mi sono sempre opposto a concetti come il, ben noto a chi fa fisica (credo), "sei portato a fare [nome attività]", un po' perché se fossi portato probabilmente farei meno fatica, un po' perché il rovescio della medaglia è che, per motivi a me sconosciuti e mai chiariti, non dovrei essere portato a fare altro. E credo sia brutto insegnare, perché se questo succede da piccoli lo vedo come un insegnamento (forse più un'installazione quasi permanente), alle persone che non possono fare qualcosa. Per carità, ci sono i geni che, nel mettersi a fare quello che fanno, danno un alito di sapere in più al loro mestiere, ma quelli sono, per l'appunto, geni, mosche bianche. Le persone normali, cioè tutti, possono in principio fare quello che vogliono.

Insegnare un concetto come la predisposizione ad una specifica attività limita enormemente il potenziale dell'espressione della mente umana, incanalandola in binari che non ha mai voluto e che, ancor peggio, qualcuno ha imposto sfruttando un ruolo, quello dell'insegnante o del genitore, che dovrebbe essere il più alto simbolo della generosità umana. Questo è esattamente il meccanismo che ha portato un buon numero di persone, ma dentro di me ho il sospetto che sia la maggior parte, a credere di non essere portato per la matematica e dunque mai ad impegnarsi con la stessa lena spesa per altre discipline. Sono sempre stato fin da piccolo un rompipalle che non ascolta le persone ma, ahimé, qualcosa riuscivano a farmi passare ed è per questo che io non so disegnare. Il mio compagno di banco alle elementari, per analogo motivo, non solo non sa disegnare ma non sa nemmeno contare troppo bene. Esasperando il discorso, quelli che non sono riusciti a rispondere alle domande di logica del concorso per insegnanti probabilmente non hanno nemmeno provato a ragionarci, perché nella loro testa non è quello che sono portati a fare.

Cosa fa quindi la differenza? Certamente l'insegnamento, che sia fatto in modo da ispirare il più disinteressato degli studenti, che indirizzi ma non costringa una mente in formazione a prendere una strada o abbandonarne un'altra. Tuttavia, tralasciando ovvi discorsi socio-economici che, proprio per la loro ovvietà, avrebbero una potente voce in capitolo, la differenza più netta, alla fine, la fa l'individuo esprimendo quella libertà che non gli è stata negata. L'espressione più genuina è probabilmente la capacità di saper accettare, anche a priori, l'eventualità del fallimento. Solo così forse sarà in grado di avere il coraggio di sperimentare, di sviluppare la testardaggine quando le cose vanno storte e la forza di ripartire quando questa testardaggine era al servizio di una fallace idea. Solo così quando troverà il suo prevedibile limite sarà in grado di assumersi ogni responsabilità.

La prima espressione matematica che mi sono inventato, me lo ricordo bene, l'ho inventata in terza elementare. La maestra, che per altro era una brava maestra, aveva detto ad un altro che era portato per la matematica. L'aveva detto come se, per qualche motivo, avesse un talento che tutti gli altri non potevano avere. Ricordo che pensai che non fosse il caso che una frase simile venisse detta ad uno dei più bravi, ma piuttosto a chi era più in difficoltà, come incoraggiamento. Presi un foglio da disegno, i cari Fabriano che sei obbligato a comprare, lo misi in orizzontale ed iniziai a scrivere una serie di numeri ed operazioni di ogni genere. Dopo due righe e mezzo misi un uguale e la mostrai alla maestra all'inizio dell'intervallo. Mi disse che ci voleva troppo per risolverla. A fine intervallo io, che non ero portato, avevo trovato il risultato che si rivelò essere giusto il giorno dopo. Da quel giorno ho smesso di ascoltare troppo la gente, ho sviluppato una fastidiosissima arroganza e supponenza che solo col tempo ho ridotto (di poco, mi piace pensare, con arroganza, di saperle sfoderare nei momenti più opportuni) e ho dovuto aspettare il liceo prima di avere di nuovo un compito a casa di matematica che richiedesse qualche particolare sforzo intellettivo. Oddio, più che altro dovetti cambiare il modo di impegnarmi. Oggi sto, toccatina, per finire la mia tesi di fisica teorica. Le materie scientifiche mi han regalato i voti scolastici migliori solo quando iniziai a distrarmi parecchio in altre materie, più per l'insegnante (ancor più per la mia pigrizia, ma la pigrizia ce la mettevo in tutto con la stesso impegno) che per la materia in sé.

Oggi non bado più alla lunghezza delle equazioni, ho imparato sulla mia pelle che mi fottono in qualunque forma.

Ancora mi da fastidio non saper disegnare, non so fare un sacco di cose nel mio campo, tuttavia disegnare è la cosa che mi brucia di più.

giovedì 13 dicembre 2012

Il più classico dei minestroni

No, non sarà un'altra ode alla minestra, quella magari la tengo per le feste ma vi anticipo che il grande tentativo è inserire la minestra nel cenone di capodanno. Visto che oramai su queste pagine ci scrivo poco, quando ci torno provo a lanciarmi in grandi riflessioni sul senso della vita o sulle primarie della Lombardia di sabato 15, Di Stefano, però è come quando incontri di nuovo dei vecchi amici, prima devi rompere un po' il ghiaccio con del sano ciarlare.

Di Stefano.

Poi questo non è mai stato il blog che ti va a consigliare chi votare, quindi parlare delle primarie in Lombardia di sabato 15 era anche un modo un po' violento di tornare alla seriezza. Però posso sempre ricordarvi che costano solo 1 euro, non serve registrarsi e sono ben importanti per soffiar via la puzza celeste.

Volevo informarvi che ho incredibilmente superato i problemi emersi con la tesi, cosa che sapete già visto che secondo il KGB conosco personalmente il 95% di voi (tranne che per il post sui Pink Floyd, che ha rovinato tutte le mie preziose statistiche). Son dunque qui ad ostentare che alla fine di Marzo, dopo quelli che saranno 14 intensi mesi di ricerca (fa più figo chiamarla così), diventerò dottore un filo più serio.
14 mesi, prevalentemente di studio perché la fisica teorica è andata un sacco avanti dalla seconda metà degli anni 70 (più o meno dove si arriva con i corsi). Di Stefano. Dopo lo studio c'è stata la grande preparazione per capire cosa stava facendo da due anni la mia relatrice, alché sono arrivati i conti di riscaldamento e pian pianino si è delineata quella che sarà la mia tesi. Sostanzialmente un conto, nuovo, ma un conto. In realtà c'è la possibilità che da qui a febbraio si noti che c'è tutto un messaggio più profondo in quel conto, ma come quasi tutti oramai sanno, ho incontrato negli ultimi due mesi di deprimente lavoro una grande quantità di fossati di merda. Perché in fondo nelle intenzioni e nelle richieste di questa università c'è che io dia un contributo originale alla scienza tutta e dunque ci si muove in un campo di studi sostanzialmente nuovo ed inesplorato, da lì il fosso di merda.
Questo accadrà se potrò superare la maestosa idiozia di chi ha progettato le segreterie online della mia università, ma credo che rientri nei 3 crediti di abilità telematiche.

Passata questa preoccupazione posso anche concentrarmi su un candidato serio, una persona semplice con idee molto chiare, una persona che non ha bisogno di profumi di sinistra: gli bastano le idee e la competenza per renderle realtà. Una persona da votare sabato 15, alle primarie, che costano solo 1 euro e non serve registrarsi.

Ste primarie sono strane: da un lato sono forse il primo confronto tra 3 candidati di buon livello e dunque il primo vero confronto, dall'altro sono primarie che quando si è presentato il primo candidato stavano per non farsi più. Perché è bene ricordarsi che quando uscì il nome di Ambrosoli i partiti si trovarono in sostanziale accordo su tutto al punto da dire che le primarie a questo giro non servivano più. Ambrosoli è stato anche l'ultimo dei tre candidati a mettere un programma sul proprio sito, l'ultimo di cui ho scoperto le idee e le intenzioni. Uno che è dato vincente con percentuali bulgare prima ancora di sapere chi saranno i suoi avversari e prima ancora che abbia espresso le sue intenzioni sul governo della regione è qualcosa di molto pericoloso. Il fatto che poi alla fine sia un candidato valido quanto tutti gli altri (quasi) è una fortunata coincidenza, ma l'evidenza è la stessa: siamo un elettorato di merda. Non abbiam bisogno di veline e vari orpelli, ma l'ignoranza nell'intenzione di voto è la stessa.

Senza contare che questo atteggiamento ha reso ai miei occhi, che, si sa, vedono sempre la verità, tutti quelli che voteranno Ambrosoli degli automi ignoranti che metteranno un segno sul nome illustre. Ma non vi dirò chi votare, so che ci sono ottime ragioni per votarlo, ma mi spaventa che non lo sappiate voi.

Capitolo finale è Trenord. Da quanto è emerso han preso il software più figo del mondo per la gestione dei turni, robe che ti fan risparmiare il 20% degli sprechi, epperò ci han messo male i numerini dentro e quindi, in gergo tecnico, han distribuito i dipendenti a cazzo per due settimane. Ritardi indefiniti, treni soppressi e bestemmie poliglotte, nemmeno questo ha fatto dimettere chi guida quel baraccone. E no, non lo vogliono risolvere, chessò, spegnendo tutto e utilizzando il metodo precedente che fino a settimana scorsa andava bene. No, pare non si possa. E no, nemmeno questo fa dimettere chi guida quel baraccone. E no, nei soldi spesi per comprare il software non era incluso un manuale per l'utente. E si, gli abbonamenti li han venduti lo stesso. Insomma, per intendori, tanto che...

Oh, come notizia che frega poco o nulla, giusto perché nelle intenzioni c'è che non mi leggano solo i miei amici di feisbuc, questo blog sbarca su tuitter con un esilarante nuovo utente. 2 follower, uno lo conosco, uno no. È praticamente fatta.

Di Stefano.

mercoledì 4 luglio 2012

Una particella della Madonna

Cern.ch
Se non siete particolarmente distratti, oggi è uno di quei giorni in cui il mondo si ricorda che esiste la fisica. Da un paio d'ore si è chiusa la conferenza al CERN di Ginevra in cui son stati presentati i dati raccolti negli ultimi mesi e dunque mi lancerò nella duplice ardua impresa di scrivere a caldo e farmi capire senza sembrare un caciottaro che nulla ha da invidiare ad un giornalista di Repubblica a caso.

Che ricerca è? Ottima domanda, bimbi, quello che si sta cercando in quell'anello interrato di 27 km è il bosone di Higgs. Una particella la cui esistenza è prevista nel Modello Standard delle particelle, che è ad oggi ciò che usiamo per descrivere il mondo subatomico. In particolare il bosone di Higgs è l'unica particella che rimaneva da osservare, dopo la scoperta del quark top nel 1995 presso il FermiLab (pigrizia nel controllare data e luogo, ma ci credo abbastanza).

Ah, quello che da la massa alle particelle, la famosa particella di Dio? No, cristosanto, no. Citando un mio professore/fotomodello Se la gente sapesse cosa fa il bosone di Higgs non lo chiamerebbe la particella di Dio, ma la "particella della Madonna". Ebbene, partiamo dal primo grande fatto della vita: le cose hanno massa. Per alcune donne la cosa pare essere angosciante, ma ricordo loro che ciò che le preoccupa in realtà è il volume, non la massa. Considerazioni estetiche a parte, arriviamo al secondo fatto che sanno un po' meno persone: esistono delle simmetrie.

Cosa sono le simmetrie? Dunque, in parole povere che mi sto impigrendo sempre di più, se un sistema fisico ha una certa simmetria tu, osservatore (vocativo), non ti accorgi se ci sono delle trasformazioni (sotto quella simmetria). Per esempio, prendete una palla perfettamente uniforme, non vi accorgerete mai se sta ruotando o meno. Le simmetrie sono importanti perché ci dicono molto sulla natura delle cose e il problema è sorto negli anni '60, quando non si riusciva a scrivere una teoria che contenesse oggetti con massa e le simmetrie che volevamo. Quindi cosa si pensò? Si pensò di scrivere la teoria senza metterci la massa e si trovò un sistema, detto rottura spontanea di simmetria, che inserisse in maniera naturale la massa senza rovinare la simmetria, che è sinonimo di eleganza e si sa quanto ci si tenga all'eleganza, nella vita. Ora, spiegarvi come funzioni non è complicato, ma senza conti è da cialtroni, sintetizzerò dicendo che per farlo si aggiunge un qualcosa alla teoria, un campo scalare, e i costituenti della teoria prendono così massa, si hanno le interazioni volute, tutto magnificamente inizia a tornare e ci si è lavorato per 50 anni buoni. Però una parte di quel qualcosa che si è aggiunto per i nostri scopi rimane lì e va a descrivere una particella con una massa ignota, spin 0 e carica elettrica 0. Ecco, quella roba la chiami bosone di Higgs. Non ha dato massa a nessuno, è solo il nostro Modello, non siamo così religiosi.

E in tutto ciò serviva andare in Svizzera? Si, perché sotto Ginevra è stata costruita la macchina più grande del mondo, un anello di 27 km in cui vengono accelerate le particelle e fatte scontrare, così da vedere cosa saltava fuori. Come da bambini quando fai scontrare le macchinine e ti diverti un sacco. Questo è il Large Hadron Collider, LHC, le macchinine sono gli adroni e il bambino divertito che le accelera sono dei meravigliosi campi magnetici. Questo si fa perché la teoria prevede che quelle che una volta eran considerate particelle elementari erano in realtà costituite da oggetti ancora più elementari, dunque serviva spaccare tutto per vedere questi oggetti. Un giorno ci sarà una teoria migliore che ci dirà cosa c'è di più elementare e così via. Forse.

Arriviamo dunque ad oggi, che d'ora in poi definirò il momento in cui farsi i pompini a vicenda, i dati presentati rappresentano un significativo passo avanti perché evidenziano che, là a 125 Gev dove non c'era nulla, c'è un segnale, a quanto pare nettissimo, che indica la presenza di una particella con alcune caratteristiche compatibili col bosone di Higgs. 94 minuti di applausi in sala, emozione tra i presenti, il vecchio Peter (Higgs, lui lui) commosso. Un giorno che potrebbe essere ricordato per sempre nella fisica contemporanea, una svolta che potremmo definire storica. L'ultimo mattone è stato trovato.
Forse.
Forse perché han detto che ci sono alcune proprietà che non ci si aspettava (il che è il bello di fare gli esperimenti, cercando di capire cosa succede, cosa c'è che non sappiamo), forse perché i dati sono parziali (per quanto nitidi), forse perché possiamo spingerci ancora più in là e forse perché potrebbe essere la punta dell'iceberg di una fisica ancora sconosciuta.

Insomma, c'è del fermento, c'è dell'entusiasmo e c'è della voglia di scoprire e l'atmosfera si sta facendo decisamente interessante. Ma per ora è il momento di farsi pompini a vicenda, checché ne dica Mr Wolf.

Ma se poi si conferma tutto che si fa? Bruciamo tutto? Eh no, questa teoria è degli anni '60 e la fisica teorica in quel campo è andata avanti libera e felice, per cui la più grande macchina del mondo potrà darci altre soddisfazioni o, nel peggiore dei casi, indicazioni che si è stati un po' troppo liberi e felici negli ultimi anni.

Oppure possiamo usarla per distruggere l'umanità, prospettiva altrettanto interessante.

venerdì 1 giugno 2012

Di giornalismo, scienza e cialtroni

Comincerò il mese di giugno con il piglio giusto e dunque con il primo post del mese. L'idea mi è venuta ieri sera, tornando a casa tardi, dopo una lunga discussione in merito. L'ora tarda ha fatto si che questa mattinata non fosse adatta allo studio e dunque, in questo luogo di scienza, è di scienza che proverò a parlare, provando a mettere in ordine i discorsi di ieri. In particolare, come avrai capito, mio attento ed affezionatissimo lettore, mi voglio concentrare sull'approccio alla scienza che ha il giornalismo, avendo a disposizione come unico dato quello che avviene in Italia. In realtà coltivo la segreta speranza che questa cosa avvenga solo qui, per l'umanità tutta.

Se bisogna fare una prima considerazione, brutale e categorica come piace a noi, è che in Italia il giornalista medio che si occupa di scienza (una media da intendersi come il giornalista che generalmente raggiunge il grande pubblico) è un cialtrone di proporzioni bibliche. E mi limito a cialtrone solo perché non voglio procedere con l'ovvia rima che ne seguirebbe.
Ora, non sarei nemmanco in grado di dirvi qualche nome o cosa hanno studiato questi fini scaricatori di porto del rigore scientifico, più che altro perché mi impongo di non leggere mai l'autore di un articolo prima di averlo letto e se tale opera è una cagata pazzesca di certo non mi metto a fare le pulci allo sventurato di turno. Mi interessa di più cosa scrive una persona, non chi la scrive, anche agli idioti capita di scrivere cose sensate e queste virtuali pagine, in pochi, isolati ma grintosi, passaggi, sono una decisa dimostrazione di questo concetto. Se mi ricordassi chi è l'autore so già che difficilmente leggerei con il dovuto distacco ogni suo successivo lavoro.

Ci sono notevoli punti critici da affrontare per scrivere su un giornale non specialistico (dunque per un pubblico al più interessato, ma certamente non esperto). Una buona divulgazione scientifica richiede una comprensione della materia profonda quanto quella dello scienziato che ha effettuato, ad esempio, la ricerca di cui si vuole parlare perché solo così se ne può cogliere a fondo la bellezza, il messaggio. In caso contrario vorrebbe dire mettersi a ricamare intorno ad un piccolo frammento di frase sentito su una metropolitana.
Mentre si era sulla banchina ad attendere quella successiva.
Su un altro binario. 
Il secondo punto critico riguarda l'aspetto puramente comunicativo, ovvero: come spiego all'uomo della strada un concetto che mi ha impegnato anni di studi prima di capirlo a fondo? Perché a rendere rozzamente semplici le cose son buoni tutti, ma si deve comunque rimanere fedeli il più possibile al rigore scientifico che ci sta dietro. Questo per dire che i cialtroni che ho così apertamente criticato si sono scelti un lavoro difficilissimo. Sempre che sia un'attenuante.

Iniziamo dunque a sconfinare qua e là dal campo scientifico, cercando di non perderci, arrivando ad un altro problema del giornalismo: le fonti. Il lettore medio certo le fonti non le controlla, ma non solo: non gli interessano davvero. In fondo perché un giornalista dovrebbe mai mentire (ma anche solo sbagliarsi)? Basta che quella persona sia credibile o dica le cose in maniera credibile e si è disposti ad accettare anche la notizia più improbabile. Alché arriva il rompipalle di turno che chiede quale sia la fonte di una deteriminata notizia ed il giornalista, messo alle strette, magari se ne esce con la fonte. Si passa dunque al livello successivo: se mi dice la fonte io ci credo, mai e poi mai andrò a controllare, perché non ho il tempo, le capacità, la voglia, ma ci credo. Questo, nel giornalismo scientifico, si traduce nel meccanismo più subdolo che si possa trovare: ti dico dei numeri, ti faccio intuire dei conti. Improvvisamente dire una serie di numeri, per altro campati per aria (ho deciso che quando in un articolo divulgativo si va oltre la prima cifra dopo la virgola si sta in realtà costruendo una palese supercazzola), rende vero, affidabile ed inattacabile anche la peggior menzogna. Chi legge è convinto che coi numeri non si possa certo barare, ma è anche convinto di non essere in grado di verificare ed addentrarsi nel ragionamento, per cui si fida. In questo modo chi scrive non solo fa credere la sua tesi alla gente, ma fa credere ai lettori di essere persone attente, con occhio critico. No, rimanete dei pecoroni, semplicemente credete a un altro predicatore con la stessa cieca devozione che avevate nel credere al predicatore precedente, più cialtrone di questo. Si, grillino (in senso ampio) medio, parlo con te. In altri campi del giornalismo, come il giornalismo giudiziario, il meccanismo può essere lo stesso, citare una fonte che tanto non ritrovi, perché figurati se da casa puoi controllare se quell'ordinanza citata dice proprio quello, ti fidi. In questo caso la domanda che mi sorge è: citi un documento ufficiale (e pubblico) che hai sicuramente tra le mani per citarlo, siamo nell'epoca di internet, perché non lo metti online così uno che legge il tuo articolo può vederlo?

Insomma se vuoi far passare la rete come il luogo dove, se dici falsità, vieni smentito in tempo reale, devi rendere le tue argomentazione solide e ben documentate, con documenti accessibili anche al lettore. Altrimenti stai solo facendo credere alla gente di essere furba ed attenta, portandola a credere a qualunque cosa perché la dice internet e credo di non essere l'unico a percepire la pericolosità tale azione. Mi fermo qui, che son già stato abbastanza confusionale per un singolo post, prima di scivolare in discorsi su come in Italia un approccio critico non solo non viene incoraggiato, ma osteggiato dalla maggioranza. O di come, per cultura, la scienza sia una cosa per pochi eletti, geni che riescono a capirla, che sono portati per la materia, mentre io, persona comune, non sono abbastanza bravo o, peggio, non vedo perché dovrebbe interessarmi. O di come, in ambito scietifico, le cose non funzionano come in televisione, hanno bisogno di tempo, che sia un giorno o un secolo, per essere controllate e mai, dico mai e questa è una certezza, saranno giuste.

Giusto per aver ragione...  
9.387453 TeV per cavalli vapore.
Credo sia colpa delle scie chimiche che produce Haarp, contribuendo al buco nero che han creato 4 anni fa al CERN di ginevra.
Protoni.
Svolta epocale.
Gravità quantizzata.
Supernova.
Responsabilità civile per i fisici.
Neutrino.

mercoledì 15 febbraio 2012

Di fisica, colori e unicorni

Continuando la sperimentazione di cose nuove su queste pagine (dopo il notevole successo di questo, che però è stato riproposto in altri siti, un po' come barare) proverò, con la sciatta spensieratezza che richiedono delle pagine virtuali e l'entusiasmo di uno che comincia a rovinarsi le unghie provando a scalfire la superficie di una teoria, a parlare un po' di quello che faccio nella vita vera. Beh, per lo meno quello che vorrei fare nella vita vera. Appena parte The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd son pure pronto a smetterla di indugiare con l'introduzione (che però se mettete su il cd mentre leggete, leggete meglio).

Cosa provo a fare nella vita vera? Per quanto mi faccia ancora strano dirlo, ché son ancora studente (per altro affatto brillante), provo ad essere un fisico teorico. Dunque quel genere di fisico che indaga le leggi fondamentali della natura, analizzandone i risvolti teorici, matematici, fenomelogici. In particolare, dato che mica si può studiare tutta la fisica teorica in 5 anni, gli edifici rossi squadrati che mi accolgono si preoccupano di approfondire la fisica delle alte energie, andando ad indagare perché la materia, le particelle fondamentali, sono come sono e cosa comporta questo loro modo di essere e di manifestarsi. Il perché si parli di alte energie risiede nel fatto che spesso per vedere alcune di queste particelle bisogna barbaramente spaccare tutto e dunque serve molta energia per farlo. Si, i particellari sono dei punk anarchici.

Non è tuttavia mia intenzione parlarvi di quello che studio, credo che le milioni di pagine scritte da chi è ben più esperto lo facciano già abbastanza, quello che voglio provare a comunicare è la spinta di astrazione, di immaginazione, la visionaria modellizzazione con cui devo, ma come me tutti i tipi di fisici, confrontarmi quotidianamente. Anche quando non studio, il che probabilmente è motivo concorrente di frequenti alienazioni, sguardi persi nel vuoto, mutismo, protocolli sociali calpestati. Con scarpe già sporche di maleducate feci animali. Insomma, io che di poesia non ne capisco nulla e, non pago, non mi faccio granché capire quando ne parlo, vorrei far capire la poesia che c'è dietro, alla fisica dico.

Ossessione chimerica nel mio studio è la ricerca della simmetria e delle implicazioni che ha sulla teoria la simmetria stessa. Una ricerca di eleganza, che diventa formale nel momento in cui si prova a comunicarla con il linguaggio base della fisica, la matematica. Una matematica che a sua volta, da strumento, linguaggio, diventa alle volte manovratore della gigantesca gru che posiziona i mattoncini della realtà. Dunque va a suggerire nuovi mattoni, vietare pareti. Per lo meno finché la casa non crolla, percossa da una natura particolarmente dispettosa, tiranna come è giusto che sia. Un crollo che non lascia mai il vuoto, un cumulo di macerie inutilizzabili, al punto che, alle volte, da vita ad una casa più grossa. La simmetria la si cerca sempre più grossa, più generale, così che contenga quanto già si è descritto e riesca a dirci qualcosa di nuovo, mettendolo in luce (che a nessuno serve una nuova enciclopedia se non è successa una favazza dacché si è comprata la precedente).

Si cerca sempre di rimanere quanto più possibile semplici ed eleganti nelle descrizioni, un po' perché l'eleganza non passa mai di moda e, si sa, i fisici sono attenti a queste cose, un po' perché pare che sia così che si manifesta la natura, semplice ed elegante (al netto del discorso circolare sul fatto che è così che matematicamente andiamo a scriverla noi). E si cavalca l'ispirazione, frutto di duro lavoro, di menti brillanti che, con un procedimento che va ben oltre lo slancio artistico (l'artista non ha un capo stronzo quanto la natura), vanno a descrivere cose nuove, arricchiscono il loro campo di lavoro, il sapere comune. Una spinta che parte dalla spropositata curiosità di indagare il perché delle cose, dalla insaziabile fame di profondità nelle spiegazioni che si trovano. Andando così ad amplificare la bellezza di partire da domande semplici (basti pensare che buona parte della fisica del 900, il secolo mirabilis della fisica, è nata sostanzialmente per dare una risposta alla domanda: perché se scaldo un pezzo di ferro si illumina?) dando risposte semplici, non banali, ma semplici. Una bellezza che fluisce impetuosa in ogni gesto, in ogni pagina piena di bestemmie per gli errori ed i vicoli ciechi incontrati, in ogni indumento sporco di gesso e sudore, in ogni plico di fogli consumati.

Si giunge poi alle descrizioni visionarie della fisica moderna, in cui siamo tutti un'unica vibrazione in uno spazio ben più esteso di quello che vediamo, con direzioni che nemmanco Syd Barrett poteva immaginarsi, con dimensioni che si arrotolano su loro stesse, si nascondono. Distinguiamo la materia dall'energia in base a come quest'unica vibrazione si manifesta, una materia che va ad incurvare lo spazio stesso, manifestandosi in particelle che per stare insieme si scambiano dei colori, che per avere massa si mangiano l'un l'altra in spazi e tempi lontani dall'immaginabile (motivo di numerose madonne che provengono da quel grosso anello interrato sotto Ginevra), che si trasformano in qualcos'altro scambiandosi altre particelle da loro stesse prodotte, in procedimenti di una violenza inadatta alla prima serata televisa. Si, siamo hippies.

Ma la poesia di tutto ciò non è in quanto fantasiosa possa essere la descrizione, altrimenti basterebbe ridurre tutto a degli unicorni che surfano su un lago di fuoco sferico-ma-non-troppo, cavalcati da gnomi arceri, in una goccia di rugiada che piega il filo d'erba dell'amore. La poesia sta in quanto questo sia fedele a quello che si vede, in quanti nuovi vortici apre, in quel lago di fuoco sferico-ma-non-troppo dico, e in quanto ogni nuovo vortice, anche quelli che hanno un fondo, contribuisca a un passo avanti dell'umanità tutta (metà delle cose che ho sciattamente citato è il motivo per cui riuscite a leggere queste righe).

Insomma, è per questo che è molto miope chi afferma che lo scienziato è troppo razionale e quindi poco fantasioso ed è questo il motivo per cui è molto da stupidi sfigati vantarsi di non capirci una favazza, di scienza. Tutto per dire che vantarsi di non avere mai capito, chessò, matematica a scuola rende questa società triste, arida e stronza. Dando tra l'altro un'evidente spiegazione alla vena autodistruttiva dell'uomo.

mercoledì 29 dicembre 2010

Opinioni Nucleari, quando l'aria fritta può essere anche verde

Dei pallini rossi su una mappa, che fan sempre scenaVisto che la maggior parte delle persone le pubblicità le guarda e quelli che non le guardano poi le trovano su youtube, vorrei dedicare qualche riga per fare una breve riflessione sullo spot del Forum Nucleare Italiano.

Quello che mi preme di sottolineare è che in temi prettamente tecnici e scientifici non si hanno opinioni. Non è che secondo me il nucleare si o secondo me il nucleare no, Ci sono i conti, ci sono le equazioni non è che il primo pirla dalla voce suadente che passa giocando a scacchi può avere un'opinione in merito sui numeri.

Perché è raccapricciante un Paese dove in materia di nucleare si sceglie in base al colore dei pezzi e alla voce più o meno suadente di quelli nella scatola nera del soggiorno. Piuttosto gradirei che, se il Governo ci tiene tanto al fatto tu ti faccia un'opinione in merito, si distribuisse ad ogni famiglia un libro di analisi matematica, poi il mese successivo N libri di fisica dalla meccanica classica alla quantistica, poi qualche mese dopo i costi che dovremmo sopportare come cittadini. Così che alla fine ognuno si metta lì con un plico di fogli e conti se il nucleare serve o no.

Ecco, visto che un'operazione simile non si può fare direi che possiamo evitare di riempirci la bocca di cose che non sappiamo, che ne dite?

p.s. Senza contare le 4 in Italia (che non so in che stato siano), partendo dal confine italiano e non allontandosi per più della distanza tra il confine e Saint-Etiene ci sono 11 centrali nucleari, da alcune di esse ci paghiamo l'energia. Così, giusto perché le persone spaventate mi fan ridere.