giovedì 16 agosto 2012

Sarebbe stato più semplice

Perché non lo dici a tutta la classe al posto di bisbigliare?
Ecco, maestra, perché se lo facessi probabilmente disturberei la lezione. 
Pensa un attimo, se lo fanno tutti ci ritroviamo in una classe dove tutti urlano per parlare col vicino di banco e nessuno ascolta più quello che stai dicendo, oltre a non riuscire a comunicare quello che vuole comunicare. 
È un po' lo stesso motivo per cui abbiamo inventato i telefoni e non ci limitiamo ad urlare dal balcone se vogliamo sentire qualche amico. 
Senza contare che se voglio dire a Matteo che quello che insegni è noiosissimo, mi sembra poco cortese dovertelo far sentire mentre fallisci nel tentativo di renderlo interessante. 
Quindi, ecco, sono un po' di motivi per cui non lo dico ad alta voce, ma visto che ogni volta dobbiam perdere tempo per rispondere a domande stupide direi che d'ora in poi non mi tratterrò.

 
Così si che le elementari sarebbero state più semplici.

Se avessi evitato di rispondere così sono certo che sarebbero state più semplici.

venerdì 3 agosto 2012

Art.1: Fatti i cazzi tuoi

Visto che in estate perfino il PD si ricorda che bisogna parlare ogni tanto di diritti civili, oggi proverei a gettare delle linee guida che si possono riassumere con il nuovo articolo 1 della Costituzione, che da il titolo a queste righe.

Ci sono momenti che, ciclicamente, si ripresentano e offrono spunti per parlare nuovamente di diritti civili da concedere ad una determinata categoria della popolazione, tipicamente gli omosessuali ed i malati terminali. Ebbene, seguitemi bene tutti voi oppositori al concedere ai gay il diritto di sposarsi o ai malati terminali di morire, se dai questi diritti, udite udite, la vostra libertà non viene intaccata in nessun modo. A dire il vero l'unica condizione che cambierebbe, e cambierebbe in meglio in quanto si da loro una opportunità (che non è un obbligo) di fare qualcosa che fino ad oggi gli è stata proibita, è quella della categoria in questione, e quella soltanto.

I gay si vogliono sposare? Fatti i cazzi tuoi, lasciali sposare.

Eh, ma il matrimonio è un'altra cosa. Quella non puoi certo chiamarla famiglia.

E fatti i cazzi tuoi! Chiamamola unione civile e al posto di famiglia usiamo amore infinito, non è il nome che conta. Contano i diritti che la coppia in questione può esercitare perché è, di fatto, identica a qualunque altra coppia.

Eh si, ma poi questi si mettono ad adottare bambini, che crescono senza le due figure di tutti gli altri. Crescono deviati. I bambini! Chi ci pensa ai bambini?!

Fatti i cazzi tuoi! In prima (e ottima) approssimazione, il 100% dei pazzi omicidi, ladri, stupratori, truffatori e in generale di brutte persone non ha avuto una famiglia omosessuale che lo crescesse. Quindi direi che possiamo stare tranquilli. Direi che la mia affermazione ha lo stesso peso scientifico della tua e che potremmo amabilmente starcene zitti entrambi.

Una persona ha una terribile malattia che le sta togliendo via via la dignità al punto che si ritrova a sperare di morire in fretta? E tu fatti i cazzi tuoi e falla morire! Quanto sei sadico a volerla tenere in vita, vedendola piano piano spegnersi divorata dal suo demone.

Insomma, n-mila anni fa un presunto dio ha dettato ad uno scribacchino un libro di regole, storie di punizioni feroci all'insegna del perdono, cose pittoresche. Qualche secolo fa un gruppo di parrucconi ha deciso di tenere solo le cose che gli piacevano di più e tu, sulla base di questo, ti impunti per impedire a persone altre, che con te non hanno e non avranno mai nulla a che fare, di vivere meglio?

Non sei un cattolico (funziona con qualunque altra perversione religiosa), sei uno stronzo! Non c'è altra spiegazione, sei semplicemente uno stronzo.

Pertanto l'articolo 2 della nuova Costituzione quando conquisterò il mondo è: il mondo non è un posto per gli stronzi.

giovedì 26 luglio 2012

Sul futuro del blog e su altre cose poco utili


Luglio, come noterete dall'archivio, è stato un mese ricco di post, mi son fatto trascinare dall'impeto della quotidiana notizia, della quotidiana commemorazione, una produttività cui vi invito a non abituarvi. Luglio è l'ultimo mese in cui si lavora, per molti almeno. Per me sarà invece l'ultimo mese in cui studio, in senso strettamente didattico, l'ultimo mese prima di iniziare ad imitare la vita con quella che sarà la mia tesi.

Smettete di strapparvi, disperati, i capelli: non è un messaggio di chiusura del blog, le nostre grigissime vite si incontreranno, salvo tracolli di ispirazione, ancora e con forza su queste pagine biancorosse, accumunate da questo Arial giustificato. In fondo c'è gran bisogno di pornografia che, in un mondo in cui trovare un paio di tette è fin troppo facile, è una pornografia emotiva. Questo è un blog: la pornografia dei propri pensieri, un sottile pavoneggiarsi della propria spinta esibizionista condita con l'arroganza di pensare che ciò che ci passa per la testa sia, inspiegabilmente, degno di esser detto a persone che non conosco. O che conosco, visto che ho 23 lettori per post. L'altra grande motivazione, lo sapete perché nella vita vera non parlo d'altro, sono le statistiche che google, con orwelliana ispirazione, mi mette a disposizione. Un po' perché è mia segreta aspirazione capire come la grande g funzioni quando uno fa una ricerca.

Ma prevalentemente perché vedervi giungere su queste pagine cercando le cose più zozze (l'ultimo, e mio eroe, è quello che ha cercato "posti dove fare orge libere", arrivando al post su Genova di fine marzo, il che fa riflettere su Genova o sul mese di marzo) mi da quella sensazione di aver reso un gran servizio alla comunità.

Poi si, mi interessa un sacco sapere quante più cose sulla mia utenza e più scrivo più so.

Messaggio personale per il primo visitatore di stamattina: non troverai mai, qui, un modo di rompere il ghiaccio con le donne. E stai certo che quando trovo un metodo più legale di mettere di nascosto del vicodin nel loro negroni sbagliato non verrò certo qui a raccontarlo.

Poi ci sono quelli che si sentono un po' scrittori nell'animo e il blog è certamente un ottimo modo di rivitalizzare quella lingua italiana che nel quotidiano non andiamo ad utilizzare più del necessario. Giocando e coccolandosi con le proprie parole. 

È la pornografia della masturbazione terminologica.

Infine c'è chi ha qualcosa da dire, qualche notiziola da mettere insieme, qualche protesta da fare. Il blog è la libertà di essere tutti questi individui in un'unica luminosa pagina, che regali quei pochi minuti di fancazzismo che ci distraggano dal fancazzismo più generico, sempre su pagine retroilluminate, che pervade un po' ogni momento, dacché si può portarsi la propria nullafacenza comodamente in un 3,5 pollici nella tasca.

Insomma tutto per dire che magari smetto di scrivere per un po', magari pubblico domani altri 8 post, ma solo perché voi tutti ve ne andate in vacanza e non voglio obbligarvi a spendere più tempo di quello che passereste accarezzando il vostro telefono. Nuove forme di autoerotismo.

Oppure continuo con questi post autoreferenziali che segretamente spero nessuno legga, ma che ancor più segretamente spero che si e che, ma lì scatterebbe l'amore che lancia il cuore al buio, qualcuno riesca a cogliere quel pensiero sano che voglio esprimere. Robe mai viste visto che ricevo al massimo un commento a post, sempre dalla stessa, magnifica, persona.

L'altra opzione è invadervi con un po' di quella scienza, in versione cialtrona, ma sana, come mi piacerebbe nella vita, che ogni giorni mi prende a pugni in maniera più o meno velata.

Insomma, c'ho voglia di cambiar un po' rotta e volevo dirvelo, perché tanto non c'avete una mazza da fare. Ogni scusa è buona per raccogliere nuove statistiche, devo far tornare ubuntu il primo sistema operativo che mi visita.

Buone vacanze e, ricordate, accarezzate con più dolcezza i vostri telefoni: la sabbia graffia.

giovedì 19 luglio 2012

Non c'è bisogno di figurine, c'è bisogno di eroi

Paolo Borsellino, che oggi ricordiamo a 20 anni dalla brutale uccisione, è un eroe.

Questa è una frase che si ripete spesso. Ma quanto è vera?
C'è sicuramente un eroismo oggettivo, quello di un uomo che sapeva di avere poco tempo, che sapeva di essere il prossimo sulla lista, che sapeva che il tritolo per lui era già arrivato a Palermo. Un uomo che stava andando incontro alla morte e ha per questo svolto, più duramente che mai, il suo lavoro. Eroe vero.


Ma cosa rimane oggi dell'eroe? Quanto ci è rimasto nella vita di tutti i giorni del suo esempio e del suo insegnamento?

Quando non portiamo nel cuore e nelle azioni quell'insegnamento, di un uomo servitore dello Stato, un uomo che era lo Stato, circondato da serpi più o meno nascoste, Borsellino smette di essere un eroe e diventa una figurina. 

Noi dunque ci ritroviamo a fare l'antimafia delle figurine, l'antimafia dell'anniversario tondo.

Non lasciamolo essere una figurina. Solo con il nostro impegno, Paolo Borsellino (e la sua scorta, servitori dello stato ed eroi quanto lui, gente che ha fatto la fila per rischiare la propria vita) è un eroe. Se l'impegno è quotidiano e costante Borsellino smette di essere solo una figurina e torna ad essere l'eroe che è stato. Ricordarlo così, con l'esempio e l'impegno, è il vero modo di dargli giustizia.

E, non so voi, ma io mi sono stancato di giocare con le figurine, sono passati 20 anni, sono grande e voglio giustizia.

mercoledì 18 luglio 2012

La frequenza in sciopero

Il paese dove vado a dormire ogni notte è un paesino piccolo piccolo, incastrato in quella distesa di case a perdita d'occhio che parte da Milano e termina, credo, in Finlandia. Ci si vive, se si può aver l'ardire di definire così il susseguirsi di respiri in uno stesso posto, in poco più di 7000 anime. L'età media è verso i 400 anni (contando anche i neonati), uno di quei paesotti che ha tutto, non ti serve uscire dai confini per soddisfare i tuoi bisogni primari. Infatti quando andavo a quell'inferno giovanile chiamato scuola media inferiore i ragazzi del paese si trovavano nella piazza centrale, al sabato sera, a non fare niente, ad essere fighi. E oggi? Oggi pure, son passati più di 10 anni e sono ancora tutti lì, a fare niente, cambiano i vestiti, alcuni hanno addirittura una barba quasi percettibile, ci arrivano in macchina anche se abitano a non più di 200 metri da lì, ma sono fighi esattamente come 10 anni fa. È una piazza con un parrucchiere, 5 banche, il grande palazzo del comune, un finto canale sempre senza acqua, un bar, 2 pizzerie e un ottico. Al sabato c'è il mercato, si sveglian tutti presto per raggiungere il pompelmo migliore prima degli altri, le quattro chiacchere di circostanza che qua chiamano vita sociale e dopo cena non trovi niente di aperto, nessuno in giro. Quelli sotto gli 80 anni sono giovanissimi e hanno ancora la luce accesa, percepisci il bagliore di qualche televisore.

Credo aspettino la fine del Carosello.

Non c'è altro, vicino alla scuola media c'è l'oratorio, non lontano dalla chiesa, un oratorio che prima che il bar diventasse una cappella per non pagare l'ICI era anche ritrovo di giovanissimi e meno giovanissimi.

Nel paese dove vado a dormire, 5 giorni fa, è bruciato il ripetitore della tv. Da 5 giorni la televisione non funziona, prende solo scariche, qualche frammento di frequenza rai, l'indispensabile Capri TV e, fortunatamente, Telemarket. Non so bene cosa sia successo, so solo che è successo e così sanno tutti in paese, nessuno in realtà sa se sia vero, lo si è dedotto dalla presenza di un camion dei pompieri in sosta lì davanti. Fattostà che non va: accendi la televisione e vedi solo te stesso, sei il tuo unico programma della serata. C'è smarrimento nella popolazione, ho visto alcuni addirittura comprare un giornale (e fin lì nulla di strano) e, lo so non ci credete, leggerlo. Non solo i titoli che riesci a vedere anche se hai settemila anni, anche tutte quelle parole intorno che circondano le fotografie.

La mia vicina è un donnone sottile, che a vederla ti da l'impressione di esser tenuta insieme dal fondotinta, che senza quel trucco così sfacciatamente giovanile si sgretolerebbe al vento, disperdendosi, abbracciando tutti. È una signora molto dolce, ma anche molto sola e la televisione era quel rumore ad alto volume che riempiva i suoi pomeriggi estivi, invernali, autunnali, primaverili, ma anche le sere, ma anche le mattine. Insomma, una presenza così costante che anche quando si andava a trovarla per farle compagnia si sentiva, da altre stanze, la voce di, chessò, Fabrizio Frizzi.

Ho un serpente nello stivale.

La tv non funziona da 5 giorni e tutti, come la mia vicina, anche se loro non han la scusa di essere anziani e soli, sono disperati. I genitori non possono nemmeno riempire qualche minuto della loro giornata chiedendo ai figli cos'hanno fatto a scuola. I figli non possono nemmeno riempirne altri rispondendo con candore niente. E nella disperazione l'animo umano ne esce esaltato dal suo ingegno, la gente hanno cominciato a parlarsi, incontrarsi casualmente e andare quel passettino oltre alle domande di circostanza cui in realtà non ascolti la risposta. Pare abbiano quasi imparato ad ascoltare la risposta e, lo so che pare fantascienza, andare oltre, rispondere a loro volta. Nel merito.

La tv non funziona da 5 giorni e i bambini sono, timidi e un po' spaesati, nei prati, anche se fa caldo, che quando sei bambino il caldo non ti ucciderà. Se non si conoscessero già tutti sono convinto che si sentirebbero addirittura dei scusate posso giocare con voi. È una situazione al limite dell'assurdo, come se esistesse una vita all'infuori di casa, come se la passeggiata si potesse fare anche di lunedì e non solo la domenica al tramonto, giusto in tempo per il banchetto zanzariero. Insomma, è come se si fosse tutti da giorni in vacanza in un Paese straniero. No, di più, anche all'estero in vacanza, se puoi, la tv la accendi, giusto per guardarla, senza capire.

Come a casa.

La tv non funziona da 5 giorni e sono il protagonista delle mie trasmissioni serali, l'immagine è un po' scura ma trasmettono stentate note di violino, frenetici studi di fisica delle particelle, il mio superquark, una trasmissione di sonno profondo che concilia il riposo e quella trasmissione, di un quarto d'ora al giorno, uguale in tutte le case, in cui si prova a riaccendere tutto, risintonizzare, stando con la faccia da tossici a fissare il nero dello schermo. Anche se si è nel profondo convinti che, mi piace sognare, altri 5 giorni così e si comincerebbe ad organizzare qualcosa, come comunità. Che in fondo interagire è meno fastidioso di quanto sembrerebbe, se non ci si crogiola come il sottoscritto nel caldo abbraccio della nullafacenza e, soprattutto, se non fossero una quasi omogena prateria di gente fastidiosa. Però in fondo basta trovarne uno accettabile per interagire.

Tutti in attesa del tecnico che si arrampichi verso Dio ad aggiustare la nostra torre di Babele.